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25/05/2004 Guerra a prestanome e abusivi

Nel 2003 69 le violazioni alla legge sull'abuso della professione, di cui 13 in odontoiatria

 

Dopo un secolo di tolleranza guerra aperta ai cerusici, ossia a quei sedicenti medici che privi di ogni qualifica si improvvisano luminari. Al 1890 risale, infatti, l'origine dell'abusivismo in campo medico, a quando cioè un regio decreto aveva stabilito che per esercitare era necessario uno specifico attestato. Da allora di strada se ne è fatta, nel senso che i millantatori in medicina e odontoiatria, oltre ad essere cresciuti numericamente si sono anche affinati, passando dall'abusivismo ai prestanomi, professionisti che vendono la propria dignità a commercianti di una professionalità, e sembra che il settore della odontoiatria sia il più compromesso. Un fenomeno ben radicato anche a Padova sul quale gli iscritti all'albo degli Odontoiatri e il Consiglio Direttivo dell'ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri si sono interrogati, istituendo una tavola rotonda e coinvolgendo figure giuridiche, politiche e dell'ordine pubblico. «Nel 2003 sono state rilevate 69 violazioni all'art. 348, abuso della professione. Di queste 13 riferibili al campo odontoiatrico: sull'insegna riportavano scritto "studio". Nel primo quadrimestre del 2004 abbiamo accertato 25 irregolarità, di cui 9 in odontoiatria: questa volta sulla targa era riportata la dicitura "laboratorio"»: sfumature che il comandante dei Nas di Padova, Umberto Santone, ha voluto sottolineare per far comprendere come si camuffa l'abusivismo. «Entri in uno studio dentistico gestito da un solo medico e stranamente trovi 4 poltrone - racconta - Si è poi scoperto che c'era una porta comunicante con il laboratorio di un odontotecnico, oppure studi aperti oltre gli orari riportati per permettere agli "irregolari" di praticare visto che a loro non è permesso acquistare la strumentazione necessaria». Più misurata sull'estensione del fenomeno è apparsa, invece, il sostituto procuratore della Repubblica di Padova, Renza Cescon, che su 60 mila pendenze in 4 anni e mezzo, al Tribunale di Padova, solo 375 erano riferibili all'abuso della professione in via generale, e solo una bassa percentuale riferibile all'odontoiatria. «Gli abusi spesso riguardano discipline mediche non convenzionali - sottolinea il sostituto procuratore Cescon - erboristi, fitoterapeuti, pranoterapeuti, estetiste, gestori di palestre, i quali, anche ipotizzando la prescrizione di sostanze innocue, dopo che hanno ascoltato la sintomatologia del cliente, fanno una diagnosi e propongono una cura. Tutto questo compete solo a chi ha titolo per farlo. Il danno che possono arrecare, oltre a quello economico, è quello di ritardare, magari irrimediabilmente, le opportune cure mediche». Abusivismo e prestanomi, quindi, piaghe che rappresentano una lunga catena di negatività che gettano discredito sulle categorie coinvolte. Odontotecnico o odontoiatria, igienista o assistente alla poltrona: facile la confusione anche perché spesso è poca l'informazione. «Usando termini medici: sono patologie multifattoriali cronicizzate - spiega Domenico del Monaco, presidente della Commissione degli iscritti all'Albo degli Odontoiatri - per le quali si usa terapie somatizzanti poco efficaci, in quanto non si interviene sulla causa ma sul sintomo. Servono interventi che aggrediscano il fenomeno: sanzioni più severe e controlli più efficaci da parte dell'Ordine e verificare incompatibilità tra odontotecnici che gestiscono società con odontoiatri compiacenti, anche in vista di un'Europa allargata, che sicuramente amplificherà il problema: norme internazionali si sovrapporranno tra loro, generando confusione».


Emanuela Stefani    da: Il Gazzettino