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12/09/2007  Test in vendita per 30mila euro

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Nuovo scandalo a Medicina, docenti e impiegati sotto inchiesta a Bari
TONIO ATTINO
BARI
Equipaggiati con telefonini nascosti perfino nelle mutande e minuscoli auricolari invisibili, gli studenti erano pronti a superare i test di ammissione a Medicina e Odontoiatria dopo avere pagato. Ottomila euro come anticipo, trentamila euro ad ammissione ottenuta. Erano tutti vestiti con camicia bianca e pantaloni scuri, riconoscibili all’organizzazione che passava le risposte giuste via sms garantendo il superamento della prova. Eccola qui, l’ultima invenzione truffaldina che rimette sul banco degli imputati le università italiane. Dopo l’infortunio dei test sbagliati, lo scandalo l’ha scoperto la Guardia di finanza durante le prove di ammissione universitaria svolte il 4 e 5 settembre scorso a Bari, ma coinvolge anche gli atenei di Chieti e Ancona. Sette gli indagati accusati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa ai danni dello Stato, cioè di avere offerto a una cinquantina di studenti una consulenza completa, con il sostegno in aula fornito da falsi candidati incaricati di portare fuori i test, consegnati poi a un paio di «sale operative» che elaboravano le risposte e le smistavano con un messaggino telefonico. Secondo gli investigatori, l’organizzazione avrebbe agito nelle tre università. Intercettazioni telefoniche e riprese filmate hanno chiuso un’indagine, coordinata dal pubblico ministero Francesca Romana Pirrelli, cominciata nel giugno del 2006. I finanzieri hanno infiltrato loro uomini durante le prove e uno di essi, un maresciallo, ha perfino sfiorato l’ammissione a Medicina e Odontoiatria rispondendo correttamente a quasi tutti i test.

Tra gli indagati, il professor Procaccini, direttore dell’istituto di Scienze Odontostomatologiche e presidente del corso di laurea di Odontoiatria e protesi dentaria dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona; un medico in pensione che organizzava corsi di preparazione a Polignano a Mare (Bari), Marcantonio Pollice, la moglie Paola Favaretto e il figlio Giulio; il ginecologo del Policlinico barese Giuseppe Varcaccio Garofalo, consigliere comunale di An; e l’esperto di informatica Francesco Avellis. Bisognerà capire, ovviamente, quale ruolo gli investigatori ritengono abbiano avuto.

Travolta dagli scandali, dagli esami venduti a Economia ai concorsi pilotati a Cardiologia e Medicina Interna, l’università di Bari si ritrova così al centro di un nuovo caso di cui però l’ateneo questa volta è vittima. L’organizzazione aveva perfino pensato - secondo le indagini - a come distribuire gli studenti nelle aule. Ma alla fine il rettore Corrado Petrocelli ha scombinato i piani ripartendo gli studenti in base all’età. «Indignato», Petrocelli dice di avere fatto «il possibile per tutelare coloro che si guadagnano le tappe della carriera con il sudore» e gliene dà atto il procuratore della Repubblica, Emilio Marzano: «E’ stato fatto di tutto per evitare che ci fossero gli imbrogli».

La Guardia di finanza ha accertato che gli studenti entravano in aula dopo avere consegnato il telefonino. Ma ne avevano indosso un secondo equipaggiato con auricolare senza fili bluetooth. I test venivano portati fuori dall’aula da un accompagnatore e affidati a una staffetta dotata di scooter. I test finivano così in un paio di sale operative da cui partivano le soluzioni. Il ministro dell’Università Fabio Mussi ha aggiunto allo scandalo un supplemento di informazioni sul panorama italiano segnalando che «ci sarebbero buste aperte prima di un concorso in un’altra università». «Devo avere la certezza - ha detto il ministro - ma se la certezza ci sarà allora il concorso salta».

la stampa.it

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