Mussi: «Pochi 800 posti a Odontoiatria,
in quel settore serve più concorrenza»
ROMA (26 settembre) - Gli 800 candidati ammessi ai corsi di Odontoiatria
sono troppo pochi se si considera la scarsa concorrenza che c'è in questo
settore in Italia. A far notare questa incongruenza è stato il ministro
dell'Università e della Ricerca, Fabio Mussi, durante un'audizione in
commissione Cultura alla Camera. «In un Paese come il nostro dove c'è una così
scarsa concorrenza e dei costi così alti per le cure odontoiatriche - ha
sottolineato Mussi - il fatto di avere soltanto 800 posti disponibili sembra
più consono all'esigenza di tutelare una categoria che non di far fronte alla
domanda effettiva dei cittadini». È, perciò, necessario, ha aggiunto il
ministro, rivedere «i numeri e gli accessi ai corsi a numero chiuso» e
arrivare a una rapida diminuzione di queste facoltà a sbarramento. «Sono
contrario al numero chiuso e credo - ha aggiunto Mussi - che una discussione
parlamentare su tale materia sia opportuna e che si possa preparare una
revisione della legge 264 sull'accesso limitato».
Irregolarità. A proposito delle irregolarità che si sono verificate durante
i test d'ammissione, il ministro dell'Università ha voluto rassicurare i
membri della commissione che «le truffe identificate e le denunce riguardano
soltanto i corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria». Sono salve, perciò, le
altre discipline per le quali è previsto il numero chiuso secondo le normative
europee, come Veterinaria, Architettura e Ingegneria. Oltre alle indagini che
sono in corso negli atenei di Bari, Ancona e Chieti, Mussi ha fatto sapere di
aver chiesto «alla polizia e alla magistratura accertamenti anche
nell'Università di Messina, dove risulta una concentrazione dei voti più
alti». Quanto all'idea avanzata da alcuni rettori di annullare tutte le prove
d'ammissione per lo scandalo delle soluzioni suggerite, il ministro ha
sottolineato che la questione non è di sua competenza, ma «bisogna stare
attenti a non sanare un'ingiustizia con un'altra ingiustizia: gran parte di
questi giovani si è comportata correttamente e non sarebbe stato giusti
punirli invalidando tutti i test».
Soluzioni. Si spera di non ricadere anche l'anno prossimo negli stessi
errori e tra i rimedi c'è senz'altro il miglioramento dei sistemi di
protezione dei dati e di controllo dello svolgimento delle prove. «Non è
semplice attrezzarsi con le nuove tecnologie - ha detto Mussi - ma si può
fare. Sarà una battaglia senza tregua per garantire trasparenza e legalità
nell'università. Oggi ci sono cadute di coscienza tali che in molti casi non
si sente neppure più il bisogno della dissimulazione».
DA IL MESSAGGERO
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