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La legislazione vigente prevede un profilo professionale uguale a quello
per gli odontotecnici italiani. L’odontotecnico croato entra nel mercato
dopo avere conseguito il diploma di abilitazione che è previsto con un
corso di scuola superiore di quattro anni.
All’imprenditore odontotecnico, che gestisce un’impresa artigiana
è fatto divieto di assumere più di un collaboratore odontotecnico
diplomato. All’imprenditore che struttura la propria impresa con una
forma giuridica di società di capitale non è imposto nessun limite di
assunzione di diplomati.
Al professionista medico che organizza all’interno del proprio studio
un laboratorio per la costruzione di protesi dentali non viene imposto
nessun limite di assunzione.
Possiamo immaginare che il titolare di impresa odontotecnica assuma un
solo diplomato in odontotecnica e altri diplomati o non diplomati per le
consegne, pulizie e quanto altro utili al funzionamento dell’attività.
Lo stato prevede un livello minimo di assistenza al cittadino per l’apparato
masticatorio e per la sua riabilitazione. Ne consegue che praticamente
tutte le imprese lavorano in convenzione con l’ente pubblico. Lo stato
paga il corrispettivo di 50 € per una corona in metallo ceramica e di 70
€ per una protesi mobile superiore o inferiore. La protesi fissa viene
garantita soltanto alle persone che superino una certa età e per un
numero limitato di elementi.
Esistono di fatto all’interno delle aziende di odontotecnica tre
diverse tipologie di laboratori.
Una grossa percentuale di convenzionati, che operano all’interno
delle strutture pubbliche e dalle quali hanno in affitto i locali, all’interno
delle cliniche, con pagamento di un canone relativamente basso per i
locali e molte delle attrezzature. Lo stato è presente anche nell’acquisto
delle materie prime.
E’ presente una seconda categoria di laboratori privati esterni, con
propri locali e attrezzature che lavorano in convenzione con lo stato, per
gli stessi importi sopra descritti. E qui sorge il primo quesito sulla
disparità dei costi di partenza.
La terza realtà, circa 200 in tutta la Croazia, sono i laboratori
privati che oprano esclusivamente per professionisti privati, fuori dalle
convenzioni, e dalle espressioni ascoltate sono quelli in maggiore
sofferenza. Esistono inoltre i dipendenti delle strutture pubbliche, che
lavorano all’interno delle cliniche, per i pazienti delle stesse, con
una strutturazione e dotazione di attrezzature per una capacità di
produzione di protesi significativamente superiore a quella delle
struttura sanitarie viste.
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