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19/07/2004 Una legge divenuta eccessiva. Ossessionati dalla privacy

di Gianni De Felice

Trentadue… Cinquantacinque… Settantaquattro… Non siamo intorno al tavolo della tombola e neanche nella sala delle estrazioni del lotto: non è un terno. Siamo in un corridoio di ospedale e davanti a tre porte le infermiere invitano alla visita i pazienti in coda. Ma non possono più chiamare, anzi appellare: Esposito… Brambilla… Rossi. Vietato. È violazione della privacy. Perbacco. Con l’angoscia che si prova al pensiero di essere scampati per un pelo a una tragedia, ripenso a tutte le volte che in qualche sala d’attesa di dentista o di pronto soccorso, mi sono sentito dire ad alta voce: De Felice… è lei?… prego, s’accomodi. E mi sono alzato, e senza neanche arrossire - l’incosciente! - sono entrato per farmi otturare una carie o togliere la bendatura rigida a una caviglia. Chissà come siamo sopravvissuti per tanti anni alla orribile indiscrezione degli origlianti di farmacia. Qualche ricordo però lo conservo. Le donne aspettavano che si liberasse una farmacista, per fissarla con dichiarata intenzione e articolare col solo labiale la parola “assorbenti”. Gli uomini che non si decidevano a chiedere qualcosa venivano intercettati da un farmacista, espertissimo nel capire quando il “cachet” non era quello per il mal di testa, ma una confezione di preservativi. Ma per fortuna il malcostume è finito. È istituita anche in farmacia la “linea gialla” della discrezione: come in banca, si prega di non affiancare. Purtroppo ci sono farmacie così zeppe di armadi e così esigue di spazio per i clienti, che il terzo in attesa - se non affianca - resta sul marciapiede. Sono tanti gli italiani che non hanno mai ben capito perché, sul finire del 1996, venne approvata in extremis la legge n. 675 o della privacy. Una parola inglese in una legge italiana: e come mai? Con qualche malizia si suppose che le parole italiane equivalenti corrispondevano a diritti già molto ben tutelati dai codici civile e penale: bastava che normalissimi giudici li applicassero. Fu forse per questo che si tirò fuori la novità: la legge sulla privacy serve per stroncare l’abnorme mercato delle mailing list, volgarmente dette indirizzari. Obiettivo raggiunto? Mah. Le cassette delle lettere sembrano più stragonfie che prima di pubblicità.
Forse nel 1996, con i rami dell’Ulivo che s’allungavano da ogni parte, c’era una grande esigenza di Authorities & Garanti. Guai a sostenere - come mi scappò - che forse avevamo esagerato e che nel resto d’Europa s’erano trovate soluzioni più leggere. Oggi i medici protestano perché la notifica al Garante della “acquisizione del consenso” costa 175 euro: moltiplicati per i soli 50 mila medici di famiglia, fanno 8,75 milioni di euro. Quando scopriamo che l’inflazione italiana è sempre più alta, dovremmo pensare anche al peso di timbri e papiri non sempre indispensabili: in Inghilterra si registra l’acquisto di una casa con 75 euro, in Francia si “trapassa” un’auto con 30 euro per cv fiscale, noi siamo al notaio per una moto usata e alla notifica della “acquisizione del consenso”: altro che Europa!

Fonte: L'Unione Sarda

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