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12/01/2006   Laboratori e studi nel mirino (da dentalweb)

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Nuova tornata per gli studi di settore, gli strumenti ideati dal fisco per accertare i redditi. L’apposita commissione di esperti ha approvato lo scorso 6 dicembre, ben 26 studi rappresentativi di 60 attività economiche, fra le quali rientrano anche taluni settori di interesse sanitario, come i centri di dialisi, gli studi di radiologia e radioterapia, gli studi medici e i poliambulatori specialisti, i laboratori di analisi.
Per quanto riguarda i professionisti, tuttavia, la commissione ne ha proposto un’applicazione monitorata, soprattutto per quanto riguarda la valorizzazione dell’elemento territoriale.

Gli studi di settore. Come è noto, gli studi di settore sono uno strumento elaborato dal fisco per determinare la capacità delle imprese e dei professionisti, nell’ambito dei rispettivi settori economici di appartenenza. Tali strumenti di controllo sono realizzati sulla base dei dati complessivamente forniti dai contribuenti della categoria, in risposta ad appositi questionari, inviati dall’amministrazione finanziaria. Per ogni singola attività economica sono rilevate le relazioni esistenti tra le variabili contabili e quelle strutturali, sia interne sia esterne all’azienda all’attività professionale.

I contribuenti interessati dal studi di settore sono i titolari di redditi d’impresa e gli esercenti arti e professioni titolari di partita iva, indipendentemente dalla forma giuridica scelta o dal tipo di contabilità adottata. Lo studio di settore non si applica, invece, quando si verifichino casi di esclusione o di inapplicabilità, fra cui rientra il volume di ricavi o di compensi superiori a 5.164.569 euro.

Gli indicatori di incoerenza. L’articolo 10 della legge 146/1998, come modificato dalla legge 311/2004, disciplina le modalità di accertamento sulla base degli studi di settore anche nei confronti dei contribuenti in contabilità ordinaria, sia per obbligo che per opzione. In particolare, questi soggetti possono essere oggetto di accertamento, sulla base degli studi di settore, quando in almeno due periodi di imposta su tre consecutivi considerati, compreso quello da accertare, l’ammontare dei ricavi determinabili sulla base degli studi di settore risulti superiore all’ammontare dei ricavi dichiarati con riferimento agli stesso periodi d’imposta.

Nei confronti dei predetti soggetti, l’accertamento in esame è in ogni caso ammesso – a prescindere dalla condizione appena riferita - se emergono significative situazioni di incoerenza, rispetto a determinati “indici di natura economica, finanziaria o patrimoniale” individuati con apposito provvedimento del direttore dell’agenzia delle entrate, sentito il parere della commissione di esperti per gli studi di settore.

Quest’ultima, lo corso 6 dicembre 2005, ha espresso il proprio parere favorevole sugli indicatori di incoerenza economica, finanziaria o patrimoniale, proposti dall’agenzia delle entrate. Tali indici individuati consentiranno, dunque, all’agenzia di effettuare accertamenti sulla base degli studi di settore, anche nei confronti dei soggetti in contabilità ordinaria, prescindendo dalla verifica della condizione dei “due periodi di’imposta su tre” e della constatazione effettiva dell’inattendibilità della contabilità. Gli indicatori di incoerenza, più precisamente, sono i seguenti:
- valore dei beni strumentali inferiore agli ammortamenti di beni mobili strumentali
- discordanza tra il valore delle esistenza iniziali di merci, prodotti finiti, materie prime e sussidiarie, semilavorati e ai servizi non di durata utlrannuale e le relative rimanenze finali dell’esercizio precedente
- discordanza tra il valore delle esistenza iniziali relative a opere, forniture e esercizi di durata ultrannuale e le relative rimanenza finali dell’esercizio precedente
- indicazione della cassa negativa, riportata nel quadro della dichiarazione dei redditi.
- Si tratta a evidenza di anomali macroscopiche che lasciano chiaramente ipotizzare l’irregolare tenuta della contabilità. La possibilità per l’amministrazione finanziaria di utilizzare questa metodologia di accertamento, sulla base delle incoerenza degli indici di natura economica, finanziaria o patrimoniale, decorre dagli accertamenti relativi al periodo di’imposta 2004, anche nei confronti dei contribuenti in regime di contabilità ordinaria per opzione, esercenti attività d’impresa ed è esperibile, così come ribadito dall’agenzia delle entrate con le circolari 16 marzo 2005 n. 10/8/E e 21 giugno 2005 n. 32/E.

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