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I pazienti e i loro rappresentanti legali stanno diventando sempre più
aggressivi nel reclamare i loro diritti e questo ha provocato un aumento
delle richieste di risarcimento, alcune fondate, altre infondate.
Per cautelarsi contro le richieste fondate non resta che lavorare al
meglio. Più difficile è cautelarsi contro le richieste infondate. La maggior
parte dei dentisti non adotta nessuna strategia per cautelarsi nei confronti
di questo tipo di vicende medicolegali: per questa ragione un protesista e un
chirurgo tedeschi si sono posti l’obbiettivo di identificare le
contestazioni più frequentemente rivolte ai dentisti nelle azioni legali che
riguardano l’implantologia (Figgener & Kleinheinz, 2004).
Questo è il primo passo logico nell'elaborazione di una strategia per
prevenire contestazioni e per preparare una difesa efficace in caso di azione
legale. L’articolo è particolarmente interessante perché scritto da
dentisti, che hanno i nostri problemi, vedono le cose dal nostro punto di
vista e parlano il nostro linguaggio. I dati Figgener e Kleinheinz (2004)
hanno analizzato una serie di sentenze di tribunali e di rapporti di periti,
riguardanti la terapia implantare, a partire dal 1984.
Per questa ricerca gli Autori hanno utilizzato 3 database disponibili on
line. L’analisi di 40 sentenze e di 21 giudizi di esperti ha messo in
evidenza che le contestazioni più frequenti erano le seguenti: mancata
esecuzione di adeguati trattamenti odontoiatrici prima della terapia
implantare conservativa, parodontologia, endodonzia, ecc.) (85% dei casi)
mancata esecuzione di adeguati trattamenti durante la terapia implantare (70%
dei casi)insufficienti informazioni fornite al paziente (55% dei casi)
registrazioni cliniche insufficienti o addirittura mancanti (45% dei casi)
inadeguata presentazione preoperatoria al paziente dei rischi associati alla
terapia (consenso informato) (30% dei casi) Gli Autori concludono che gli
insuccessi implantari si associano frequentemente a deficit di programmazione.
In altre parole: i casi che vanno male sono anche quelli che sono stati “pensati”
male. Considerazioni conclusive Il fatto inaspettato è che le contestazioni
più frequenti riguardano le carenze nella reparazione prechirurgica, nell’informazione
al paziente e nella registrazione dei dati clinici. Quindi sembra che non
basti essere un buon chirurgo o un buon protesista: occorre anche mettere a
punto una routine che ci permetta di identificare istematicamente le
necessità del paziente e che ci obblighi a registrare e documentare tutto l’iter
diagnostico-terapeutico.
Ovviamente non si insiste mai abbastanza sull’importanza di informare
correttamente il paziente. L’unica difesa in caso di accuse infondate
consiste nella presentazione di una documentazione adeguata del caso e nella
possibilità di giustificare tutte le scelte terapeutiche sulla base della
documentazione raccolta e dell’evidenza scientifica. A questo proposito gli
Autori ricordano che i trattamenti eseguiti sulla base di case report, di
studi pilota, o di risultati preliminari, sono da considerare sperimentali:
pertanto questi trattamenti impongono un consenso informato speciale e
particolari coperture assicurative.
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