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Sei nuove Federazioni di Ordini professionali bussano alla porta
delle professioni sanitarie. Nonostante il niet dei “guardiani” dell’Antitrust
e della Commissione Ue che hanno già giudicato più volte - a partire dal 1997
- l’eccesso di questi organismi una mina anti-concorrenza.
Sono quelli che nasceranno quando il Ddl che riordina il settore (il testo
unificato di quattro Ddl di maggioranza, opposizione e Governo), approvato
all’unanimità dall’aula del Senato nella tarda serata di mercoledì 14
dicembre, sarà definitivamente convertito dalla Camera.Oggi, dei 22 profili
professionali sanitari esistenti, solo cinque (365mila operatori) hanno un
Collegio. Ma tutti reclamano forme di tutela deontologica più strutturate.
Il Ddl approvato delega perciò il Governo a creare almeno un Ordine per
ciascuna della quattro aree indicate dalla legge 251/2000 (infermieristica,
ostetrica, della riabilitazione e della prevenzione), ma dà la possibilità di
istituire Ordini separati per le professioni con almeno 20mila iscritti.
Comunque, ogni profilo professionale avrà il suo Albo. Conti alla mano,
dunque, dovrebbero nascere almeno sei nuove Federazioni, anche se le
professioni ne ipotizzano addirittura dieci.
Il tutto, ovviamente, dovrà essere fatto senza alcun aggravio di spesa per
la finanza pubblica.Con il provvedimento approvato torna in pista anche la
funzione di caposala, definita «di coordinamento» e valida per tutte le
professioni sanitarie che si suddividono in quattro fasce: professionisti
(dotati di abilitazione), coordinatori (titolari di un master di primo livello
per le relative funzioni, tra cui saranno riassorbite le vecchie caposala),
specialisti (idem, ma per le funzioni specialistiche), dirigenti (laureati
nella relativa disciplina ovvero con pregressa esperienza almeno
quinquennale).
È previsto poi che il titolo universitario sia direttamente abilitante alla
professione (senza esame di Stato, fatto questo che ha già fatto insorgere a
suo tempo la Federazione nazionale degli Ordini dei medici).Possibile, infine,
grazie alle chanche del federalismo, anche la creazione di nuove “professioni
sanitarie non mediche” legate a esigenze locali. Per realizzarle, la guida
saranno le normative comunitarie o iniziative di Stato o Regioni in base alle
necessità indicate nel Piano sanitario nazionale o in quelli regionali. Le
nuove professioni, comunque, potranno nascere solo se non sarà possibile far
fronte alle necessità con gli operatori dei profili già in servizio.
In “coda” al testo sono stati approvati comunque due ordini del giorno che
salvano alcuni emendamenti non approvati,Il primo riguarda la previsione di
realizzare un albo degli economi provveditori delle aziende sanitarie, che
devono essere dirigenti amministrativi o funzionari amminitrstativi almeno
dell’VIII livello funzionale, con laurea, master in managemnt sanitario ed
esperienza quinquennale di servizio. Il secondo prevde invece l’inserimento
delle professioni di odontotecnico e ottico tra quelle sanitarie non mediche,
che dovranno essere comunque disciplinate con un accordo tra Stato e Regioni.
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