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08/10/2004
GLI ARTIGIANI CONTESTANO LA FINANZIARIA.
SBALCHIERO:
"INTERVENIRE IN QUESTO MODO SUGLI STUDI DI SETTORE
EQUIVARREBBE A UNA NUOVA MINIMUM TAX"
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"Credevamo di avere un governo impegnato a ridurre le tasse e invece,
stando a quanto annuncia la Finanziaria, si profila l'esatto contrario. Le
modifiche previste per gli studi di settore del lavoro autonomo si
configurano come una stangata destinata a cadere nel peggior momento
possibile, ovvero in una fase di pesante stagnazione economica. Solo il
ministro Maroni pare essersi accorto che questa sarebbe la spallata
decisiva per spalancare la porta della crisi nella piccola impresa".
Giuseppe Sbalchiero, presidente dell'Associazione Artigiani della
provincia di Vicenza, condivide quindi in pieno la grave preoccupazione
manifestata dalla Confartigianato e dalle altre organizzazioni di
categoria in questi giorni.
"Finora - spiega Sbalchiero - la revisione degli studi di settore è
avvenuta attraverso un confronto con le categorie interessate ed è
calibrata sulla realtà economica delle singole imprese. Ora, invece, si
introduce un automatismo che, legando il livello della congruità a indici
Istat, annulla il principio della concertazione e appiattisce
indiscriminatamente i differenti livelli di ricavo delle imprese".
Per questo, secondo gli artigiani, va respinta l'ipotesi di una simile
revisione.
"Non si tratta - aggiunge Sbalchiero - di essere contrari alla
"manutenzione" degli studi. Ma è inaccettabile che a priori se
ne stabilisca il gettito per le casse dello Stato. In questo modo si
finirebbe per introdurre surrettiziamente una tassa sul lavoro autonomo,
una sorta di nuova "minimum tax", alterando il principio che
ispira il funzionamento degli studi e demolendo il patto tra contribuenti
e Amministrazione finanziaria".
Il presidente vicentino sottolinea che, nel documento congiunto per la
competitività e il rilancio dello sviluppo presentato in sede nazionale
dalle organizzazioni delle imprese al governo, "la revisione degli
studi di settore è indicata come fondamentale per rafforzare la
collaborazione dei contribuenti. E viene precisato che non può
trasformarsi in uno strumento per aumentare il carico fiscale".
"La "manutenzione" degli studi di settore - conclude
Sbalchiero - è necessaria in molti aspetti. Ad esempio, per alcuni
settori in grave crisi come il tessile-abbigliamento e la metalmeccanica,
i livelli di congruità dovranno essere ridotti. Ma se si intende
stravolgere la finalità e l'efficacia di questo strumento di politica
fiscale, il governo sappia che colpirebbe economicamente e simbolicamente
l'area maggiormente rappresentativa del suo elettorato. Se ciò avvenisse,
penso che gli artigiani e, in generale, i lavoratori autonomi, che non
sono usi a scendere in piazza, dovrebbero invece manifestare la loro
protesta".
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