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28/02/2007   Pochi fondi per i denti

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Un servizio di odontoiatria efficiente ma problematico


La sanità pubblica cremonese si cura anche dei denti. E se da una parte è una realtà utile, dall’altra si evidenzia come sempre più problematica, vista la scarsità delle risorse: tra Cremona, Crema e Casalmaggiore vi sono sei dentisti, che lavorano per un totale di 120 ore settimanali.
Non molto, per una realtà provinciale che conta oltre 300mila anime.
«Dall’agosto 2006, poi, la Regione Lombardia ha recepito una direttiva che ha limitato di molto l’accesso al servizio ad esenzione del ticket » spiega Lorenzo Duchi, responsabile dell’ambulatorio di odontoiatria di Cremona. «E soprattutto è stato tolto l’accesso in base all’età. Così ora anche diversi anziani, che non possono usufruire di questa agevolazione, e determinate fasce della popolazione che prima non pagavano il ticket sanitario, ora si trovano a doverlo pagare ».
Quali servizi forniscono i laboratori cremonesi?
«Complessivamente si effettua tutta l’odontoiatria di base, dalle estrazioni, alle otturazioni, alle devitalizzazioni. La parte protesica è limitata alle dentiere, mentre la parte odontotecnica si limita agli apparecchi semplici, rimovibili. Si è scelto di effettuare i servizi di base, anche per poter vedere più persone possibile, ed effettuare un’azione di prevenzione ».
Come funziona, il discorso della prevenzione?
«Da una parte c’è quella dell’odontoiatria conservativa, in cui durante la visita spieghiamo al paziente l’igiene orale, e spesso anche i comportamenti alimentari che possono portare a dei problemi. Inoltre esiste l’obbligatorietà di una visita».
Chi sono i pazienti abituali?
«La clientela si sta diversificando, negli ultimi anni. I nostri utenti sono sempre più immigrati, o persone ai margini, e questo spiazza una certa fascia intermedia di popolazione ».
E i denti dei cremonesi come sono?
«Vediamo persone con gravi problemi, ma forse ciò è dovuto anche al fatto che molti per vari motivi non hanno avuto la possibilità di fare visite periodiche. Tuttavia, a livello generale, la situazione dei denti è in miglioramento rispetto a 20 anni fa. Anche se in Italia resta un dato sconcertante: l’odontoiatria pubblica non incide per più del 3,5 per cento».
Quali mezzi avete a disposizione, nel vostro lavoro?
«Fondamentalmente quelli standard, per un servizio effettuato in modo corretto. E dove non arriva la tecnica arriva la manualità del dentista. Va rimarcato poi il discorso sicurezza, per quanto riguarda la sterilizzazione degli strumenti, che segui rigorosissimi protocolli».
Una sicurezza che non può avere chi si rivolge ad operatori abusivi...
«Vero, soprattutto a fronte del fatto che è un fenomeno purtroppo dilagante ».
Vedete molte persone, durante l’anno?
«Tantissime, nell’ordine delle migliaia. Tra l’altro la nostra attività si differenzia dalle altre ambulatoriali, in quanto è una delle uniche in cui si viene a creare un diretto rapporto tra medico e paziente».
Quali sono le fasce di utenti più problematiche?
«Sicuramente i pazienti colpiti da disabilità. Alcune categorie sono difficilmente gestibili, e comportano non pochi problemi. D’altro canto molti di questi vivono nelle comunità psichiatriche, che non sempre sono in grado di garantire l’accesso al servizio ambulatoriale. Altra particolarità: uno dei nostri medici presta servizio anche in carcere, ma anche lì la situazione è abbastanza problematica, tanto più che è il dentista stesso a doversi portare le attrezzature necessarie al proprio lavoro, visto che il carcere non le fornisce»

Laura Bosio

da Cremonaweb


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