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08/06/2007  Confartigianato: Studi di settore
Da Governo e Parlamento prime risposte alla nostra protesta

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Da Governo e Parlamento stanno arrivando le prime risposte alle iniziative di protesta promosse da Confartigianato in materia di studi di settore.
Il vice premier Francesco Rutelli tende una mano invitando a “dare ascolto a queste preoccupazioni” e la maggioranza corre ai ripari chiedendo formalmente, con un ordine del giorno in Parlamento accolto dal Governo, che le nuove norme siano “sperimentali'”.
E l'annuncio di un rinvio dei versamenti per i quasi 4 milioni di contribuenti degli studi di settore (al 9 luglio senza multe, e fino all'8 agosto con la mini-sanzione dello 0,4%) sembra essere una presa d'atto di questo disagio. “E’ un segnale di attenzione”, ha sottolineato il responsabile del Dipartimento Politiche fiscali del Ministero dell'Economia e delle Finanze, Fabrizio Carotti.
“Penso che si debba dare ascolto - ha dichiarato oggi Rutelli - ad alcune preoccupazioni che si stanno diffondendo su un inasprimento degli studi di settore che riguardano gli artigiani e le attività di lavoro autonomo. Se ne stanno occupando i nostri parlamentari. Credo sia una esigenza molto concreta su cui il Governo debba lavorare e a cui dare ascolto”.
Da parte sua, stamane la maggioranza ha presentato in Commissione Finanze del Senato un ordine del giorno, che è stato approvato dalla Commissione e che il Governo ha accolto, nel quale si chiede che l’Esecutivo interpreti “in maniera sperimentale la norma sull'introduzione degli indicatori di normalità economica, prevista dalla Finanziaria”.
Lo ha annunciato il senatore Giuliano Barbolini, capogruppo dell'Ulivo nella commissione Finanze di Palazzo Madama che sta esaminando il Disegno di legge sulle norme fiscali per l'ammortamento degli immobili ed in materia di rimborsi IVA per le automobili''.
“Abbiamo ritenuto opportuno - ha spiegato Barbolini - dare così un segnale di attenzione e di considerazione nei confronti del lavoro autonomo che è tanta parte del tessuto economico del Paese e nei confronti del quale è necessario sviluppare un’accorta politica fiscale, che costruisca rapporti improntati a maggiore collaborazione e a maggiore responsabilizzazione”.
“L’applicazione delle nuove modalità di accertamento dei redditi basato sugli studi di settore - ha sottolineato Barbolini - va dunque intesa non come meccanismo automatico, ma va costruita insieme alle categorie, per individuare, anche grazie a tale collaborazione, le situazioni anomale su cui e' veramente doveroso intervenire. Per questo l'ordine del giorno impegna l'Esecutivo ad interpretare in senso sperimentale la norma sull'introduzione degli indicatori di normalità economica, prevista dalla Finanziaria 2007, con l'ausilio irrinunciabile delle associazioni di categoria interessate”.
L'ordine del giorno, che domani dovrebbe essere approvato dall’Aula del Senato, inoltre prevede che il Governo emani ulteriori istruzioni applicative per individuare criteri oggettivi di individuazione delle situazioni di marginalita' economica e si impegna il Governo ad emanare direttive perche' il rapporto tra l'Agenzia delle entrate e i contribuenti in materia di studi di settore sia improntato ad una cultura della collaborazione.
Il quarto punto dell'ordine del giorno chiede infine al Governo di valutare l'opportunità di consentire il pagamento delle imposte entro il 9 luglio senza maggiorazione a tutti i soggetti ai quali sono applicabili gli studi di settore, in modo da consentire ai contribuenti e agli intermediari fiscali di conoscere e valutare appieno le innovazioni introdotte in materia di studi di settore.
E nel dibattito sugli studi di settore oggi è intervenuta anche l’Agenzia delle Entrate che in un comunicato ha affermato: “Gli studi di settore non sono uno strumento di accertamento automatico e i contribuenti non hanno alcun obbligo di adeguarsi agli stessi se ritengono che non rispecchiano la loro realtà”.
“L’ Agenzia delle Entrate - afferma la nota - ribadisce che gli studi, come peraltro stabilito dalla normativa, sono uno strumento utilizzabile come punto di riferimento dal contribuente, che adeguandosi puo' stare piu' tranquillo rispetto ad eventuali successivi controlli, e per l'Amministrazione stessa, ai fini della selezione delle posizioni da sottoporre a verifica e controllo. Pertanto tutti i contribuenti che, per qualsiasi ragione, ritengono di non rientrare nei parametri di congruità fissati dagli studi sono liberi di non adeguarsi”.
Da parte sua, Giampietro Brunello, amministratore delegato della So.Se., la Società per gli studi di settore, ha annunciato un tavolo di confronto dedicato agli indici di normalita', gli strumenti che servono ad 'affinare' gli studi di settore.
Il tavolo, ha spiegato Brunello, servirà a “verificare i problemi” legati all'applicazione degli studi di settore e per “dare delle risposte ai contribuenti”.
L'operazione, oltre alla Sose, coinvolgerà anche l'Agenzia delle Entrate e i centri di studio dei commercialisti. Mentre il responsabile del dipartimento delle politiche fiscali al ministero dell'Economia, Fabrizio Carotti, sottolinea la necessità di fare “un lavoro di maggiore trasparenza e dare certezza ai contribuenti”. Per quanto riguarda il via libera ai controlli, che potranno contare sugli studi di settore 'perfezionati' grazie agli indice di normalità, bisognerà aspettare ancora un po' di tempo, dice il direttore centrale accertamento dell'Agenzia delle Entrate, Villiam Rossi: “Non partiranno prima della fine del 2008, inizio 2009”. “Abbiamo un anno e mezzo di tempo per affinare le novità e far fronte ai problemi”, ha aggiunto Carotti.
Il problema ‘studi di settore’ era entrato indirettamente anche nel dibattito di ieri al Senato sul caso Visco-Guardia di Finanza: le Autonomie hanno chiesto e ottenuto dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa l'attenzione sul problema.

Il testo dell’ordine del giorno

Taler Ausserhyofer, Barbolini, Benvenuto, Bonadonna, D’Amico, Fuda, Pecoraro Scanio, Pegorer, Rossi Paolo.

Il Senato,

in sede di esame del Disegno di legge 1485, recante norme fiscali per l’ammortamento degli immobili ed in materia di rimborsi Iva per le automobili

premesso che:

il decreto-legge n. 223 del 2006 ha innovato la disciplina delle modalità di accertamento dei redditi basato sugli studi di settore;
tale disciplina è stata successivamente integrata con la legge 27 dicembre 2006, n. 296, con l’introduzione, tra l’altro, di specifici indici di coerenza di normalità economica, a partire dal periodo di imposta 2006;
lo scorso 22 maggio 2007 è stata emanata dall’Agenzia delle entrate la circolare applicativa delle novità introdotte al fine di rendere comprensibile agli imprenditori interessati e ai loro consulenti come operano tali indicatori;
tenuto conto che deve essere emanata una successiva circolare esplicativa così come quella relativa ai 51 studi di settore revisionati e applicabili al periodo di imposta 2006;
impegna il Governo:
1. ad interpretare la disposizione recata dal comma 14 dell’articolo 1 della legge 296 del 27 dicembre 2006 (Legge Finanziaria) in senso sperimentale, laddove l’introduzione degli indicatori di normalità economica è stata approvata nella prospettiva di elaborazione e revisione degli studi di settore e quindi come una mera anticipazione degli studi di settore che si andranno ad introdurre con l’ausilio, irrinunciabile delle Associazioni di categoria interessate;
2. a prevedere l’emanazione di ulteriori istruzioni applicative per individuare criteri oggettivi di individuazione delle situazioni di marginalità economica per le quali non si rendono applicabili gli indicatori di normalità economica;
3. a far emanare direttive per una visibile e forte azione di informazione e formazione volta a migliorare il contraddittorio tra i contribuenti e gli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate in materia di studi di settore nella prospettiva di introdurre una cultura della consulenza e della collaborazione tra l’amministrazione finanziaria e i contribuenti;
4. a valutare l’opportunità di consentire il pagamento delle imposte entro il 9 luglio 2007 senza il pagamento della maggiorazione dello 0,40 per cento per tutti i soggetti per i quali si rendono applicabili gli studi di settore, in modo da consentire ai contribuenti e agli intermediari fiscali di conoscere e valutare le innovazioni in tema di studi di settore.


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