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 07/10/2003  Dentisti: 1,6 milioni di clienti in meno (da dentalweb)


 Quando i soldi in casa sono pochi si taglia anche sulle spese sanitarie. Ne sanno qualcosa i dentisti, che nel 2002 hanno perso oltre 1 milione 600mila pazienti rispetto al 1999. Il dato emerge da una nuovissima ricerca sulla spesa in cure odontoiatriche degli italiani, condotta da Key-Stone nell'ambito del progetto Dental Monitor, aggiornando una rilevazione del 2000.

Realizzata su un campione rappresentativo di 4.011 famiglie, per un totale di 12.307 persone, l'indagine registra 17,8 milioni di pazienti odontoiatrici per il 2002, contro i 19 milioni 400mila del 1999, con una contrazione omogenea ma decisamente più rilevante nelle Regioni meridionali.

Pochi soldi. Complessivamente l'incidenza della popolazione assistita è passata dal 34% del 1999 al 31% del 2002. Negli ultimi anni - sottolinea la ricerca - solo un italiano su tre è andato dal dentista almeno una volta l'anno e si tratta di un tasso di popolazione assistita "tra i più bassi nell'Europa occidentale".
La diminuzione è progressiva dal Nord-ovest al Sud Italia, fortemente correlata con la condizione socio-economica e con la dimensione del nucleo familiare, a conferma del fatto che la prima ragione della diminuzione dei "clienti" risiede senz'altro nella contrazione della disponibilità economica delle famiglie.

Costi elevati. Insomma, a recarsi regolarmente dal dentista "è all'incirca sempre la stessa porzione di italiani": la spesa complessiva si attesta infatti attorno ai 10 milioni di euro, con una crescita del 3%, con una aumento medio per assistito del 4% rispetto al 1999. Il discorso cambia se si analizzano i dati in relazione alle macro-aree: il costo medio per paziente è aumentato a dismisura nelle regioni settentrionali (+27%), mentre è sceso del 17% nell'area centro-meridionale.
Il fenomeno è solo in parte dovuto alle tariffe decisamente più elevate praticate dai professionisti del Nord: a incidere è anche la scelta dei pazienti di trattamenti, soprattutto protesici, meno sofisticati - e conseguentemente meno costosi - nell'Italia meridionale. In particolare, la spesa media per assistito risulta straordinariamente inferiore alla media solo nell'Italia del Sud e nelle fasce di popolazione appartenenti a un ceto socio-economico basso.

Dal Ssn. Per quanto riguarda l'odontoiatria pubblica, dai dati Key-Stone emerge che solo il 5% del campione interpellato si è rivolto alle strutture del Ssn: riferito a tutta la popolazione si tratta solo dell'1,5% degli italiani, con una spesa media pari a circa il 50% di quella sostenuta nel privato.
Dato, quest'ultimo, che va tuttavia preso però con le dovute cautele: il Ssn eroga solo una parte delle possibili prestazioni odontoiatriche e oltre il 60% degli assistiti in struttura pubblica non è stato in grado di ricordare l'entità della spesa sostenuta per il versamento del ticket.
Notevoli le differenze dal punto di vista geografico: nel Nord-est è a esempio il Triveneto a registrare il maggior numero di "clienti" per l'odontoiatria pubblica (oltre il 10%). Elevato anche il dato relativo all'Emilia Romagna (8%), mentre nel Sud spicca solo un 9% della Campania.
A livello nazionale, infine, ad approfittare maggiormente delle strutture pubbliche per le terapie odontoiatriche sono gli abitanti dei centri di media grandezza (10-100mila abitanti) e i soggetti di condizioni socio-economiche inferiori.
(Fonte: Il Sole 24 Ore)

Sara Todaro
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