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05/04/2004  Troppa silice per i tecnici dentali (da dentaweb)

Cos’hanno in comune i tecnici dei laboratori dentistici con i minatori? Entrambi inalano fini particelle di polveri silicee che li espongono al rischio di ammalare di silicosi, una pericolosa malattia polmonare. È il risultato di un’indagine compiuta presso i Centers for Disease Control and Prevention americani, pubblicata sul Morbidity and Mortality Weekly Report.

La silicosi è una malattia professionale dei polmoni causata dall’inalazione di polvere di silice. Si riscontra in molte attività industriali come quelle legate alla lavorazione del vetro, all’estrazione di oro, stagno e rame, alla manifattura delle ceramiche, dopo almeno 10-15 anni di esposizione. Le particelle delle polveri, per poter oltrepassare il muco delle prime vie respiratorie, devono avere un diametro piuttosto piccolo, intorno ai 2-3 mm: in questo modo riescono a raggiungere gli alveoli polmonari. Qui vengono fagocitate dai macrofagi, cellule a funzione immunitaria, “mangiatrici” di particelle estranee. Se, come spesso avviene, la concentrazione dell’agente nocivo supera la capacità di pulizia dei macrofagi, questi vanno incontro a necrosi e liberano sostanze che stimolano la produzione di collagene e tessuto fibrotico, con conseguente ispessimento della parete alveolare e diminuita espansibilità dei polmoni. I sintomi quindi sono riconducibili ad un’insufficienza respiratoria restrittiva, progressiva anche se si interrompe l’esposizione alla silice. Spesso è complicata dalla tubercolosi.

I ricercatori statunitensi hanno basato la loro indagine sui dati riguardanti i casi di silicosi in cinque diversi stati USA dove, tra il 1994 e il 2000, si sono verificati circa dieci casi di malattia tra tecnici di laboratori dentistici; in particolare i ricercatori si sono soffermati sul caso di un uomo di 65 anni morto di silicosi dopo aver lavorato più di 40 anni come tecnico dentale. La fabbricazione di capsule, ponti e dentiere richiede l’uso di materiali a base di silice, la cui lavorazione causa la formazione di polveri facilmente inalabili dai tecnici.

Si tratta di un’indagine di tipo epidemiologico che si trasforma in un allarme per una malattia all’interno di una categoria professionale che si pensava ne fosse immune. Alla sorpresa però “devono presto seguire dei provvedimenti per rendere sicuro il lavoro dei tecnici dentali”, ha commentato Donald Schill, coordinatore della ricerca, “tra questi per esempio, si potrebbe pensare ad dotare ogni laboratorio di moderni impianti di ventilazione se non addirittura di particolari cappe per l’aspirazione della polveri”.
(Fonte: Il Pensiero Scientifico Editore )



Simona Lambertini

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