Un servizio di odontoiatria efficiente ma problematico
La sanità pubblica cremonese si cura anche dei denti. E se da una parte è
una realtà utile, dall’altra si evidenzia come sempre più problematica, vista
la scarsità delle risorse: tra Cremona, Crema e Casalmaggiore vi sono sei
dentisti, che lavorano per un totale di 120 ore settimanali.
Non molto, per una realtà provinciale che conta oltre 300mila anime.
«Dall’agosto 2006, poi, la Regione Lombardia ha recepito una direttiva che ha
limitato di molto l’accesso al servizio ad esenzione del ticket » spiega
Lorenzo Duchi, responsabile dell’ambulatorio di odontoiatria di Cremona. «E
soprattutto è stato tolto l’accesso in base all’età. Così ora anche diversi
anziani, che non possono usufruire di questa agevolazione, e determinate fasce
della popolazione che prima non pagavano il ticket sanitario, ora si trovano a
doverlo pagare ».
Quali servizi forniscono i laboratori cremonesi?
«Complessivamente si effettua tutta l’odontoiatria di base, dalle estrazioni,
alle otturazioni, alle devitalizzazioni. La parte protesica è limitata alle
dentiere, mentre la parte odontotecnica si limita agli apparecchi semplici,
rimovibili. Si è scelto di effettuare i servizi di base, anche per poter
vedere più persone possibile, ed effettuare un’azione di prevenzione ».
Come funziona, il discorso della prevenzione?
«Da una parte c’è quella dell’odontoiatria conservativa, in cui durante la
visita spieghiamo al paziente l’igiene orale, e spesso anche i comportamenti
alimentari che possono portare a dei problemi. Inoltre esiste l’obbligatorietà
di una visita».
Chi sono i pazienti abituali?
«La clientela si sta diversificando, negli ultimi anni. I nostri utenti sono
sempre più immigrati, o persone ai margini, e questo spiazza una certa fascia
intermedia di popolazione ».
E i denti dei cremonesi come sono?
«Vediamo persone con gravi problemi, ma forse ciò è dovuto anche al fatto che
molti per vari motivi non hanno avuto la possibilità di fare visite
periodiche. Tuttavia, a livello generale, la situazione dei denti è in
miglioramento rispetto a 20 anni fa. Anche se in Italia resta un dato
sconcertante: l’odontoiatria pubblica non incide per più del 3,5 per cento».
Quali mezzi avete a disposizione, nel vostro lavoro?
«Fondamentalmente quelli standard, per un servizio effettuato in modo
corretto. E dove non arriva la tecnica arriva la manualità del dentista. Va
rimarcato poi il discorso sicurezza, per quanto riguarda la sterilizzazione
degli strumenti, che segui rigorosissimi protocolli».
Una sicurezza che non può avere chi si rivolge ad operatori abusivi...
«Vero, soprattutto a fronte del fatto che è un fenomeno purtroppo dilagante ».
Vedete molte persone, durante l’anno?
«Tantissime, nell’ordine delle migliaia. Tra l’altro la nostra attività si
differenzia dalle altre ambulatoriali, in quanto è una delle uniche in cui si
viene a creare un diretto rapporto tra medico e paziente».
Quali sono le fasce di utenti più problematiche?
«Sicuramente i pazienti colpiti da disabilità. Alcune categorie sono
difficilmente gestibili, e comportano non pochi problemi. D’altro canto molti
di questi vivono nelle comunità psichiatriche, che non sempre sono in grado di
garantire l’accesso al servizio ambulatoriale. Altra particolarità: uno dei
nostri medici presta servizio anche in carcere, ma anche lì la situazione è
abbastanza problematica, tanto più che è il dentista stesso a doversi portare
le attrezzature necessarie al proprio lavoro, visto che il carcere non le
fornisce»
Laura Bosio
da Cremonaweb
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