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Il 28 giugno u.s. la commissione
sanità del Senato aveva approvato il testo del disegno di legge per la
riforma delle professioni sanitarie.
Ci si aspettava quindi venisse posto subito in discussione in aula al Senato
per poi passare alla Camera.
Da allora però non è successo più nulla.
Il presidente della Commissione Sanità, in questi giorni, ha dichiarato alla
stampa che é sua intenzione tentare di porre in discussione il provvedimento
già nella seduta dell'aula di mercoledì prossimo. Qualora però non ve ne
fossero le condizioni, la discussione dovrebbe essere rinviata a quando
saranno conclusi i lavori sulla legge finanziaria.
Questo provvedimento, come noto, è l'anello mancante per poter concludere la
riforma delle professioni sanitarie.
Una volta divenuto legge, questa disposizione consentirà infatti l'emanazione
di norme che individuino il profilo professionale dell'odontotecnico e
dell'ottico, ma anche il perfezionamento della situazione delle 22 figure
professionali già disciplinate delle quali però solo 5 sono organizzate in
collegi.
Di seguito due articoli pubblicati nel sole 24 ore
SANITA’, CORSA ALL’ALBO PER 500MILA. Ma
i vertici delle categorie temono che il progetto si incagli.
Infermieri e tecnici sanitari vanno
all'attacco del Senato. Accusato di aver bloccato l'iter del disegno di legge
che istituisce Ordini e Albi per i 22 profili professionali. Il provvedimento
attende dalla fine di giugno l’esame dell'Aula di Palazzo Madama, complice
la battaglia suI Ddl risparmio e la corsia preferenziale conquistata da altri
testi, "ex Cirielli" in primis. Il Ddl, se il Senato dovesse
approvarlo entro metà novembre dopo la discussione sulla Finanziaria,
approderà alla Camera in piena sessione di bilancio.
Professioni alla carica. I
rappresentanti delle associazioni di categoria, riuniti ieri a Bologna, hanno
espresso "preoccupazione per il blocco dell'iter del Ddl",
attaccando la bagarre scoppiata in Senato, che ha finito per dividere
maggioranza e opposizione anche su questo provvedimento, "in contrasto
con l'unanimità con cui e stato approvato in com-missione igiene e
sanità". Gli oltre 500mila operatori sanitari chiedono che il Ddl sia
subito inserito all'ordine del giorno dell' Aula.
Il testo. Oggi, dei 22 profili
professionali sanitari esistenti, solo cinque (365mila operatori) hanno un
Collegio. Ma tutti reclamano forme di tutela deontologica più strutturate. Il
Ddl delega perciò il Governo a creare almeno un Ordine per ciascuna della
quattro aree indicate dalla legge 251/2000 (infermieristica, ostetrica, della
riabilitazione e della prevenzione), ma dà la possibilità di istituire
Ordini separati per le professioni con almeno 20mila iscritti. Comunque, ogni
profilo professionale avrà il suo Albo. Conti alla mano, dunque, dovrebbero
nascere almeno sei nuove Federazioni, anche se le professioni ne ipotizzano
addirittura dieci. Con il Ddl torna in pista anche la funzione di caposala,
definita "di coordinamento" e si suddividono le professioni
sanitarie in quattro fasce: professionisti (dotati di abilitazione),
coordinatori (titolari di un master di primo livello per le relative funzioni,
tra cui saranno riassorbite le vecchie caposala), specialisti (idem, ma per le
funzioni specialistiche), dirigenti (laureati nella relativa disciplina ovvero
con pregressa esperienza almeno quinquennale). E’ previsto poi che il titolo
universitario sia direttamente abilitante alla professione (senza esame di
Stato).
Unanimità a rischio. In commissione il
Ddl è stato licenziato praticamente all'unanimità, ma in questi giorni il
fronte sembra spaccarsi. Il presidente della Igiene e Sanità, Antonio
Tomassini, si dice fiducioso: "Il mancato incardinamento in Aula è
dovuto al contenzioso sul Ddl risparmio. Abbiamo tentato di chiedere una
deroga, incontrando però l’indisponibilità della Margherita. Ora
confidiamo di risolvere le incomprensioni e speriamo di cominciare in
assemblea mercoledì prossimo". Se poi si fallisse, "al massimo si
rimanderebbe alla fine della sessione di bilancio". Per Tomassini,
qualche problema potrà semmai porsi alla Camera, dove "varrà moltissimo
la capacità dei senatori di sostenere il provvedimento". Emanuela Baio
Dossi (Margherita) solleva perplessità sul testo. "Serve un'ulteriore
riflessione - afferma - perché la sanità ha bisogno di più chiarezza: vanno
distinti meglio i ruoli e le competenze della professione medica, sanitaria e
parasanitaria, altrimenti si creeranno equivoci, come gia capita spesso tra
ginecologi e ostetriche". La soluzione? "Lavorare ancora
informalmente in commissione sul disegno di legge, in modo da proporre noi
stessi in Aula gli opportuni miglioramenti". Ma per Monica Bettoni (Ds)
"le professioni sanitarie non possono rimanere in mezzo al guado". E
non c'e Antitrust che tenga: "O si fa una riforma generale degli Ordini
oppure non si capisce perché alcuni professionisti debbano averli e altri
no".
Paolo Del Bufalo
Manuela Perrone
Il Sole-24 Ore
13 Ottobre 2005
Professioni. Attende l’esame dell’Aula
del Senato il disegno di legge che istituisce gli Ordini per 22 profili
Restano inascoltate le critiche
dell'Antitrust .
All'Antitrust non piace affatto la battaglia
per i nuovi Ordini. Secondo l'Authority, che ha più volte bocciato l'idea (a
partire dall'indagine conoscitiva del 1997 fino all'ultima segnalazione di
fine 2004 in occasione della presentazione del testo governativo in materia),
si determinerebbe "una restrizione della concorrenza e del corretto
funzionamento del mercato dei servizi professionali nel settore". E gli
assistiti rischierebbero un "ingiustificato aumento dei costi dei servizi
offerti" senza necessariamente averne "garantita" la qualità.
La barriera degli Ordini per l'ingresso alla professione sarebbe giustificata,
secondo l’Antitrust, solo "per le ipotesi in cui, sussistendo
un'asimmetria informativa tra consumatore e professionista, sia necessario, al
fine di garantire maggiori benefici per i consumatori, consentire l’accesso
a determinate attività a quanti possiedono specifici requisiti di
qualificazione professionale". Asimmetria informativa che però, conclude
l’Authority, nel caso delle professioni sanitarie non c'è.
Bruxelles la pensa nello stesso modo, anche
se le considerazioni non sono mirate solo al settore sanitario: troppe regole
vincolano la concorrenza.
Il Sole-24 Ore
13 Ottobre 2005
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