|
L'Antitrust mette il veto al testo di disegno di legge sulle professioni
sanitarie non mediche che è in via di emanazione da parte del Governo.
L’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato ritiene in
sostanza che introdurre nuovi ordini e albi blocca di fatto la concorrenza
tra gli operatori economici a discapito del consumatore.
L'Antitrust rileva, infatti che “la costituzione di nuovi ordini
professionali e dei relativi albi provoca una significativa restrizione
della concorrenza, comportando limitazioni all’entrata di nuovi
operatori, fatta eccezione per le ipotesi in cui, sussistendo un’asimmetria
informativa tra consumatore e professionista, sia necessario, al fine di
garantire maggiori
benefici per i consumatori, consentire l’accesso a determinate
attività solo a quanti possiedono specifici
requisiti di qualificazione professionale, prevedendo a tal fine delle
forme di selezione all’entrata, quali la
formazione scolastica richiesta e il superamento di un esame di
abilitazione, nonché un controllo sull’attività
svolta dagli operatori. In assenza di tali presupposti, infatti, la
previsione di forme di selezione all’entrata può comportare, sotto il
profilo economico, un ingiustificato aumento dei costi dei servizi
offerti, senza necessariamente garantire la
qualità degli stessi. Ciò premesso, si rileva che, con specifico
riguardo alle professioni oggetto del disegno di legge citato
(professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative,
tecniche e tecniche della prevenzione), non
sembrano sussistere asimmetrie informative tali da giustificare una
limitazione della concorrenza attraverso
l’imposizione di barriere all’accesso nel relativo mercato. Come
già evidenziato nelle precedenti segnalazioni effettuate in proposito
dall’Autorità e in particolare nella segnalazione relativa alle
professioni sanitarie non mediche (AS153), si osserva, infatti, che, sotto
il profilo della qualificazione professionale, le esigenze di tutela del
consumatore possono essere integralmente soddisfatte con la previsione di
un percorso formativo di livello universitario obbligatorio, come peraltro
ribadito in materia dalla Commissione Europea, da ultimo nella
Relazione sulla concorrenza nei servizi
professionali del febbraio 2004, che, seppur non direttamente attinente
alle professioni sanitarie, esprime
comunque dei principi generali in tema di attività professionali”.
FENAODI verificherà nei prossimi giorni l’impatto di tale pronuncia
sull’iter dell’emanando DDL sulle professioni sanitarie non mediche.
da Odontoweb
|