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 22/01/2005  Odontotecnici: Spagna e Italia unità di intenti

 

Quando una decina d'anni fa si cominciò ad applicare la direttiva europea 93/42, ci rendemmo subito conto di quanto l'Unione Europea poteva incidere nel lavoro quotidiano di noi odontotecnici e di come le decisioni prese a Bruxelles potessero cambiare il nostro modo di fare impresa.
E' nata da qui l'esigenza di sviluppare la comunicazione con i colleghi degli altri Paesi europei, in modo da poter intervenire nelle materie di nostro interesse in maniera più incisiva. Le modifiche previste alla 93/42, per esempio, o la prospettiva di un profilo professionale europeo, hanno rafforzato i contatti con alcuni Stati a noi vicini, come la Spagna, in cui la situazione del settore appare molto vicina alla nostra.
In occasione dell'incontro del direttivo di Confartigianato Odontotecnici, tenutosi a Trento il 18 e 19 febbraio scorsi, una delegazione proveniente dal Paese Iberico ha fatto tappa a Vicenza, ospite dell'Associazione Artigiani. Juan Losilla, presidente nazionale della Federazione delle Associazioni di Odontotecnici Spagnole, conferma la necessità di fare fronte unito in sede comunitaria. "Gli interessi degli odontotecnici non possono più essere lasciati nelle mani di pochi burocrati, ma vanno difesi attraverso la partecipazione ai tavoli tecnici internazionali". Uno dei motivi della presa di posizione del signor Losilla risiede nel fatto che con il recente allargamento dell'Unione ad altri 10 Paesi il peso della rappresentanza di ogni singolo stato è stata ulteriormente ridimensionato. "Nella discussione tra i rappresentanti delle imprese odontotecniche di Spagna, Italia e Francia e quelli di Germania e Regno Unito si inseriscono ora nuovi attori. E' il momento di agire per evitare che la bilancia possa pendere dalla parte dei laboratori del nord Europa". Le preoccupazioni, secondo Losilla, non sono infondate. I laboratori inglesi e tedeschi, storicamente ben strutturati e con un alto numero di addetti, da tempo stanno puntando ad una sorta di certificazione di qualità obbligatoria. Se, a livello europeo, dovesse passare una tale linea, i laboratori dell'area mediterranea potrebbero soffrirne, dovendo sopportare un ulteriore carico burocratico, e quindi economico, difficilmente ammortizzabile a causa delle dimensioni ridotte delle imprese interessate.
Il segnale di una unità di intenti con i colleghi spagnoli riguarda anche aspetti legati alla nostra situazione nazionale. Il profilo professionale, il cui iter parlamentare da noi sembra ormai avviato, è un argomento già affrontato e risolto in Spagna, dove gli odontotecnici oggi sono professionisti sanitari a tutti gli effetti. Un esempio dunque da studiare, per capire se e come possa essere attuabile anche in Italia.
L'augurio del presidente spagnolo, al termine della visita alla nostra Associazione, è quello di una maggior collaborazione che coinvolga non solo Italia e Spagna ma anche Francia e Portogallo. Per l'odontotecnico, l'Europa del lavoro si può cominciare a costruire da qui.

 

Autore: Andrea Schiavo