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Cos’hanno in comune i tecnici dei laboratori dentistici
con i minatori? Entrambi inalano fini particelle di polveri silicee che li
espongono al rischio di ammalare di silicosi, una pericolosa malattia
polmonare. È il risultato di un’indagine compiuta presso i Centers for
Disease Control and Prevention americani, pubblicata sul Morbidity and
Mortality Weekly Report.
La silicosi è una malattia professionale dei polmoni causata
dall’inalazione di polvere di silice. Si riscontra in molte attività
industriali come quelle legate alla lavorazione del vetro, all’estrazione di
oro, stagno e rame, alla manifattura delle ceramiche, dopo almeno 10-15 anni
di esposizione. Le particelle delle polveri, per poter oltrepassare il muco
delle prime vie respiratorie, devono avere un diametro piuttosto piccolo,
intorno ai 2-3 mm: in questo modo riescono a raggiungere gli alveoli
polmonari. Qui vengono fagocitate dai macrofagi, cellule a funzione
immunitaria, “mangiatrici” di particelle estranee. Se, come spesso
avviene, la concentrazione dell’agente nocivo supera la capacità di pulizia
dei macrofagi, questi vanno incontro a necrosi e liberano sostanze che
stimolano la produzione di collagene e tessuto fibrotico, con conseguente
ispessimento della parete alveolare e diminuita espansibilità dei polmoni. I
sintomi quindi sono riconducibili ad un’insufficienza respiratoria
restrittiva, progressiva anche se si interrompe l’esposizione alla silice.
Spesso è complicata dalla tubercolosi.
I ricercatori statunitensi hanno basato la loro indagine sui dati riguardanti
i casi di silicosi in cinque diversi stati USA dove, tra il 1994 e il 2000, si
sono verificati circa dieci casi di malattia tra tecnici di laboratori
dentistici; in particolare i ricercatori si sono soffermati sul caso di un
uomo di 65 anni morto di silicosi dopo aver lavorato più di 40 anni come
tecnico dentale. La fabbricazione di capsule, ponti e dentiere richiede
l’uso di materiali a base di silice, la cui lavorazione causa la formazione
di polveri facilmente inalabili dai tecnici.
Si tratta di un’indagine di tipo epidemiologico che si trasforma in un
allarme per una malattia all’interno di una categoria professionale che si
pensava ne fosse immune. Alla sorpresa però “devono presto seguire dei
provvedimenti per rendere sicuro il lavoro dei tecnici dentali”, ha
commentato Donald Schill, coordinatore della ricerca, “tra questi per
esempio, si potrebbe pensare ad dotare ogni laboratorio di moderni impianti di
ventilazione se non addirittura di particolari cappe per l’aspirazione della
polveri”.
(Fonte: Il Pensiero Scientifico Editore )
Simona Lambertini
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