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Un modo di pensare che ci sentiamo apprezzare e
condividere come possibile strada per valorizzare la formazione e la professionalità. (questo intervento lo abbiamo tratto da Doctornews.it)
Giuseppe Remuzzi sottolinea che la formazione medica non si
dovrebbe fare soltanto con punti raccolti a convegni e seminari. Andrebbe - va
fatta - e premiata con punti - la didattica, e la ricerca, e la lettura e
studio della letteratura scientifica, e la impostazione e gestione di una
buona organizzazione nel proprio luogo di lavoro. Aggiungo che va dato
punteggio a tutto quanto concorre, basandosi sulla evidenza o scientifica o di
curriculum, a indicare il professionista sanitario che si muove con profilo di
Qualità e che sa andare sempre avanti, per migliorare sé stesso e il
delicato mondo della salute in cui e per cui lavora.
Va quindi riconosciuto punteggio a tutta la didattica medica (quanti tutor in
medicina di famiglia lavorano in questo e gratis per molte ore al giorno, ad
esempio ), va riconosciuto punteggio alle pubblicazioni scientifiche, ancora
più se si confrontano su riviste internazionali a revisione critica
immediata.
In Medicina di Famiglia si parla da tempo di Accreditamento. Questo,
con una valutazione a punteggio, deve basarsi su una documentata attività
formativa ed esperienza professionale nell'Area delle Cure Primarie, in
particolare deve essere un Medico che :
-
svolga attività esclusiva di Medico di Famiglia;
-
sia ben organizzato;
-
abbia investito strutturalmente e culturalmente nella
Medicina Generale;
-
possieda conoscenze pedagogiche;
-
sia in grado di trasferire le sue conoscenze;
-
sappia scrivere articoli, testi, etc.;
-
sappia portare nell'ambito dei consessi scientifici i
risultati del proprio lavoro;
-
sappia fare ricerca;
-
sappia aggiornarsi;
-
dedichi parte del suo tempo alla crescita professionale.
Remuzzi, giustamente, si chiede se convegni e seminari
servano davvero a migliorare la cura degli ammalati. In effetti, i il medico
che lui indica e che, come Medico di Famiglia, io individuo nelle
caratteristiche di cui sopra, deve essere incentivato a intraprendere questa
strada di sviluppo professionale, a mantenerla e a portarla all'eccellenza.
Potrà farlo solo se cambieranno radicalmente i concetti di formazione come
finora concepita e accreditata (nel senso di crediti numerici attribuiti ) e
di profilo professionale fisso e basso.
Solo uno sviluppo professionale flessibile nel tempo può permettere di uscire
dalle pastoie del quotidiano sempre più burocratico e avere contratti a
schema flessibile, come in molti Paesi Europei, dove si possa davvero fare
didattica e ricerca, trasferire le proprie esperienze ai nuovi medici,
rivalutare e riflettere scientificamente sul proprio operato, giungere a
elaborare comportamenti condivisi in settori della prevenzione, della
diagnosi, della terapia, della metodologia dia approccio, il tutto con
ricaduta nel miglioramento delle cure.
Si saprà fare questo salto "politico" di valutazione e puntare in
modo premiante e gratificante sulla Qualità?
Scrive Remuzzi che la forza delle buone idee alla fine prevale, e allora mi
associo a questa già mia lunga speranza finora frustrata, e mi auguro che
davvero la Regione Lombardia (e poi possibilmente gli altri ), in accordo con
il mondo professionale sanitario, faccia in modo che medici e infermieri si
possano dedicare a quello che serve davvero agli ammalati, con o senza punti.
Francesco Carelli
Rappresentante Nazionale EURACT Council
European Academy of Teachers in General Practice
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