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18/04/2007   NEL 2006 MENO ERRORI MEDICI (-5, 7%), MA IN AUMENTO ODONTOIATRIA (+1,6%)

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(AGI) - Roma, 17 apr.- Gli errori nella pratica medica e diagnostica diminuiscono del 5,7% nel 2006 rispetto al 2005. Lo rileva il X rapporto Pit-cittadinanzattiva, presentato al minitro della salute. Diminuisce ma rimane comunque la principale area di criticita' della sanita' italiana: parliamo della malpractice, ovverosia di sospetti errori diagnostici e terapeutici: a denunciarli e' un cittadino su cinque che nell'ultimo anno si e' rivolto a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. E, nel 56,1% dei casi sono le donne a farne le spese. Per quanto riguarda l'eta' dei soggetti interessati, la fascia maggiormente colpita e' quella che va dai 36 ai 56 anni, con un tasso di mortalita' pari al 21%, anche se la piu' alta percentuale di decessi (38%) si registra nella fascia di eta' compresa tra i 66 ed i 76 anni. Nell'84% dei casi di sospetto errore segnalato dai cittadini non si avvia alcuna consulenza medica e legale, risultando."Nonostante i tanti proclami succedutisi negli anni, in Italia non esiste ancora un registro ufficiale degli errori", sostiene Moccia del Tribunale dei diritti dei malati. "E in molti casi mancano anche le unita' di Risk Management, nate proprio perche' oltre ad individuare gli errori e i responsabili, si possa imparare dagli stessi errori ed evitare che accada ad altri. Perche' l'errore non resti solo un problema dell'operatore sanitario o del cittadino e' ora che questi strumenti diventino obbligatori e che si intervenga su chi non li adotta". In quasi un caso su tre, l'errore si verifica in ortopedia o oncologia che, come si vedra' in seguito, guidano la poco edificante classifica delle aree specialistiche dove maggiormente si verificano sospetti errori. Netti miglioramenti, di contro, nella chirurgia generale.Le segnalazioni riguardano prevalentemente errori occorsi durante lo svolgimento di interventi chirurgici (72%) piuttosto che errata diagnosi (22%). Occasionali, ma non per questo meno gravi, i casi segnalatici di errata terapia e errori durante la fase riabilitativa (con una frequenza, rispettivamente, pari al 4% e al 2% del totale delle segnalazioni in tema di malpractice).Gli errori si verificano, come prevedibile, prevalentemente nelle strutture di ricovero, ma anche, per una percentuale superiore al 20%, al pronto soccorso piuttosto che in ambulatorio o al domicilio del paziente. E, ancora: tra le strutture presso le quali il paziente e' ricoverato, l'errore si annida piu' frequentemente negli ospedali e nelle cliniche convenzionate. Al danno dell'errore medico si associano sovente ulteriori fattori, primo fra tutti, gli ancora irrisolti problemi di consenso informato (29%), piuttosto che difficolta' di accesso alla documentazione clinica (23,7%) o complicanze (20,1%). A guidare la classifica c'e' Ortopedia (18,7%), seguita da Oncologia (13,6%), Ginecologia e ostetricia (8,8%), Chirurgia generale (8,5%), Pronto soccorso (5,7%). Comparando i dati degli ultimi otto anni, dal 1999 al 2006, i miglioramenti piu' marcati, sulla base della variazione relativa delle segnalazioni, si sono registrati nel campo della chirurgia generale (-5,3%), seguito ad una certa distanza da sistema circolatorio (-2%), urologia (-1,6%), ostetricia e ginecologia (-1,3%). Di contro, la situazione non tende a migliorare, anzi peggiora, nell'oncologia (+3,5%), nell'odontoiatria (+1,6%) e nell'ortopedia (+0,5%). Nell'84% dei casi di sospetto errore segnalato non si avvia alcuna consulenza medica e legale; risulta infatti sufficiente per il cittadino la consulenza di primo livello fornita dagli operatori del servizio per orientarsi e magari esperire autonomamente azioni legali (cause vere e proprie o procedimenti stragiudiziali). Nel restante 16% dei casi si avvia un vero e proprio iter di consulenza medico-legale, al termine del quale nel 55% dei casi viene accertata la responsabilita' medica e l'esistenza dei presupposti per avviare un'azione legale.

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