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Nel 2003 69 le violazioni alla
legge sull'abuso della professione, di cui
13 in odontoiatria
Dopo un secolo di tolleranza guerra aperta ai cerusici,
ossia a quei sedicenti medici che privi di ogni qualifica si improvvisano
luminari. Al 1890 risale, infatti, l'origine dell'abusivismo in campo medico,
a quando cioè un regio decreto aveva stabilito che per esercitare era
necessario uno specifico attestato. Da allora di strada se ne è fatta, nel
senso che i millantatori in medicina e odontoiatria, oltre ad essere cresciuti
numericamente si sono anche affinati, passando dall'abusivismo ai prestanomi,
professionisti che vendono la propria dignità a commercianti di una
professionalità, e sembra che il settore della odontoiatria sia il più
compromesso. Un fenomeno ben radicato anche a Padova sul quale gli iscritti
all'albo degli Odontoiatri e il Consiglio Direttivo dell'ordine dei Medici
Chirurghi e degli Odontoiatri si sono interrogati, istituendo una tavola
rotonda e coinvolgendo figure giuridiche, politiche e dell'ordine pubblico.
«Nel 2003 sono state rilevate 69 violazioni all'art. 348, abuso della
professione. Di queste 13 riferibili al campo odontoiatrico: sull'insegna
riportavano scritto "studio". Nel primo quadrimestre del 2004
abbiamo accertato 25 irregolarità, di cui 9 in odontoiatria: questa volta
sulla targa era riportata la dicitura "laboratorio"»: sfumature che
il comandante dei Nas di Padova, Umberto Santone, ha voluto sottolineare per
far comprendere come si camuffa l'abusivismo. «Entri in uno studio dentistico
gestito da un solo medico e stranamente trovi 4 poltrone - racconta - Si è
poi scoperto che c'era una porta comunicante con il laboratorio di un
odontotecnico, oppure studi aperti oltre gli orari riportati per permettere
agli "irregolari" di praticare visto che a loro non è permesso
acquistare la strumentazione necessaria». Più misurata sull'estensione del
fenomeno è apparsa, invece, il sostituto procuratore della Repubblica di
Padova, Renza Cescon, che su 60 mila pendenze in 4 anni e mezzo, al Tribunale
di Padova, solo 375 erano riferibili all'abuso della professione in via
generale, e solo una bassa percentuale riferibile all'odontoiatria. «Gli
abusi spesso riguardano discipline mediche non convenzionali - sottolinea il
sostituto procuratore Cescon - erboristi, fitoterapeuti, pranoterapeuti,
estetiste, gestori di palestre, i quali, anche ipotizzando la prescrizione di
sostanze innocue, dopo che hanno ascoltato la sintomatologia del cliente,
fanno una diagnosi e propongono una cura. Tutto questo compete solo a chi ha
titolo per farlo. Il danno che possono arrecare, oltre a quello economico, è
quello di ritardare, magari irrimediabilmente, le opportune cure mediche».
Abusivismo e prestanomi, quindi, piaghe che rappresentano una lunga catena di
negatività che gettano discredito sulle categorie coinvolte. Odontotecnico o
odontoiatria, igienista o assistente alla poltrona: facile la confusione anche
perché spesso è poca l'informazione. «Usando termini medici: sono patologie
multifattoriali cronicizzate - spiega Domenico del Monaco, presidente della
Commissione degli iscritti all'Albo degli Odontoiatri - per le quali si usa
terapie somatizzanti poco efficaci, in quanto non si interviene sulla causa ma
sul sintomo. Servono interventi che aggrediscano il fenomeno: sanzioni più
severe e controlli più efficaci da parte dell'Ordine e verificare
incompatibilità tra odontotecnici che gestiscono società con odontoiatri
compiacenti, anche in vista di un'Europa allargata, che sicuramente
amplificherà il problema: norme internazionali si sovrapporranno tra loro,
generando confusione».
Emanuela Stefani da: Il Gazzettino
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