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Resta aperta la polemica sui provider e il ruolo di
vigilanza della Fism, di cui Sirchia fu presidente
Finita la sperimentazione la Commissione Ecm, come previsto,
ha modificato i termini dell'accreditamento dei provider (coloro che fanno
corsi o seminari; ora tutto è al vaglio della Conferenza Stato-Regioni).
Un'istanza prevede per i primi due anni per i soggetti privati il collegamento
obbligatorio con una struttura sanitaria pubblica, un ordine o collegio
professionale o una società scientifica riconosciuta dal ministero.
Il prossimo step dell'Ecm, previsto per legge, vedrà l'accreditamento
definitivo del provider, che provvederà esso stesso a dare il punteggio
all'evento prodotto, come negli Usa: al ministero la verifica successiva del
valore reale dell'evento. E alle Regioni. Perché con le nuove regole di fine
2004 le Regioni hanno da ora pari poteri rispetto al ministero come ente
accreditatore: limite per gli accrediti con interesse regionale è la metà
del totale (20% in più di prima).
"I sistemi di accreditamento regionali rispondono allo spirito
normativo", precisa Lamberto Pressato, responsabile formazione Fnomceo e
membro della Commissione. Già avviati Trento e Bolzano, Toscana, Emilia
Romagna, Val D'Aosta e Veneto. La questione riguarda i provider.
"Non possono essere solo organizzatori-distributori di eventi formativi,
con una delega in bianco sulla verifica di qualità degli eventi",
continua Pressato, "ma dimostrare competenze. Vanno stabilite regole che
riconoscano i soggetti "competenti" e non "autoreferenziati"".
Resta aperta la bufera scatenata dal decreto ministeriale dello scorso anno
sui requisiti delle Società scientifiche per potersi fare provider Ecm.
Dimostrare la propria presenza in almeno 12 regioni e la rappresentanza di
almeno il 30% degli specialisti nel settore (un requisito pare impossibile da
verificare) e un anno di tempo per eliminare dai loro statuti il riferimento a
finalità sindacali. Il ricorso relativo (querelle tra Giuseppe Del Barone,
presidente della Federazione degli Ordini dei medici -Fnomceo e il ministro:
in Commissione Ecm non sono ancora rientrati i rappresentanti della Fnomceo)
è stato respinto dal Tar del Lazio.
Le critiche si sono scatenate per via della funzione di "vigilantes"
affidata alla Fism (Federazione italiana società mediche), cui spetta la
gestione del registro dei Referee. Si è urlato al conflitto di interesse
essendo la Fism un ente privato nato peraltro per iniziativa propio di Sirchia
(ex presidente). Secondo Serafino Zucchelli, segretario dell'Anaao-Assomed
(medici ospedalieri), "la Fism è una società privata e prende
finanziamenti statali. Perché dare a un privato quel compito e non alla
Fnomceo, istituita e regolamentata per legge?". (maria gullo)
da "la repubblica"
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