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13/12/2004  Veto Antitrust a DDL professioni non mediche

L'Antitrust mette il veto al testo di disegno di legge sulle professioni sanitarie non mediche che è in via di emanazione da parte del Governo.

L’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato ritiene in sostanza che introdurre nuovi ordini e albi blocca di fatto la concorrenza tra gli operatori economici a discapito del consumatore.

L'Antitrust rileva, infatti che “la costituzione di nuovi ordini professionali e dei relativi albi provoca una significativa restrizione della concorrenza, comportando limitazioni all’entrata di nuovi operatori, fatta eccezione per le ipotesi in cui, sussistendo un’asimmetria informativa tra consumatore e professionista, sia necessario, al fine di garantire maggiori

benefici per i consumatori, consentire l’accesso a determinate attività solo a quanti possiedono specifici

requisiti di qualificazione professionale, prevedendo a tal fine delle forme di selezione all’entrata, quali la

formazione scolastica richiesta e il superamento di un esame di abilitazione, nonché un controllo sull’attività

svolta dagli operatori. In assenza di tali presupposti, infatti, la previsione di forme di selezione all’entrata può comportare, sotto il profilo economico, un ingiustificato aumento dei costi dei servizi offerti, senza necessariamente garantire la

qualità degli stessi. Ciò premesso, si rileva che, con specifico riguardo alle professioni oggetto del disegno di legge citato

(professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecniche e tecniche della prevenzione), non

sembrano sussistere asimmetrie informative tali da giustificare una limitazione della concorrenza attraverso

l’imposizione di barriere all’accesso nel relativo mercato. Come già evidenziato nelle precedenti segnalazioni effettuate in proposito dall’Autorità e in particolare nella segnalazione relativa alle professioni sanitarie non mediche (AS153), si osserva, infatti, che, sotto il profilo della qualificazione professionale, le esigenze di tutela del consumatore possono essere integralmente soddisfatte con la previsione di un percorso formativo di livello universitario obbligatorio, come peraltro

ribadito in materia dalla Commissione Europea, da ultimo nella Relazione sulla concorrenza nei servizi

professionali del febbraio 2004, che, seppur non direttamente attinente alle professioni sanitarie, esprime

comunque dei principi generali in tema di attività professionali”.

FENAODI verificherà nei prossimi giorni l’impatto di tale pronuncia sull’iter dell’emanando DDL sulle professioni sanitarie non mediche.

da Odontoweb

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