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20/06/2006   Troppi sprechi nella sanità italiana

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Troppi sprechi nella sanità italiana
di Nicoletta Cottone

Lo studio di Confesercenti
La sanità costa troppo ed è vittima della cultura dello spreco: esami inutili, ricoveri non necessari, interventi chirurgici evitabili, troppi errori in corsia.


Lo dimostra lo studio «100 casi di spreco nella sanità», presentato da Confesercenti. «Per garantire qualità nella medicina - spiega lo studio - non servono nuove legge, né drastici tagli. Bisogna modificare le cattive abitudini, sostenere scelte sicure, responsabili, risanare con saggezza un settore in cui le risorse non sono sempre utilizzate al meglio».

In Italia c’è un medico ogni 165 abitanti, ai quali si aggiunge un odontoiatra ogni 1.124 residenti. Un record negativo, con un esercito di disoccupati stimato in circa 80mila unità, che non ha eguali in altri Paesi dove in media i rapporto è pari a circa la metà di quello italiano. In compenso, invece, mancano almeno 60mila infermieri solo nel Centro-Nord.

Il fondo sanitario è cresciuto dai circa 48 miliardi di euro del 1995 ai circa 90 del 2005, con un contemporaneo aumento anche della spesa diretta per i cittadini, passata, negli stessi anni, da 10 a 25 miliardi di euro. La Finanziaria 2006 ha stanziato 91 miliardi di euro, ma il fabbisogno tendenziale indica una cifra variabile fra i 96,1 e i 97,6 miliardi, ai quali si aggiungono i rinnovi contrattuali stimati in circa 4 miliardi di euro. La Corte dei conti punta il dito sulla sottovalutazione dei costi, come accade sempre negli ultimi sei anni.

Tra gli sprechi di maggior rilievo l’acquisto di farmaci e beni biomedicali per 5 miliardi di euro, mentre una diversa organizzazione degli acquisti consentirebbe un risparmio di circa 500 milioni di euro l’anno. La ricerca sottolinea, inoltre, che in Italia abbiamo i prezzi dei farmaci più bassi d’Europa quando le scatole escono dagli stabilimenti di produzione, più alti quando arrivano nelle case dei cittadini. Tutta colpa, spiega una ricerca del Centro di economia sanitaria dell’Istituto Mario Negri di Milano, dei forti margini di ricarico di farmacie e grossisti.

Alcune formule di risparmio per la spesa sanitaria potrebbero essere legate a un miglior utilizzo dei macchinari, alla riduzione delle ricette e dei relativi costi per il Ssn, alla riduzione dei ricoveri impropri per interventi chirurgici o di persone anziane. Uno studio compiuto dall’Osservatorio della terza età dimostra che spesso gli ospedali sono utilizzati come parcheggi geriatrici, con uno spreco di circa 18 milioni di giornate di degenza l’anno. L’Agenzia per i servizi sanitari regionali ha calcolato che 3 ricoveri su 4 per interventi chirurgici di routine non richiederebbero il ricovero in ospedale. Spostando in day hospital, day surgery e ambulatorio un milione di prestazioni si otterrebbe un risparmio di circa 11 miliardi di euro l’anno.

Lo studio segnala anche molti sprechi e cattedrali nel deserto, a partire dall’ospedale Nuova Villa Malta di Sarno, costato 17 miliardi di vecchie lire, che non ha resistito all’alluvione che ha travolto il Paese, passando attraverso i lavori per l’ospedale di Boscotrecase (Torre Annunziata) iniziati nel ’65, abbandonati nel ’72, ripresi nell’84 e di nuovo bloccati in quanto tre anni fa gli inquirenti hanno trovalo proprio lì un deposito di armi della camorra.
Sotto l’obiettivo anche il caro letti: un ricovero in Friuli costa 3.108 euro, in Veneto 1.766. Un ricovero per cirrosi costa in Val d’Aosta 4.094 euro, in Toscana 2.977. Solo applicando i costi delle Regioni più virtuose si potrebbero risparmiare 5 miliardi di euro.

Troppe le prescrizioni di farmaci a pioggia (560 medici sono stati denunciati per iper-prescrizioni), eccessive le Tac effettuate (40 milioni l’anno), troppo lunghe le liste d’attesa, giurassici i tempi per effettuare mammografie (solo il 14,5% degli appuntamenti arriva entro i 15 giorni).

 

Il Sole 24 Ore

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