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20/10/2005   Ordini e qualifiche professionali: l'Europa mette ordine

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Vi proponiamo due articoli riguardanti gli ordini e le qualifiche professionali a livello europeo.

Qualifiche professionali pubblicata direttiva UE
Riconoscimento dei titoli mediante il confronto dei livelli di formazione

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07/10/2005 - È stata pubblicata sulla Gazzetta dell’Unione Europea del 30 settembre scorso la direttiva 2005/36/Ce relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, per facilitare la libera circolazione dei professionisti nell’Unione Europea.

La direttiva armonizza e accorpa quindici direttive settoriali per professioni regolamentate (tra cui architetti, medici e dentisti) stabilendo regole omogenee per svolgere nella Ue la professione per la quale si è studiato nel Paese d’origine.

Il riconoscimento dei titoli avverrà secondo parametri minimi di formazione: sono fissati cinque livelli di riferimento che corrispondono ad altrettanti cicli di formazione nei diversi Stati membri. Questo sistema consentirà di mettere a confronto le qualifiche dei professionisti che provengono da Paesi diversi. Nell'ambito delle autonomie nazionali ogni governo decide quali sono i livelli di cultura e di formazione minima per l'accesso alle singole professioni e chi deve autorizzarne l'esercizio e controllarne lo svolgimento.

Ai fini del reciproco riconoscimento, lo Stato membro ospitante autorizza il professionista che ne ha fatto richiesta sulla base di un attestato di competenza o di un titolo di formazione con livello di qualifica almeno immediatamente anteriore a quello richiesto nel suo Stato di origine.

Lo Stato ospitante può, inoltre, richiedere provvedimenti di compensazione, come tirocini o prove, nel caso in cui non ci sia perfetta corrispondenza tra la qualifica conseguita e quella richiesta per la professione. Accordi tra gli Stati potranno far sì che determinate professioni saranno riconosciute in maniera automatica.

Relativamente alle prestazioni temporanee, si prevede che il professionista sarà soggetto, nella gran parte dei casi, alla normativa vigente nel Paese nel quale presterà il servizio.

Gli Stati membri hanno ora due anni di tempo (fino a settembre 2007) per adeguarsi alla nuova normativa.

Relativamente alla situazione italiana, la nuova direttiva si inserisce nella discussione in atto in questi mesi sulla riforma delle professioni: la direttiva europea individua le autorità competenti ad espletare le procedure di riconoscimento delle qualifiche, confermando il ruolo di ordini e collegi ma rendendo necessaria la regolamentazione delle associazioni per quelle professioni oggi non organizzate

 

 

L'Europa mette Ordine
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da Panorama
di Anna Maria Angalone
19/10/2005

Su quasi 2 milioni fra avvocati, notai, ingegneri e dentisti pende la scure di Bruxelles, intenzionata a liberalizzare il mercato dei servizi. A meno che l'Italia...

Forse non avverrà subito, magari neppure tutto in una volta, ma la sorte degli ordini professionali in Italia sembra ormai segnata. Ad assestare il primo colpo destinato a smantellare le longeve e potenti «caste» dei liberi professionisti potrebbero essere la Commissione europea e la Corte di giustizia di Lussemburgo. O lo stesso governo italiano, qualora decidesse di far suo quanto proposto dal ministro alle Politiche comunitarie, Giorgio La Malfa.

Che, in questi giorni, è tornato a parlare di liberalizzare i servizi. Un provvedimento che avrebbe un impatto anche sui professionisti.
L'intenzione di cambiare le regole su accesso, tariffe e pubblicità delle libere professioni c'è da tempo. Di eliminare le reti di protezione delle categorie professionali, e aprirle così alla piena concorrenza, si discute da più di un decennio.

Ma l'impegno a una riforma, inserita nell'agenda di governo, era divenuto capitolo morto qualche mese fa, quando il guardasigilli Roberto Castelli, responsabile della riforma, aveva lasciato cadere la questione per mancanza di «condizioni politiche».
A remare contro sono in parecchi. Tra avvocati, dentisti, notai, architetti, ingegneri, in Italia si contano 27 ordini per quasi 2 milioni di persone. Vanno aggiunti gli aspiranti (circa 700 mila giovani, iscritti come praticanti ogni anno nei vari albi). Se l'Italia ha preso tempo, nonostante i richiami dell'Antitrust, l'Europa va diritta per la sua strada.

A luglio, il commissario europeo al Mercato interno Charlie McCreevy ha inviato all'Italia due «lettere di messa in mora», primo passo per avviare una procedura d'infrazione.

Il punto contestato riguarda i tariffari fissati dagli albi nazionali di avvocati, ingegneri e architetti, giudicati incompatibili con le norme Ue, improntate alla libera concorrenza e al mercato. L'Italia ha replicato a Bruxelles a metà settembre, inviando le sue osservazioni, ora aspetta il verdetto.

Se le prove di discolpa saranno insufficienti, si procederà con il secondo atto e il contenzioso andrà avanti. Altrimenti, la questione decadrà. Ma solo per il momento.
Davanti ai giudici di Lussemburgo sull'Italia pendono infatti diversi casi riguardanti singoli cittadini e due, in particolare, hanno al centro proprio gli onorari degli avvocati. L'udienza è fissata il 25 ottobre e le sentenze potrebbero portare qualche novità in materia di tariffari e consulenze.

Non basta. Un'indagine di Bruxelles svolta su sei professioni (avvocati, notai, ingegneri, architetti, farmacisti, commercialisti-contabili-consulenti fiscali), in base a cinque tipi di restrizioni della concorrenza, ha rilevato che alcuni paesi sono ancora troppo regolamentati.
E l'Italia è fra questi.
La classifica sull'apertura delle libere professioni la vede al penultimo posto, davanti alla Grecia. Secondo Bruxelles, l'importanza dei servizi professionali (nell'Ue il settore rappresenta 12 milioni di posti di lavoro, pari al 3 per cento del pil) impone interventi rapidi e decisi per la salute dell'economia e la competitività.
Ma anche per le tasche dei consumatori: nei paesi meno «chiusi», infatti, le parcelle sono sensibilmente diminuite.

Non solo.
Pochi sanno che ogni anno, almeno mille professionisti si spostano da altri paesi europei per stabilirsi in Italia. Ma, per loro, esercitare l'attività è ancora un percorso a ostacoli.

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