Per la privacy è ancora proroga. L’ennesima. Slitta a fine
febbraio l’obbligo per la pubblica amministrazione di dotarsi di regolamenti,
predisposti anche secondo schemi-tipo autorizzati dal Garante, contenenti le
regole per il trattamento dei dati sensibili. Gli uffici pubblici guadagnano
così due mesi la scadenza era, infatti, prevista per la fine di dicembre.
Sono, invece, tre i mesi accordati a tutti coloro che devono predisporre il
documento programmatico sulla sicurezza (Dps). Anche in questo caso il tempo
limite sarebbe dovuto essere il 31 dicembre prossimo e, invece, diventa il 31
marzo. Slitta, infine, al 30 giugno il termine per coloro che non possono, per
certificati motivi, approntare il Dps entro la fine di marzo.
Le nuove scadenze sono previste dal decreto legge "milleproroghe",
approvato ieri dal Consiglio dei ministri. (...)
(...) Anche per il Dps si tratta di un nuovo slittamento.
Il documento per la sicurezza era già stato previsto dalla vecchia normativa
sulla privacy, ma il Codice della riservatezza ne ha esteso la portata,
prevedendo che debba essere aggiornato entro fine marzo di ogni anno. Prima
riguardava la gestione dei dati sensibili e giudiziari effettuata con
elaboratori accessibili mediante una rete di telecomunicazioni disponibili al
pubblico; ora l’obbligo interessa tutti coloro che – soggetti pubblici e
privati – si servono, per il trattamento di quei dati, di strumenti
elettronici. Dunque, il Dps non è un adempimento del tutto nuovo. La novità
soggetta a differimento riguarda unicamente la predisposizione del nuovo
documento secondo le nuove misure minime di sicurezza introdotte dal Codice.
"Rispetto alle proroghe accordate in passato – sottolinea Giovanni Buttarelli,
segretario generale del Garante – queste ultime due sono differenti. Si tratta
di un tempo minimo per mettersi in regola. E la pubblica amministrazione ha
già fatto molti passi in avanti. Per quanto riguarda il Dps, poi, la proroga
ha razionalizzato le scadenze: si sarebbe, infatti, dovuto preparare un
documento entro la fine dell’anno, per poi rifarlo entro il 31 marzo.
Antonello Cherchi
Il Sole-24 Ore
23 dicembre 2005