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Medici che non difendono il proprio diritto ad aggiornarsi; regioni che
remano contro l'obbligo del medico di "tenersi informato"; governi
che prendono provvedimenti affrettati; ordini che organizzano corsi al posto
degli enti deputati (i provider); l'educazione continua medica (Ecm) sembra
sempre più in alto mare. Insomma, i dubbi e le perplessità sull'Ecm sono
tanti. E neppure è servito a far chiarezza il recente Forum sanità futura di
Cernobbio, peraltro disertato - stando al programma iniziale della
manifestazione - da molti esponenti del ministero della Salute e delle
regioni.
Pertanto, approfittando della cerimonia del Premio Galeno (Università di
Milano, 18 novembre) abbiamo chiesto al direttore della Commissione nazionale
Ecm, Maria Linetti, che fine fa l'istituzione da lei diretta, e se si dovranno
attendere le elezioni politiche di primavera per porre fine al silenzio delle
istituzioni centrali in materia di aggiornamento degli operatori della
sanità. A sorpresa, Linetti esordisce con un atto d'accusa, indirizzato alle
associazioni di sanitari che hanno firmato i contratti del comparto e della
dirigenza medica.
"Parlo - spiega - di una grande sconfitta dell'Ecm, forse l'unica
verificatasi finora. I sindacati, che dovrebbero utilizzare i crediti
formativi per favorire un aggiornamento democratico degli operatori della
sanità, hanno siglato accordi secondo cui, se un'azienda ospedaliera non è
in grado di fornire i crediti, l'operatore sanitario viene di fatto esonerato
dalla formazione continua. Faccio un esempio: se per motivi di turnazione
potrebbe venire difficile all'infermiere di pronto soccorso assentarsi, che
fa?, non si aggiorna? La risposta è sì, perché viene esonerato. A cascata,
avremo discriminazioni tra categorie di operatori sanitari e cittadini
fruitori delle rispettive prestazioni. Come possiamo rimediare a questa
situazione?".
Su questi temi, finché c'era Girolamo Sirchia a Lungotevere Ripa, era il
ministero della Salute ad esternare. Ora non più. E i sindacati, i provider,
le istituzioni attendono lumi proprio da voi...
"A breve faremo il punto. E ribadiremo, intanto, che nell'arco
dell'anno di iniziative la commissione nazionale ne ha intraprese: è partito
l'osservatorio sulla qualità in formazione continua promosso dalle regioni.
Ordini e collegi hanno diligentemente registrato i crediti degli iscritti e
trasmesso i dati del primo trimestre all'anagrafica del consorzio Cogeaps e
stanno trasmettendo quelli del secondo. Sono in atto sperimentazioni di
formazione aziendale e a distanza (Fad): una con l'ospedale Bambin Gesù di
Roma valuta le acquisizioni pratiche degli operatori negli eventi di sviluppo
professionale continuo; un'altra con l'università di Napoli è relativa a
corsi di emergenza e farmacologia. Per farla breve, la commissione sta
testando varie tipologie di formazione e siglando protocolli d'intesa con le
regioni".
Appunto, in Lombardia l'Ecm è volontaria; la Toscana invece accredita solo
eventi che ritiene utili al suo territorio; i provider accreditati da una
regione non sono gli stessi promossi dal ministero. A Roma non vi sentite un
po' residuali?
"L'articolazione dei sistemi Ecm regionali è uno dei prodotti della fase
sperimentale quinquennale in corso. E' utile anche a noi capire in quali
materie le regioni reputino utile scommettere".
L'articolazione in venti sistemi Ecm non rischia di diventare una
disarticolazione anche del sapere dei medici, che varierebbe da regione a
regione?
"E' un problema sul tappeto, e la devolution appena approvata non aiuta.
Ci vuole un tavolo politico stato-regioni per accordarsi su chi fa cosa. Là
noi tecnici potremmo far fruttare i nostri sforzi per migliorare la qualità
formativa. Altrimenti la forza di questa Ecm starà tutta, per ora, nella
portata delle sperimentazioni nazionali e regionali in corso".
Che fine fa la commissione Ecm con l'istituzione, prevista da un atto
stato-regioni del marzo scorso, del Centro Ecm che ne erediterebbe rilevanti
poteri?
"Il "Centro" è un'iniziativa che non ha avuto seguito,
accreditata da interlocutori che non ci sono più. E' cambiato il ministro (Sirchia
aveva voluto il patto, ndr) e la devolution ha accresciuto il potere delle
regioni. Il patto di marzo 2005 va rivisto. Anche perché aveva un difetto: le
modifiche ai poteri della commissione nazionale Ecm, previste dalla legge di
riforma-ter, non possono essere rese vigenti da un atto pattizio, che non ha
efficacia normativa tale da abrogare la legge 229".
Intanto gli ordini dei medici continuano a organizzare corsi sui temi più
disparati anche se la commissione Ecm aveva attribuito loro funzioni molto
più limitate...
"Agli ordini la commissione Ecm ha affidato la certificazione dei
crediti, che attesta che il medico ha acquisito una conoscenza idonea
all'esercizio della professione: saranno, dunque, provider su temi
etico-deontologici. Se gli ordini ritengono di collaborare al rogramma di Ecm,
svolgendo ruoli che ritengono per la loro realtà significativi, possono
rappresentarlo direttamente in Commissione nazionale per la formazione
continua per ridiscuterne l'attuazione".
Dunque l'ordine può aggiornare anche su temi scientifici?
"Laddove rilevi la necessità di una formazione per operatori che
altrimenti ne sarebbero sprovvisti, e gli restino mezzi, può fare
aggiornamento, ma sulle materie "carenti"".
E' irreversibile l'esclusione dei sindacati dai provider, disposta a giugno
2004 dal decreto dell'allora ministro Sirchia?
"Il decreto è un atto amministrativo e può essere oggetto di
revisione".
Basta l'autocertificazione del provider ad attestare che un evento
sponsorizzato è esente da conflitti d'interesse oppure, come ritiene qualche
voce autorevole, il ministero dovrà prevedere modelli contrattuali più
complessi?
"Stiamo mettendo a punto regole per rendere i rapporti tra operatori
dell'Ecm il più possibile applicabili, ma in questa materia la forma
contrattuale è sempre libera. In particolare, le autocertificazioni
rilasciate al ministero della Salute da chi organizza eventi sono atti di
garanzia per la pubblica amministrazione. Se rilevassimo che quanto
autocertificato non è vero, le conseguenze giuridiche per chi abbia
rilasciato false dichiarazioni sarebbero altrettanto rilevanti che se ci fosse
un contratto scritto tra le parti. Vorrei anche precisare che nessuno nega
alle case farmaceutiche di partecipare agli eventi Ecm come sponsor, ma
l'interesse commerciale deve manifestarsi al di fuori dell'evento formativo.
Le ore di formazione devono essere neutrali".
Corriere Medico
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