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Già in commercio un dentifricio che impiega i microcristalli
sintetizzati dal Laboratorio di strutturistica chimica biologica e ambientale
dell’Università di Bologna . Per la prima volta un dentifricio è in grado di
riparare l’idrossiapatite dei denti.
Da un lato la ricerca di base dei chimici del Ciamician, dall’altro
l’applicazione su scala industriale. Al centro una ricerca di base che in
pochi mesi si traduce in un brevetto e nella commercializzazione di un
dentifricio ad alto contenuto tecnologico. In estrema sintesi è questa la
storia del nuovo prodotto che impiega come principio attivo le microparticelle
di idrossiapatite sintetizzate dal Laboratorio di strutturistica chimica
biologica e ambientale diretto da Norberto Roveri.
"I nostri cristalli", spiega Roveri, "sono estremamente attivi e in breve
tempo si legano all’idrossiapatite naturale dello smalto riparando le cavità
prodotte dall’usura meccanica e dagli agenti chimici. Il principio attivo
brevettato permette di ricostruire tessuti che da soli non si possono
rigenerare. Rispetto ai dentifrici tradizionali con effetto anestetico,
dunque, il nuovo dentifricio con microrepair ha un effetto curativo".
Il connubio tra industria e Università di Bologna ha prodotto risultati in
tempi molto rapidi. L'azienda produttrice del dentifricio ha finanziato con 45
mila euro la ricerca di Barbara Palazzo, giovane chimica fresca di dottorato.
E a circa un anno di distanza è stata messa a punto la formula per produrre su
scala industriale un principio attivo che in laboratorio viene manipolato in
quantità irrisorie.
Il nuovo dentifricio, presentato pochi giorni fa nell’aula magna del
Ciamician, è però figlio di una ricerca che viene da lontano. "Trent’anni fa",
racconta Roveri, "quando ero appena laureato, il professor A. Ripamonti
cominciò a studiare, per primo a Bologna con tecniche diffrattometriche di
raggi X, la struttura del collageno e, in particolare, i tessuti biologici
calcificati: la chimica dei sistemi biologici in quei tempi non andava certo
di moda, tra i chimici, come oggi, ma gradualmente abbiamo studiato il tessuto
osseo e i processi di mineralizzazione, realizzando materiali applicati nel
campo dell’odontoiatria e poi nelle terapie oncologiche, dove i nostri
cristalli sono stati impiegati per somministrare in maniera mirata i principi
attivi. Un noto industriale è venuto a conoscenza di questa nostra esperienza
nel settore e ci ha chiesto di pensare un dentrificio tecnologicamente
avanzato".
Il dentifricio appena commercializzato esce accompagnato da una lettera su
carta intestata dell’Università di Bologna in cui si attesta che il prodotto è
frutto di un lavoro di ricerca scientifica. "L'industria", conclude Roveri,
"ha scelto l’Università di Bologna per certificare la qualità del proprio
prodotto".
Fonte: Ufficio stampa Alma Mater Studiorum Università di Bologna 2006.
Il Pensiero Scientifico Editore
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