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L’altalenante vicenda della formazione in sanità
sposta l’asse di decisione dallo Stato alle Regioni. L’educazione
continua in medicina non può che essere un circuito virtuoso governato da
virtuosi...
In dodici anni di riforme della sanità (decreti legislativi
502 (De Lorenzo) e 517 (Garavaglia) rispettivamente del 1992 e 1993 e decreto
legislativo 229 (Bindi) del 1999), di modifiche di sistema, ad esempio sul
rapporto di lavoro dei medici ospedalieri, in dodici anni di riforme e
controriforme, a seconda dei punti di vista, l'acronimo ECM (Educazione
Continua in Medicina) è senza dubbio il più noto, dopo SSN (Servizio
Sanitario Nazionale). Di corsi ECM si parla, al Ministero, nelle Regioni, negli
Ordini e nei Collegi professionali, ovunque. Ma qual è la situazione reale,
ad oggi? Tutti coloro che intendono occuparsi di ECM pare che siano alla
ricerca di un "modello", c'è chi sta più avanti e chi sta più
indietro, ma c'è pure chi non è partito proprio. Insomma, una vicenda
davvero singolare, che, per rimanere sulle cose più recenti, ha toccato il
picco dell'esplosione con la clamorosa decisione del Consiglio nazionale della
Fnomceo di ritirarsi dalla commissione ECM del Ministero della Salute. Una
decisione che non ha lasciato strascichi in sede Fnomceo, come dire, una
decisione ampiamente condivisa da tutti, al di là dei numeri dell'unanimità,
al di là del merito, ma soprattutto condivisa nello spirito con cui la
decisione è stata assunta. (E di questo abbiamo dato ampia informazione sul
Portale della Fnomceo e sulla News letter). Ma di quell'ordine del giorno,
approvato il 17 ottobre 2004, di cui è primo firmatario Antonio Panti, vale
la pena riportare un passaggio che si salda bene con lo sviluppo del nostro
ragionamento: "impegna il Comitato centrale (della Fnomceo. Ndr) ad un
confronto con Conferenza Stato-Regioni per valutare ed incidere sulle
modalità attuative della formazione permanente, allo scopo anche di
omogeneizzarne l'attuazione".
Insomma, palla al centro? No, se per centro si intende Roma, sede del Governo
e dei palazzi della politica. Palla al centro? Sì, se si intende la
Conferenza Stato-Regioni, che ha anch'essa sede a Roma, ma nella quale
confluiscono poteri, umori, saperi, esperienze dal Nord al Sud del Paese, dal
Est ad Ovest. Sta il fatto che taluni discorsi, a forza di farli con intenti e
interlocutori centralisti, alla fine trovano sviluppo altrove, cioè in un
rinnovato rapporto tra gli Ordini e le Regioni, in tempi nei quali il SSN, il
più regionalizzato dei sistemi pubblici, è travolto anche dalla devolution e
si avvia verso un'attuazione della Riforma costituzionale che seppure non è
dietro l'angolo, è comunque indicativa di una tendenza.
Sta il fatto che l'ECM deve andare avanti. Deve vedere la luce. Il tema
dell'educazione continua in medicina (e, perché no, per altre professioni)
non è certamente nuovo, non è di questi anni, se ne parla da sempre, ma il
momento per metterlo in pratica è adesso. Un'ECM che coinvolge ben 31 figure
professionali operanti in Sanità, sulla quale si misurerà tra qualche anno
l'effetto in termini di qualità dinamica della formazione e quindi di
maggiore o minore, di migliore o peggiore servizio fornito dai professionisti
della salute ai cittadini, che restano il fine ultimo di ogni sistema di
Welfare, di ogni sistema di assistenza, sanitario o non sanitario, di ogni
azione messa in campo dalle Istituzioni nel senso del miglioramento delle
condizioni di vita delle popolazioni.
Da una prima osservazione, oggi appare che lo sviluppo dell'ECM ha un forte
accento "lombardo-veneto", più veneto che lombardo, se si pensa che
proprio la Regione Veneto partirà a regime dal 1 gennaio 2005 con un proprio
sistema ECM, frutto di strategie e collaborazioni tra Regione e Ordini, in
primo piano l'Ordine dei Medici di Venezia, guidato da Lamberto Pressato,
ispiratore, sostenitore e attuatore dell'ECM, che tenta a rendere
"nazionale" l'esperienza dell'ECM con il pieno consenso della
Fnomceo, di cui Pressato è un esponente di spicco.
Se il Veneto, dunque, è avanti, la Lombardia segue a breve distanza e il
giudizio degli esperti dell'ECM è positivo: la Lombardia ha deliberato
autonomamente da Roma (è potestà legislativa e regolamentare delle Regioni
farlo. Ndr) il 25 luglio del 2003 con una delibera della Giunta regionale
guidata da Roberto Formigoni, comprensiva di tutto per mettere poi in atto un
sistema ECM che fa parlare di "modello Lombardia". Una delibera alla
quale è seguita una successiva deliberazione dell'agosto 2004 che contiene le
"Linee di indirizzo per l'attivazione del sistema ECM in Lombardia".
Insomma, si entra nel vivo del meccanismo e in più con l'accordo delle
categorie interessate, se si pensa che Roberto Anzalone, Presidente
dell'Ordine dei medici di Milano, ha portato anche in sede Fnomceo
l'esperienza positiva di aver reso obbligatoria l'ECM per i medici di medicina
generale, in quanto è richiesto specificamente dalla convenzione, ma l'ECM è
stato reso volontario per i liberi professionisti con un meccanismo
"premiante", come spiega l'assessore alla Sanità della Regione
Carlo Borsani. La formazione in Lombardia è rivolta al personale del servizio
pubblico e accreditato e vicina alla mansione che il singolo ricopre.
"Tale scelta rende necessario dare crediti alla più ampia gamma
possibile di interventi formativi appropriati in un processo di sviluppo
professionale continuo che supera il concetto di una ECM legata a corsi e
seminari e che non impone sanzioni, poiché non contempla la necessità di
governare tutti i professionisti. Semmai - spiega Borsani - sono i
professionisti, obbligati dal Codice deontologico, ad aggiornarsi, ad
avvertire la necessità di avvicinarsi alla fonte dell'accreditamento
regionale, entrando così in un circuito premiante". Ecco spiegato il
concetto di "necessità-volontaria-premiata", assunto dalla Regione
Lombardia come principio al quale ispirarsi per l'elaborazione e l'attuazione
di un sistema ECM originale e verificabile. Il giudizio positivo espresso al
"modello Lombardo" dallo stesso Lamberto Pressato, da Claudio
Cricelli, leader della società di medicina generale, e da Virginio Bosisio
della società di aggiornamento Snamid e l'affacciarsi anche per l'ECM del
concetto di valutazione fanno ben sperare. I tre esperti sono del parere che
l'obbligo non è condizione sufficiente a fare buoni medici. "E' utile -
dicono - solo se legato a riscontri e valutazioni sulla qualità delle
prestazioni offerte dai medici: una volta appurato il salto di qualità - dice
Cricelli - questo va premiato e pagato". Pressato alza ancora di più il
tiro, proprio sul piano culturale: "Il professionista deve rivendicare
una formazione di qualità perché lo tutela di più. E tutela il cittadino,
che resta al centro della nostra attenzione e della nostra missione".
Insomma, questo che per comodità abbiamo definito "modello
Lombardo" fa dire a chi capisce di ECM che "la Lombardia è arrivata
più tardi e più bene" e non è da escludere che altre Regioni,
indipendentemente dalle maggioranze che le governano, possano trarre spunto
dall'impostazione lombarda (o lombarda-veneta) per mettere in atto propri
sistemi ECM che soddisfino medici, farmacisti, infermieri, biologi, chimici,
fisici, veterinari e così sia per le altre professioni sanitarie. Calcolando
che, come diceva un ex Ministro della Sanità, oggi scomparso, Costante Degan,
"l'Italia è lunga e stretta" e, purtroppo, gli accenti dell'ECM si
fermano al Centro Nord. Oltre a Lombardia e Veneto, si guarda a Toscana ed
Emilia Romagna, due regioni che hanno avviato sperimentazioni di ECM dal 2002,
mentre due regioni del Profondo Nord, Trentino Alto Adige (con le sue due
Province Autonome di Trento e Bolzano) e Valle d'Aosta si sono attrezzate,
stanno andando avanti. Si conferma, pertanto, anche per l'ECM, un gap Nord-Sud
che andrà colmato facendo riferimento all'Accordo sancito tra il Ministero
della Salute, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano, dalla
Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 20 maggio 2004, con cui si sono
determinate le condizioni per valorizzare sperimentazioni regionali di
modalità efficaci di formazione continua e di criteri per l'accreditamento
dei provider. E il cerchio si chiude lì, in sede di Conferenza Stato-Regioni,
dove il confronto tra le diverse realtà regionali potrà svilupparsi e
portare le Regioni che sono in ritardo ad allinearsi a quelle che sono più
avanti, perché i medici e gli altri operatori sanitari che vivono ed operano
nelle regioni del Centro-Sud possano avere eguali diritti e uguali
opportunità dei loro colleghi del Nord, garantendo così, in termini di
qualità di formazione e prestazioni, pari opportunità ai cittadini
dell'Italia intera, rimanendo completamente vero il principio sancito
dall'articolo 32 della Costituzione, per il quale "il diritto alla salute
è uguale per tutti gli italiani, da Bolzano a Lampedusa", come amava
ripetere Mariapia Garavaglia.
In un prossimo approfondimento, entreremo nel dettaglio delle esperienze delle
Province Autonome di Trento e Bolzano, delle Regioni Valle d'Aosta, Lombardia,
Veneto, Emilia-Romagna e Toscana. Rimane il fatto che i nostri Ordini dei
Medici o le Regioni non citate in questo articolo che volessero fornire propri
contributi su esperienze decise o in itinere in campo di ECM e, perché no, di
E-Learning possono farlo: sono gradite segnalazioni e precisazioni.
Orfeo Notaristefano
dal sito FNOMCeO
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