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11/05/2004  Dentisti, dolori da Ue larga   (da dentalweb)

I dentisti italiani alle prese con sfide e rischi derivanti dall’allargamento dell’Ue. E’ stato questo il tema di un seminario organizzato a Roma dalla componente odontoiatria della FnomCeO, per focalizzare gli scenari che seguiranno all’appuntamento del 1° maggio, quando entreranno a far parte dell’Unione i dieci Paesi candidati: Cipro, Malta, Estonia, ettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia, Slovacchia.
Sotto la lente, la necessità di uniformare i livelli, di formazione e di limitare l’aumento della pletora di dentisti, già ben nutrita nel nostro Paese.
Ma nel mirino dei dentisti è anche la “direttiva Zappalà” sul riconoscimento delle qualifiche professionali dell’Unione, che ha incassato il primo via libera dell’Europarlamentare. Scopo della direttiva è dare un inquadramento complessivo alla libera circolazione dei professionisti da un Paese all’altro dell’Ue, accorpando 15 direttive e avendo come punto di riferimento le sentenze della Corte di giustizia europea.
Su questo argomento affermano Giuseppe Renzo, presidente della Commissione per gli iscritti all’Albo degli odontoiatri va sottolineato che la proposta di direttiva non può in ogni caso vanificare l’attuale sistema di riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie in particolare ai medici e ai dentisti.
Ma le paure di questi ultimi si concentrano soprattutto sull’”esercito” di odontoiatri che potrebbe arrivare in Italia nel prossimo futuro. E che andrebbe ad appesantire una categoria già affollata. In Italia ha ricordato infatti Renzo risultano iscritti agli Albi come esercenti l’odontoiatria 52.336 professionisti. Calcolando che la popolazione italiana ammonta a circa 57 milioni di abitanti, il rapporto odontoiatri/abitante è di 1/1.089. Tenendo presente che il rapporto ottimale per l’Oms è di un odontoiatra per 2.000 abitanti, si comprende facilmente come nel nostro Paese già esista un problema di pletora che rischia solo di aggravarsi ulteriormente.
Occorrerebbe, insomma, la classica “quadratura del cerchio”, in cui ai vantaggi dell’allargamento dell’Ue si riuscisse a far corrispondere una limitazione dei “danni da importazione di concorrenza”.
E soprattutto, di possibili “danni” ai pazienti. E’ “assolutamente necessario”, hanno ribadito infatti i dentisti, che “i parametri vigenti per il riconoscimento della professionalità odontoiatrica validi nei Paesi comunitari siano applicati con rigore anche ai professionisti provenienti dagli Stati candidati. Dove come ha ricordato il presidente dei dentisti FnomCeO l’istituto dell’Ordine professionale quale ente pubblico garante della professionalità degli iscritti è in gran parte sconosciuto”.
Le proposte sul fronte interno? Stabilire nuovi rapporti con il mondo universitario; prevedere una programmazione basata sulle esigenze reali di assistenza, programmare i flussi di accesso dei professionisti che arrivano dai Paesi extracomunitari. E cominciare a pensare a una figura “superiore” ancora tutta da definire di odontoiatra specilaizzato.
Intanto, aspettando l’allargamento, il fantasma più temibile per i dentisti (ma il provvedimento riguarda anche medici e professioni sanitarie) è quel Ddl 2005, all’esame dell’Aula del Senato, per la “Regolarizzazione delle iscrizioni ai corsi di diplomi universitari e di laurea per l’a.a. 2000-2001”. Una vera e propria “sanatoria”, secondo i dentisti, che consentirebbe agli studenti ammessi con riserva ai corsi di laurea dopo il ricorso al Tar, di proseguire gli studi. E di rendere ancora più folta la categoria.

Sole 24 Ore

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