Intervista rilasciata da Claudio Miotto, Presidente Prov.le
Categoria Arti Sanitarie dell’Associazione Artigiani di Vicenza, a Silvia
Zamperlin del mensile "Il Basso Vicentino" (Giugno 2007)
Presidente Miotto, cosa si intende con il termine "turismo
sanitario"?
"Turismo sanitario" è un termine coniato dal mondo
dell’informazione, che per analogia ha preso a matrice il termine "turismo
sessuale", dato che si esplica anche nella forma temporale del fine settimana.
Nel concreto, riferito al settore sanitario, si intende il recarsi all’estero
per ricevere cure e installazione di protesi dentali, sia in forma organizzata
da terzi che individuale.
Quali sono gli Stati coinvolti?
Nel caso italiano certamente sono interessati in modo
prevalente Slovenia, Croazia, Ungheria e Romania. E’ necessario comunque
mettere in evidenza che questo fenomeno non riguarda solo l’Italia: anche
Austria e Germania, per esempio, registrano casi di "viaggi" verso i Paesi che
sono appena stati elencati. Sostanzialmente, il "turismo sanitario" interessa
tutti quegli Stati dove più alto è il costo di produzione delle protesi, a
favore di Stati confinanti dove le stesse prestazioni vengono erogate a prezzi
più bassi poiché minore è il costo della manodopera. Ricordo a tal proposito i
viaggi organizzati negli anni Settanta per dei fine settimana nei Paesi Bassi,
dove venivano estratti i denti ed applicata la protesi mobile nel corso delle
stessa seduta. Di questi viaggi oggi non se ne parla più.
Perchè costa meno organizzare un fine settimana in Romania,
ad esempio, per interventi curativi ed applicazione di protesi dentarie
piuttosto che recarsi dal medico dentista sotto casa?
Come già evidenziato, i costi di produzione delle protesi,
ovvero il costo della manodopera, i costi di gestione, gli oneri per il
rispetto di normative nazionali e comunitarie, sono di una diversità
rilevante. I costi attinenti le prestazioni professionali del medico dentista
ed applicati alla protesi sono di pertinenza dello studio medico.
Come Confartigianato Vicenza Odontotecnici avete compiuto
una missione in Croazia nel 2003 per studiare il fenomeno. Cosa avete
rilevato?
La missione, organizzata dall’Associazione Artigiani di
Vicenza con l’ausilio dello Sportello Italo-Croato e della Camera del Lavoro
Croata, si prefiggeva di inquadrare il contesto ambientale in cui avvenivano i
fenomeni in questione, per valutare successivamente eventuali opportunità che
potevano crearsi. In più vi era da parte nostra il desiderio di conoscere il
livello formativo e di prestazione dei servizi in quel Paese. Siamo stati in
visita alla scuola professionale di Zagabria, ospiti di due cliniche, una
Universitaria statale ed una privata, e siamo stati in alcuni laboratori e
studi privati, confrontandoci anche con rappresentanze di colleghi croati.
Abbiamo rilevato che il contesto sociale e l’ambiente in cui il servizio
veniva svolto era sostanzialmente diverso dal nostro, con una commistione di
pubblico e convenzioni con il privato che probabilmente derivava dalla forma
prevalentemente assistenziale che ha caratterizzato la recente storia del
Paese. Molti dei centri erogatori del servizio erano gestiti con capitale
straniero, prevalentemente tedesco o italiano. Per questi centri il cliente
straniero rappresentava una opportunità di maggior guadagno rispetto alla
clientela locale. Questo ha comportato un diffuso fenomeno di aumento dei
prezzi con conseguente migrazione verso Paesi più a est, maggiormente
vantaggiosi per gli stessi pazienti croati. Alla fine, è evidente, c’è sempre
qualcuno che sta più a est di noi. E poi il mondo è rotondo!
Quali saranno le prossime mosse per tutelare la vostra
categoria?
Nessuno vuole costruire nuovi muri divisori. In Italia si
devono applicare le norme di derivazione europea che obbligano all’uso di
materie prime con marcatura CE per garantire la salubrità e la sicurezza del
prodotto finale, nonché all’emissione del documento di conformità da parte del
produttore di dispositivi medici (dal 1998 tutte le protesi sono definite
"dispositivi medici"). I laboratori odontotecnici sono soggetti a controllo e
ad autorizzazione sanitaria per poter esercitare, con obbligo del titolo
abilitante. Chiederemo e ci attiveremo affinché anche le importazioni di
protesi, questo è un altro aspetto di derivazione estera, siano condizionate
dalla dimostrazione del percorso del processo produttivo e dalla emissione del
documento di conformità alle norme europee di salvaguardia del
paziente-consumatore.
Ai lettori che magari stanno già progettando un simile
viaggio, cosa consigliate? Perchè?
Per quanto attiene la protesi, consigliamo di prestare
attenzione alle materie con cui viene realizzato il dipositivo medico e, se ci
si trova in un Paese dell’Unione Europea, invitiamo a richiedere il documento
di conformità. Le prestazioni del professionista sono valutabili nel tempo e
sono condizionate dal rapporto di fiducia che si instaura.