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23/11/2005   Lesioni colpose, una dentista condannata a un mese

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Nel suo studio avrebbe permesso a un odontoigienista di effettuare interventi medici su due pazienti


PESARO - Esercizio abusivo di professione medica e lesioni colpose: il tribunale ha emesso ieri due condanne contro l’odontoigienista pesarese A.C., 42 anni, e l’odontoiatra di Senigallia M.R.S., 45 anni. Il giudice monocratico Giombetti, dopo una lunga istruttoria che ha visto, sul banco dei testimoni, anche altri pazienti dello studio, ha ricostruito la vicenda che ieri ha portato alla condanna a tre mesi di reclusione per C. e a un mese per la dottoressa M.R.S. a cui si aggiunge il pagamento di una provvisionale che ammonta a 13.000 euro. La vicenda risale al 2001: C. era accusato di aver esercitato abusivamente la professione di odontoiatra (senza, cioè, la speciale abilitazione prevista per legge) e di aver eseguito visite e cure su numerosi pazienti in uno studio medico che, formalmente, era retto soltanto dalla dottoressa M.R.S.. L’accusa pendente su quest’ultima era quella di aver agevolato il primo reato consentendo a C. di esercitare nel suo studio. La M.R.S., secondo l’accusa, avrebbe effettuato anche prescrizioni scritte su indicazione di C. facendo in modo che l’attività odontoiatrica apparisse svolta da lei. Ma a margine di tutto questo c’è anche un altro aspetto, e cioè quello delle lesioni colpose lamentate da due pazienti pesaresi, madre e figlia, che si sono costituite parte civile e che, in sede di risarcimento civile, hanno chiesto 60.000 euro a testa. I due sono stati accusati di aver effettuato una serie di interventi sull’apparato dentario di F. P., casalinga pesarese di 58 anni, inserendo un ponte e poi eseguendo degli interventi correttivi che avrebbero aggravato la situazione. L’accusa di lesioni comprende anche gli interventi fatti sulla figlia, B. G.i, 34 anni e titolare di una copisteria, nella cura di due carie e nella sostituzione di due otturazioni effettuate da un altro medico. “Siamo soddisfatte - ha commentato F. P. che co la figlia, era rappresentata dall’avvocato Sergio Gabrielli - dopo quasi quattro anni di sofferenza finalmente è stata fatta un po’ di giustizia. Da 4 anni passo da un medico all’altro cercando di risolvere i miei problemi purtroppo con scarsi risultati. La nostra decisione di voler agire in giudizio è stata di natura strettamente morale: a muoverci è stato uno spiccato senso civico”.

da Corriere Adriatico

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