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Nuovo scandalo a Medicina, docenti e impiegati sotto inchiesta a Bari
TONIO ATTINO
BARI
Equipaggiati con telefonini nascosti perfino nelle mutande e minuscoli
auricolari invisibili, gli studenti erano pronti a superare i test di
ammissione a Medicina e Odontoiatria dopo avere pagato. Ottomila euro come
anticipo, trentamila euro ad ammissione ottenuta. Erano tutti vestiti con
camicia bianca e pantaloni scuri, riconoscibili all’organizzazione che passava
le risposte giuste via sms garantendo il superamento della prova. Eccola qui,
l’ultima invenzione truffaldina che rimette sul banco degli imputati le
università italiane. Dopo l’infortunio dei test sbagliati, lo scandalo l’ha
scoperto la Guardia di finanza durante le prove di ammissione universitaria
svolte il 4 e 5 settembre scorso a Bari, ma coinvolge anche gli atenei di
Chieti e Ancona. Sette gli indagati accusati di associazione a delinquere
finalizzata alla corruzione e alla truffa ai danni dello Stato, cioè di avere
offerto a una cinquantina di studenti una consulenza completa, con il sostegno
in aula fornito da falsi candidati incaricati di portare fuori i test,
consegnati poi a un paio di «sale operative» che elaboravano le risposte e le
smistavano con un messaggino telefonico. Secondo gli investigatori,
l’organizzazione avrebbe agito nelle tre università. Intercettazioni
telefoniche e riprese filmate hanno chiuso un’indagine, coordinata dal
pubblico ministero Francesca Romana Pirrelli, cominciata nel giugno del 2006.
I finanzieri hanno infiltrato loro uomini durante le prove e uno di essi, un
maresciallo, ha perfino sfiorato l’ammissione a Medicina e Odontoiatria
rispondendo correttamente a quasi tutti i test.
Tra gli indagati, il professor Procaccini, direttore dell’istituto di
Scienze Odontostomatologiche e presidente del corso di laurea di Odontoiatria
e protesi dentaria dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona; un
medico in pensione che organizzava corsi di preparazione a Polignano a Mare
(Bari), Marcantonio Pollice, la moglie Paola Favaretto e il figlio Giulio; il
ginecologo del Policlinico barese Giuseppe Varcaccio Garofalo, consigliere
comunale di An; e l’esperto di informatica Francesco Avellis. Bisognerà
capire, ovviamente, quale ruolo gli investigatori ritengono abbiano avuto.
Travolta dagli scandali, dagli esami venduti a Economia ai concorsi
pilotati a Cardiologia e Medicina Interna, l’università di Bari si ritrova
così al centro di un nuovo caso di cui però l’ateneo questa volta è vittima.
L’organizzazione aveva perfino pensato - secondo le indagini - a come
distribuire gli studenti nelle aule. Ma alla fine il rettore Corrado
Petrocelli ha scombinato i piani ripartendo gli studenti in base all’età.
«Indignato», Petrocelli dice di avere fatto «il possibile per tutelare coloro
che si guadagnano le tappe della carriera con il sudore» e gliene dà atto il
procuratore della Repubblica, Emilio Marzano: «E’ stato fatto di tutto per
evitare che ci fossero gli imbrogli».
La Guardia di finanza ha accertato che gli studenti entravano in aula dopo
avere consegnato il telefonino. Ma ne avevano indosso un secondo equipaggiato
con auricolare senza fili bluetooth. I test venivano portati fuori dall’aula
da un accompagnatore e affidati a una staffetta dotata di scooter. I test
finivano così in un paio di sale operative da cui partivano le soluzioni. Il
ministro dell’Università Fabio Mussi ha aggiunto allo scandalo un supplemento
di informazioni sul panorama italiano segnalando che «ci sarebbero buste
aperte prima di un concorso in un’altra università». «Devo avere la certezza -
ha detto il ministro - ma se la certezza ci sarà allora il concorso salta».
la stampa.it
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