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(AGI) - Roma, 17 apr.- Gli errori nella pratica medica e diagnostica
diminuiscono del 5,7% nel 2006 rispetto al 2005. Lo rileva il X rapporto
Pit-cittadinanzattiva, presentato al minitro della salute. Diminuisce ma
rimane comunque la principale area di criticita' della sanita' italiana:
parliamo della malpractice, ovverosia di sospetti errori diagnostici e
terapeutici: a denunciarli e' un cittadino su cinque che nell'ultimo anno si
e' rivolto a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. E, nel
56,1% dei casi sono le donne a farne le spese. Per quanto riguarda l'eta'
dei soggetti interessati, la fascia maggiormente colpita e' quella che va
dai 36 ai 56 anni, con un tasso di mortalita' pari al 21%, anche se la piu'
alta percentuale di decessi (38%) si registra nella fascia di eta' compresa
tra i 66 ed i 76 anni. Nell'84% dei casi di sospetto errore segnalato dai
cittadini non si avvia alcuna consulenza medica e legale,
risultando."Nonostante i tanti proclami succedutisi negli anni, in Italia
non esiste ancora un registro ufficiale degli errori", sostiene Moccia del
Tribunale dei diritti dei malati. "E in molti casi mancano anche le unita'
di Risk Management, nate proprio perche' oltre ad individuare gli errori e i
responsabili, si possa imparare dagli stessi errori ed evitare che accada ad
altri. Perche' l'errore non resti solo un problema dell'operatore sanitario
o del cittadino e' ora che questi strumenti diventino obbligatori e che si
intervenga su chi non li adotta". In quasi un caso su tre, l'errore si
verifica in ortopedia o oncologia che, come si vedra' in seguito, guidano la
poco edificante classifica delle aree specialistiche dove maggiormente si
verificano sospetti errori. Netti miglioramenti, di contro, nella chirurgia
generale.Le segnalazioni riguardano prevalentemente errori occorsi durante
lo svolgimento di interventi chirurgici (72%) piuttosto che errata diagnosi
(22%). Occasionali, ma non per questo meno gravi, i casi segnalatici di
errata terapia e errori durante la fase riabilitativa (con una frequenza,
rispettivamente, pari al 4% e al 2% del totale delle segnalazioni in tema di
malpractice).Gli errori si verificano, come prevedibile, prevalentemente
nelle strutture di ricovero, ma anche, per una percentuale superiore al 20%,
al pronto soccorso piuttosto che in ambulatorio o al domicilio del paziente.
E, ancora: tra le strutture presso le quali il paziente e' ricoverato,
l'errore si annida piu' frequentemente negli ospedali e nelle cliniche
convenzionate. Al danno dell'errore medico si associano sovente ulteriori
fattori, primo fra tutti, gli ancora irrisolti problemi di consenso
informato (29%), piuttosto che difficolta' di accesso alla documentazione
clinica (23,7%) o complicanze (20,1%). A guidare la classifica c'e'
Ortopedia (18,7%), seguita da Oncologia (13,6%), Ginecologia e ostetricia
(8,8%), Chirurgia generale (8,5%), Pronto soccorso (5,7%). Comparando i dati
degli ultimi otto anni, dal 1999 al 2006, i miglioramenti piu' marcati,
sulla base della variazione relativa delle segnalazioni, si sono registrati
nel campo della chirurgia generale (-5,3%), seguito ad una certa distanza da
sistema circolatorio (-2%), urologia (-1,6%), ostetricia e ginecologia
(-1,3%). Di contro, la situazione non tende a migliorare, anzi peggiora,
nell'oncologia (+3,5%), nell'odontoiatria (+1,6%) e nell'ortopedia (+0,5%).
Nell'84% dei casi di sospetto errore segnalato non si avvia alcuna
consulenza medica e legale; risulta infatti sufficiente per il cittadino la
consulenza di primo livello fornita dagli operatori del servizio per
orientarsi e magari esperire autonomamente azioni legali (cause vere e
proprie o procedimenti stragiudiziali). Nel restante 16% dei casi si avvia
un vero e proprio iter di consulenza medico-legale, al termine del quale nel
55% dei casi viene accertata la responsabilita' medica e l'esistenza dei
presupposti per avviare un'azione legale.
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