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da MD il dentista moderno Incontriamo Claudio Miotto, Presidente Provinciale
Categoria Arti Sanitarie Ausiliarie dell’Associazione Artigiani della
Provincia di Vicenza. Tra gli obiettivi dell’Associazione, anche la tutela
dell’immagine dell’odontotecnico.
Presidente Miotto, nel vostro portale avete dedicato uno spazio
importante all’abusivismo della professione odontoiatrica. Per quale ragione?
Odontotecnici.net, fin dalla sua nascita, è stata la voce degli
Odontotecnici appartenenti all’Associazione Artigiani di Vicenza: un modo per
comunicare in maniera diretta con i laboratori, cercando di informare i soci
sulle normative e allo stesso tempo per interpretare ciò che accade nel
composito panorama del dentale.
Sebbene l’abusivismo all’interno della professione medico odontoiatrica non
sia una questione recente nel nostro Paese, trasmissioni televisive e servizi
giornalistici negli ultimi tempi hanno di fatto calamitato l’attenzione del
pubblico su questo annoso problema. Ma i risultati di tanto interesse
mediatico non sono sempre stati positivi: spingendo sulla leva del
sensazionalismo si sono infatti persi alcuni importanti passaggi, attribuendo
le responsabilità di questo fenomeno in maniera unidirezionale. L’immagine
distorta della realtà derivante da questa situazione ci ha spinti ad
approfondire il discorso, proponendo una visione più ampia del meccanismo che
porta all’abusivismo. Senza creare dal nulla casi esemplari, è stato
sufficiente “pescare” dalla cronaca quotidiana e riportare i fatti tali e
quali, mettendo in risalto i ruoli di tutti gli attori interessati: non siamo
stati certo sorpresi nel rilevare che dove c’è un odontotecnico implicato in
casi di abusivismo c’è quasi sempre un medico compiacente che lo sostiene.
Quali sono i dati provinciali, regionali e nazionali sul fenomeno?
Difficile a dirsi. Non abbiamo strumenti per misurare l’entità
dell’abusivismo, proprio per la natura non legale delle operazioni che
comporta questa attività. Qualsiasi cifra è quindi solo frutto di una stima,
fatta in base ai casi scoperti e denunciati alle autorità. Possiamo solo
aggiungere che, come qualsiasi altro fenomeno, si può immaginare che il numero
di abusivi sia comunque sensibilmente variabile nel tempo, seguendo vari
fattori tra cui sicuramente l’andamento generale dell’economia e di
conseguenza dei prezzi.
E’ una realtà tutta italiana, o anche all’estero esistono casi analoghi?
Immagino che una risposta corretta richieda un’analisi approfondita del
sistema in cui operano medici e odontotecnici in altri Paesi, specificamente
in quelli dell’Unione Europea. Dalle conoscenze che noi abbiamo sul settore
del dentale in UE, possiamo dire che il caso italiano non è isolato e
l’abusivismo nel settore dentale, con diverse connotazioni, è presente anche
in altri Stati. In Italia, la particolarità di questo fenomeno è in un certo
senso legata al rapporto tra l’odontotecnico e il dentista, frutto di una
norma che regola la professione dello stesso odontotecnico. Stiamo infatti
parlando di un Regio Decreto del 1928 che fa riferimento alle Arti Ausilarie
alle Professioni Sanitarie, tra cui rientra anche quella odontotecnica. Certo,
di leggi “datate” che sono ancora attuali ve ne sono parecchie, ma il R.D.
1334/1928 non può certo definirsi al passo coi tempi, visti gli enormi
cambiamenti intervenuti in questi ultimi 80 anni nel settore della medicina e
delle tecnologie ad essa applicate. Se ne sono accorti i colleghi di altre
“arti ausiliarie”, che si sono visti riconoscere in un recente passato nuovi e
più appropriati profili professionali. L’odontotecnico rimane invece ancorato
ad una norma antiquata che in pratica stabilisce cosa egli non può fare, cioè
intervenire nella bocca del paziente, anche con interventi non cruenti. Pare
ora che anche per l’odontotecnica sia arrivato il momento di un nuovo profilo
professionale, essendosi intensificati gli incontri per la sua definitiva
approvazione. Confidiamo, se non in tempi rapidi per l’emanazione (oramai
siamo abituati ai rinvii e ai ritardi), almeno nell’ottenere un profilo
coerente con la realtà che si vive nella maggior parte dei laboratori e degli
studi, nell’assoluto rispetto della salute del paziente e delle competenze dei
soggetti che operano per questo fine.
Quali sono secondo lei le strade da percorrere per contrastare
l’abusivismo?
Una delle strade passa proprio per un nuovo, adeguato profilo
professionale, almeno per quanto riguarda il settore odontotecnico.
L’informazione resta comunque il mezzo più praticabile per combattere
l’abusivismo. La scelta di essere curati da un vero medico, e non da un suo
sostituto privo di adeguato titolo di studio, deve prevalere sull’idea del
presunto risparmio economico ottenuto nell’affidarsi a questi soggetti. Il
cittadino deve pretendere di essere curato da un medico. E, aggiungo, deve
pretendere una protesi di qualità costruita da un odontotecnico qualificato e
corredata di dichiarazione di conformità, secondo quanto prescritto dalle
Direttive Comunitarie. In questo modo si contrasta anche l’abusivismo in
odontotecnica.
Le cause del fenomeno sono culturali o prettamente economiche?
Direi che le due cose non sono incompatibili, entrambe giocano un ruolo nel
perpetrare il sistema dell’abusivismo. Maggiori entrate e minori costi per
abusivi e prestanomisti, ecco cosa rende appetibile il gioco. Ma sulla salute
delle persone non si scherza e sia le autorità preposte al controllo sia gli
stessi pazienti sono chiamati ad una attenta vigilanza. L’intero settore del
dentale non potrà che guadagnarne, in termini di credibilità e affidabilità.
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