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 15/04/2004  Dal dentista con il rischio di infezioni

 

Genziana Santapicchio

MILANO – Mascherina sul viso, guanti sterili monouso, autoclave per la sterilizzazione degli strumenti più comuni, come le punte del trapano. Quel «marziano» in camice che si china sulla nostra bocca spalancata impugnando uno strumento che sibila a trecentomila giri al minuto è certo un professionista attento, oltre che alla cura dei nostri denti, anche a impedire ogni contaminazione pericolosa. Ma ne siamo proprio sicuri? Secondo un'indagine Doxa, il 71% degli italiani ha fiducia nel proprio dentista e lo giudica bravo tecnicamente ed eticamente, mentre una analoga grande maggioranza (il 70%) è consapevole di essere esposto al rischio di contrarre malattie durante le cure dentali. Secondo gli studi più recenti, però, il problema più grave non sta nella prevenzione più visibile attuata ormai da ogni dentista (solo il 3% riferisce di un non utilizzo di guanti monouso) ma nel ricambio d'aria dello studio dentistico e nell'adozione o meno di un blocco strumenti (chiamato «riunito» perché assomma in sé diverse funzioni riunite) di ultima generazione. Nel corso del congresso nazionale del Collegio dei docenti di Odontoiatria, in programma a Roma dal 21 al 24 aprile, saranno questi i punti principali di una sessione che sarà ripresa e trasmessa contemporaneamente in ben quindici facoltà di altrettante università italiane. Ne hanno parlato ieri a Milano Giorgio Nidoli, rappresentante del Collegio dei docenti in Odontoiatria e l'ingegner Franco Castellini, ricercatore del settore chimico e di igiene applicata. «Il ricambio d'aria è fondamentale – ha affermato Castellini – per evitare la contaminazione da un paziente all'altro». E ha spiegato che il dentista, soffiando aria e acqua nella bocca del paziente provoca la fuoruscita di una grande quantità di aerosol, sorta di «sternuto» prolungato e continuo, con micro goccioline di saliva e di sangue, col loro corredo di batteri e virus, che restano in sospensione se non vengono portate via con un potente impianto di ricambio d'aria. L'altro problema è, se si vuole, ancora più importante: «Il trapano moderno – ha spiegato Nidoli – è una turbina che va a trecentomila giri al minuto e che, attraverso un tubo fa passare un liquido spray per raffreddarne la punta. Quando si ferma la turbina, però, e lo spray cessa di uscire, nella tubazione si forma un risucchio che attira dentro sangue e saliva». Queste sostanze, in parte finiscono nella bocca del paziente successivo e in parte contribuiscono a creare, nella superficie interna del tubo, un biofilm che è un vero concentrato batterico e virale e a lungo andare moltiplica il rischio di contaminazione. Non a caso il virus dell'epatite è stato trovato nei biofilm formatisi all'interno dei tubi di molti apparecchi, ai quali si innestano, di norma, punte di trapano certamente (ma, in questo caso, inutilmente) sterili. Ma queste scoperte sono – sottolinea Castellini – la punta di un iceberg».

(giovedì 15 aprile 2004)

 

da Gazzetta del Sud on line

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