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14/10/2005   Profilo professionale: riforma delle professioni

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Il 28 giugno u.s. la commissione sanità del Senato aveva approvato il testo del disegno di legge per la riforma delle professioni sanitarie. 
Ci si aspettava quindi venisse posto subito in discussione in aula al Senato per poi passare alla Camera.
Da allora però non è successo più nulla.
Il presidente della Commissione Sanità, in questi giorni, ha dichiarato alla stampa che é sua intenzione tentare di porre in discussione il provvedimento già nella seduta dell'aula di mercoledì prossimo. Qualora però non ve ne fossero le condizioni, la discussione dovrebbe essere rinviata a quando saranno conclusi i lavori sulla legge finanziaria.
Questo provvedimento, come noto, è l'anello mancante per poter concludere la riforma delle professioni sanitarie.
Una volta divenuto legge, questa disposizione consentirà infatti l'emanazione di norme che individuino il profilo professionale dell'odontotecnico e dell'ottico, ma anche il perfezionamento della situazione delle 22 figure professionali già disciplinate delle quali però solo 5 sono organizzate in collegi.

 

Di seguito due articoli pubblicati nel sole 24 ore

  

 

SANITA’, CORSA ALL’ALBO PER 500MILA. Ma i vertici delle categorie temono che il progetto si incagli.

 

Infermieri e tecnici sanitari vanno all'attacco del Senato. Accusato di aver bloccato l'iter del disegno di legge che istituisce Ordini e Albi per i 22 profili professionali. Il provvedimento attende dalla fine di giugno l’esame dell'Aula di Palazzo Madama, complice la battaglia suI Ddl risparmio e la corsia preferenziale conquistata da altri testi, "ex Cirielli" in primis. Il Ddl, se il Senato dovesse approvarlo entro metà novembre dopo la discussione sulla Finanziaria, approderà alla Camera in piena sessione di bilancio.

Professioni alla carica. I rappresentanti delle associazioni di categoria, riuniti ieri a Bologna, hanno espresso "preoccupazione per il blocco dell'iter del Ddl", attaccando la bagarre scoppiata in Senato, che ha finito per dividere maggioranza e opposizione anche su questo provvedimento, "in contrasto con l'unanimità con cui e stato approvato in com-missione igiene e sanità". Gli oltre 500mila operatori sanitari chiedono che il Ddl sia subito inserito all'ordine del giorno dell' Aula.

Il testo. Oggi, dei 22 profili professionali sanitari esistenti, solo cinque (365mila operatori) hanno un Collegio. Ma tutti reclamano forme di tutela deontologica più strutturate. Il Ddl delega perciò il Governo a creare almeno un Ordine per ciascuna della quattro aree indicate dalla legge 251/2000 (infermieristica, ostetrica, della riabilitazione e della prevenzione), ma dà la possibilità di istituire Ordini separati per le professioni con almeno 20mila iscritti. Comunque, ogni profilo professionale avrà il suo Albo. Conti alla mano, dunque, dovrebbero nascere almeno sei nuove Federazioni, anche se le professioni ne ipotizzano addirittura dieci. Con il Ddl torna in pista anche la funzione di caposala, definita "di coordinamento" e si suddividono le professioni sanitarie in quattro fasce: professionisti (dotati di abilitazione), coordinatori (titolari di un master di primo livello per le relative funzioni, tra cui saranno riassorbite le vecchie caposala), specialisti (idem, ma per le funzioni specialistiche), dirigenti (laureati nella relativa disciplina ovvero con pregressa esperienza almeno quinquennale). E’ previsto poi che il titolo universitario sia direttamente abilitante alla professione (senza esame di Stato).

Unanimità a rischio. In commissione il Ddl è stato licenziato praticamente all'unanimità, ma in questi giorni il fronte sembra spaccarsi. Il presidente della Igiene e Sanità, Antonio Tomassini, si dice fiducioso: "Il mancato incardinamento in Aula è dovuto al contenzioso sul Ddl risparmio. Abbiamo tentato di chiedere una deroga, incontrando però l’indisponibilità della Margherita. Ora confidiamo di risolvere le incomprensioni e speriamo di cominciare in assemblea mercoledì prossimo". Se poi si fallisse, "al massimo si rimanderebbe alla fine della sessione di bilancio". Per Tomassini, qualche problema potrà semmai porsi alla Camera, dove "varrà moltissimo la capacità dei senatori di sostenere il provvedimento". Emanuela Baio Dossi (Margherita) solleva perplessità sul testo. "Serve un'ulteriore riflessione - afferma - perché la sanità ha bisogno di più chiarezza: vanno distinti meglio i ruoli e le competenze della professione medica, sanitaria e parasanitaria, altrimenti si creeranno equivoci, come gia capita spesso tra ginecologi e ostetriche". La soluzione? "Lavorare ancora informalmente in commissione sul disegno di legge, in modo da proporre noi stessi in Aula gli opportuni miglioramenti". Ma per Monica Bettoni (Ds) "le professioni sanitarie non possono rimanere in mezzo al guado". E non c'e Antitrust che tenga: "O si fa una riforma generale degli Ordini oppure non si capisce perché alcuni professionisti debbano averli e altri no".

 

Paolo Del Bufalo

Manuela Perrone

Il Sole-24 Ore

13 Ottobre 2005

 

Professioni. Attende l’esame dell’Aula del Senato il disegno di legge che istituisce gli Ordini per 22 profili

Restano inascoltate le critiche dell'Antitrust .

 

All'Antitrust non piace affatto la battaglia per i nuovi Ordini. Secondo l'Authority, che ha più volte bocciato l'idea (a partire dall'indagine conoscitiva del 1997 fino all'ultima segnalazione di fine 2004 in occasione della presentazione del testo governativo in materia), si determinerebbe "una restrizione della concorrenza e del corretto funzionamento del mercato dei servizi professionali nel settore". E gli assistiti rischierebbero un "ingiustificato aumento dei costi dei servizi offerti" senza necessariamente averne "garantita" la qualità. La barriera degli Ordini per l'ingresso alla professione sarebbe giustificata, secondo l’Antitrust, solo "per le ipotesi in cui, sussistendo un'asimmetria informativa tra consumatore e professionista, sia necessario, al fine di garantire maggiori benefici per i consumatori, consentire l’accesso a determinate attività a quanti possiedono specifici requisiti di qualificazione professionale". Asimmetria informativa che però, conclude l’Authority, nel caso delle professioni sanitarie non c'è.

Bruxelles la pensa nello stesso modo, anche se le considerazioni non sono mirate solo al settore sanitario: troppe regole vincolano la concorrenza.

 

Il Sole-24 Ore

13 Ottobre 2005

 

 

 

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