|
Il problema del rapporto con i nostri denti comincia dall'infanzia e
prosegue fino alla vecchiaia. È di questi giorni la diffusione di alcuni
dati dai quali emerge che già all'asilo due su cinque hanno i denti
rovinati. La carie, che a tre anni colpisce 'solo' l'1% dei piccoli, a sei
anni minaccia il sorriso del 36%. E le malattie parodontali, pur se in
forma lieve, interessano il 70% dei 12enni. Un'epidemia silente,
denunciano gli esperti, perche' comporta danni alla salute inaccettabili
per un evento facilmente prevenibile. L'Organizzazione mondiale della
sanita' sottolinea infatti che molte malattie a carico della bocca si
potrebbero evitare con uno stile di vita corretto gia' nei primi anni, a
partire dalla nascita''.
L'importanza della prevenzione dentale è sottolineata da iniziative come
quella della Regione Lombardia è indubbia. Una campagna di
sensibilizzazione rivolta alle scuole. Un programma sperimentale di
interventi educativi negli asili coinvolgera' anche gli insegnanti,
l'Ufficio scolastico regionale, i pediatri e gli operatori dei
Dipartimenti di Prevenzione delle Asl. Sarà distribuito un opuscolo
informativo alle famiglie in occasione delle prime vaccinazioni o delle
prime visite pediatriche, mentre gli interventi di educazione alla salute
riguarderanno nella fase pilota circa 200 classi, con i bambini che
vengono coinvolti in un momento della vita, e in un ambito, quello
scolastico, molto influenti per la formazione di abitudini e
comportamenti.
Preso atto di queste lodevoli iniziative sul tema della prevenzione,
rimane il fatto che crescendo la grande maggioranza di questi bambini
dovrà varcare la soglia dello studio di un dentista. Quello dei dentisti,
si prevede, sarà un ambito che sarà in una condizione di continua
fibrillazione, e non solo per la crescente attenzione degli italiani verso
l'estetica, ma anche per le conseguenze sulla salute dell'intervento
odontoiatrico.
A settembre una sentenza della Corte di Cassazione stabiliva che il
chirurgo estetico che sbaglia un, pur delicato, intervento chirurgico non
può cavarsela con la restituzione della parcella medica ricevuta, ma è
obbligato a risarcire il danno morale e patrimoniale recato con colpa al
paziente insoddisfatto.
Nei giorni successivi, il direttore del dipartimento di medicina legale
dell'università di Roma La Sapienza, Paolo Arbarello, nel convegno che
riuniva a Roma oltre 600 medici legali da tutta Italia precisava che
chiedere al proprio odontoiatra i danni morali per una protesi mal
riuscita è possibile, proprio come è possibile farlo nei confronti del
chirurgo plastico, tanto che di problemi di questo tipo si occupa una
nuova specializzazione della medicina legale, l'odontologia forense.
"Nell'applicazione di una protesi l'odontoiatra ha l'obbligo del
risultato", diceva Albarello. Se in altri settori della medicina c'è
soltanto l'obbligo dei mezzi (vale a dire l'obbligo di attenersi ai
protocolli e operare diligentemente e prudentemente in base ad essi),
aveva detto Arbarello, nell'odontoiatria come nella chirurgia plastica si
può essere perseguiti se non si ottiene il risultato. In questo caso,
inoltre, il consenso informato viene ad acquistare un'importanza notevole.
"Ormai qualunque atto medico o chirurgico, anche se efficace e
produttivo di miglioramento, è illecito quando manca il consenso
informato".
Non si è ben distinto, però, nel dibattito quali tipi di danno il
dentista può provocare. Se il danno estetico-funzionale è di immediata
ed evidente osservabilità da parte del paziente, meno riscontrabile, ma
non per questo meno pericolosi, sono i danni derivanti dall'utilizzo di
materiali non bio-compatibili e dalla mancata effettuazione di analisi che
siano in grado di accertare che che l'organismo del paziente non abbia
delle reazioni nei confronti dei materiali utilizzati.
I danni potenziali che l'intervento del dentista può provocare, a causa
dei materiali utilizzati, non si limitano agli amalgami utilizzati per le
ricostruzioni che contengono sostanze potenzialmente tossiche. Il mercurio
in particolare è la sostanza forse più tossica in natura e non è vero
essere stabile una volta inserita in bocca. Se è vero che gli italiani
amano sempre meno la dentiera, anche gli impianti e le protesi fisse
dovrebbero essere posti sotto la lente di ingrandimento a maggior ragione
se i più noti esperti da tutto il mondo che si riuniranno a Venezia dal
14 al 16 ottobre in occasione del 4th World Congress of Osseointegration
per disegnare l'oggi e il domani dell'implantologia annunciando che il
sorriso adesso è il primo sogno degli italiani. Batte perfino la dieta,
ma è bocciata la dentiera e la richiesta fatta di più ora
è:"Dottore, vorrei un impianto. Mi vergogno a stare senza
denti".
Se è vero però che gli italiani richiedono e richiederanno sempre di
più un impianto e protesi fisse, poco si parla dei materiali con cui sono
costruiti impianti e protesi e della loro biocompatibilità.
Di Italiasalute.it
|