|
Da qualche giorno ho letto un articolo, inviatomi a
mezzo fax da un collega, pubblicato a cura dell’Antlo Veneto, non
riporta il nome dell’autore, dove si riprende una circolare della
nostra Associazione di Vicenza, a mia firma, e commentandone il
contenuto lo si giudica giusto in alcune affermazioni ed in altre meno
giusto.
Apprezzando l’attenzione riservata, trovo generoso
attribuire alla mia persona di avere affermato delle cose giuste.
Eventualmente posso avere riportato delle cose in modo esatto o errato.
Quanto, al primo dei due aspetti ritenuti non esatti,
non avrei tenuto conto che la Commissione Nazionale ECM ha inserito
anche gli odontotecnici nell’elenco degli operatori sanitari tenuti al
rispetto della legge 229/99. Riforma tir della sanità ed attuativa
sulle ECM.
E’ vero, non ne ho tenuto conto per il semplice
fatto che la legge istituiva della Commissione Nazionale ECM, art.
16-ter D.L.229/99, attribuisce come materia di competenza alla stessa la
definizione della programmazione pluriennale, gli obiettivi formativi di
interesse nazionale, le linee guida e i relativi percorsi
diagnostico-terapeutici. Definisce i crediti formativi ed i tempi per la
loro maturazione, gli indirizzi per la formazione predisposti a livello
regionale ed i criteri per la loro valutazione. La Commissione definisce
i requisiti per l’accreditamento delle società di formazione e la
sussistenza degli stessi.
Non ravviso che alla Commissione sia stato dato potere
legislativo. E’ la legge che definisce che la formazione è un obbligo
per il SSN, per accreditati con il SSN e per i liberi professionisti.
E questo sarebbe il secondo aspetto che avrei
sottovalutato.
Certamente sarei noioso a ripetere ancora le cose che
in altri contesti ho potuto sottolineare, ma credo di avere tenuto in
debito conto che gli odontotecnici non sono liberi professionisti e non
sono operatori sanitari. Possono solo esistere dei casi di
collaborazione con il SSN, e a quelli compete di rispondere all’obbligo
di formazione continua in medicina. Solo in quello specifico ed unico
caso.
La Confartigianato di Vicenza e del Veneto hanno
autonomia intellettuale e di confronto democratico verso "il loro
capo nazionale" e possono far circolare il proprio pensiero con l’intento
di arricchire il dibattito, di portare il proprio contributo, che potrà
anche assumere l’aspetto del confronto duro quando il punto del
contendere non è solo filosofico, ma possibile origine di difficoltà
verso le imprese. Quella base che ci ha dato mandato di operare in loro
vece per difendere il loro diritto di esistere e di essere libere nelle
loro scelte, comprese quelle formative, in una società liberale.
Questo a noi è concesso fare. In questo l’orgoglio
di essere soci della nostra associazione.
Claudio Miotto
P.S. La frase "il capo di Miotto" è stata estrapolata dal
succitato articolo. Nel frattempo "il nostro capo nazionale "
è cambiato. Non è cambiato lo spirito di collaborazione, la voglia di
costruire assieme per il bene dell’impresa, nel rispetto del mandato
ricevuto e nell’interesse del socio. |