Colpo di scena al processo a Paolo Tumminello che deve rispondere di
esercizio abusivo della professione
«Mi ha pagato per denunciare il dentista»
Testimone ritratta e accusa un medico. La replica: «E' una calunnia»
Colpo di scena ieri mattina in tribunale al processo nei confronti di
Paolo Tumminello, accusato di esercizio abusivo della professione di
dentista. Il testimone chiave dell'accusa ha ritrattato in aula la
denuncia che aveva presentato contro l'imputato nel 2002. Il teste ha poi
affermato davanti al giudice Monica Fagnoni di avere ricevuto tremila euro
dal dottor Gaetano Noè, presidente dell'albo degli odontoiatri
piacentini, perché denunciasse Tumminello. Somma che gli sarebbe stata
consegnata durante un incontro in cui il testimone, Antonio Bivona di San
Rocco al Porto, firmò quella che ha definito una relazione contro
l'imputato. Relazione che è approdata in procura e ha generato il
processo. «Tumminello non mi ha mai curato» ha spiegato il giovane
ammonito dal giudice sui rischi che corre in merito ad eventuali sanzioni
penali per il suo comportamento in aula. E Il dottor Noè, contattato
telefonicamente, ha escluso categoricamente ogni tipo di coinvolgimento
nelle vicenda: «Non è vero niente. è assurdo. Ho dato mandato ai miei
avvocati di denunciare quell'uomo per calunnia».
Questo il racconto del giovane di San Rocco al Porto: «Nel giugno 2002
sono stato curato nella clinica Dental Medical Center dal dottor Giuseppe
Catacchio. Dopo l'intervento a un dente ho avuto dei problemi, sono
tornato dal medico che mi aveva operato, ma mi sono poi rivolto al pronto
soccorso e quindi a un altro dentista: il dottor Paolo Generali che mi ha
guarito. È stato lui a dirmi che se avessi voluto avrei potuto ottenere
un risarcimento per la situazione che aveva vissuto e mi ha anche indicato
il dottor Gaetano Noè come una persona che mi avrebbe potuto aiutare».
Antonio Bivona ha quindi spiegato i suoi rapporti con il presidente degli
odontoiatri: «È stato Noè a dettarmi una relazione in cui io accusavo
Tumminello e per questo mi ha promesso e poi consegnato tremila euro in un
incontro che ho avuto con lui all'ordine dei medici in via San Marco. Ma
ho scritto il falso, Tumminello non mi ha mai messo le mani in bocca».
«Perché ha presentato quella falsa denuncia?» ha incalzato il giudice.
«Perché in quel periodo avevo un estremo bisogno di soldi». «E ha
impiegato tre anni per pentirsi? Come ha accettato tremila euro allora per
dire il falso avrebbe potuto accettarne altri per ridirlo» ha aggiunto la
dottoressa Fagnoni. «No - ha sottolineato Bivona - quello che ho detto
oggi è la verità come mi hanno esortato a fare mia madre e mia moglie».
La parola è quindi passata al dottor Paolo Generali: «Ho curato Antonio
Bivona nel luglio del 2002 e quando fu guarito mi chiese un parere sul
problema che aveva avuto in precedenza. Io gli consigliai di rivolgersi o
ad un medico legale oppure, se aveva dei dubbi sulle persone che lo
avevano curato, di parlare con il presidente degli odontoiatri. Lui - ha
aggiunto il dentista - mi disse che il suo intervento era stato eseguito
da una persona, ma che poi era intervenuta d'autorità un'altra, un certo
dottor Paolo, di cui però non mi ha riferito il cognome». Il maresciallo
Ercole Dallospedale ha successivamente spiegato di avere eseguito
accertamenti con colleghi del Nas sulla clinica e sull'imputato. «Tumminello
era il coordinatore del personale medico della clinica - ha detto - ma
mentre i dentisti che lavoravano al Dental Medical Center sono risultati
tutti laureati, Tumminello non risultava essere iscritto all'albo e al
ministero della Salute non risultava una sua richiesta di riconoscimento
di eventuali titoli conseguiti in università straniere». La prossima
udienza, in cui tra l'altro verrà sentito come testimone il dottor
Gianfranco Chiappa, allora presidente dell'ordine dei medici, e
l'imputato, è fissata per il 30 settembre.
da: Libertà /Piacenza Fulvio Ferrari
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