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Lettera aperta a Giancarlo Salvatori UN MOMENTO DI FERMENTO
Leggo dalla lettera del
Presidente Nazionale di Fenaodi, Giancarlo Salvatori, del 26.10 c.a. un
insieme di messaggi importanti. Percepisco un messaggio di equilibrio e di
attenzione alle opportunità che in questo momento sono sul tavolo. Si capisce
anche la notevole tensione derivante dal sommarsi delle attività e dal rischio
possibile che anche semplici azioni, che in altro contesto sarebbero relative,
siano ora possibili portatrici di irrigidimenti se non anche di prese di
posizione opposte e contrarie per ripicca.
Fare il mediatore di
diverse posizioni è gioco di equilibrio e di attenzione alle diverse
pressioni. Vuol dire essere il portatore nei tavoli delle trattative delle
decisioni assunte in modo condiviso, ma che inevitabilmente per il fatto
stesso di essere trattative implicitamente comportano dei compromessi per
raggiungere il meglio, utilizzando l’arte del possibile.
A volte potrà non piacere
il risultato ottenuto, perché forse non arriva a soddisfare le aspettative che
singolarmente avevamo, ma dobbiamo guardare oltre il nostro giardino e vedere
che il contesto nel suo insieme è migliorato.
Sul profilo professionale
dell’Odontotecnico si è visto più di quanto si possa immaginare.
Siamo passati dalle più
disparate e disperate proposte, dall’autogestione totale alle sanatorie verso
l’esistente di quel momento. Risultato: da sempre fermi al regolamento del
1928.
Oggi, entusiasti o
preoccupati, ci troviamo di fronte ad un cambiamento che ha già interessato le
altre attività e arti sanitarie. Il percorso formativo sarà cambiato con il
conseguimento dell’abilitazione alla professione al termine della formazione
universitaria.
Tutti i cambiamenti
portano in sé delle zone scure di difficile interpretazione e altre zone
chiare di semplice intuitività, ma apparentemente di pochi vantaggi.
Comunque il cambiamento è
in atto. Possiamo scegliere di subirlo oppure di utilizzarlo al meglio.
Alcune persone, per
carattere o storia personale, affrontano il confronto con gli strumenti propri
dello scontro. Convinte che questo darà il risultato pieno, il migliore dei
frutti.
Altre, per forma mentale,
sentendo il peso che deriva dalla rappresentanza, seguono la via del confronto
con strumenti di mediazione, di relazione con gli altri attori, per cercare di
convincere la controparte della bontà del proprio fare attraverso elementi
certi, coscienti che il meglio proclamato non sempre coincide con il bene
ottenibile.
Se le strategie di oggi
prevedessero che la situazione non potrebbe peggiorare diverrebbero una scelta
a basso rischio. Ma siamo proprio sicuri che le scelte, le forzature e la
carenza di relazioni non possano portare in sé il rischio di ritrovarsi in
condizioni peggiori di ieri?
Troisi, con una battuta,
diceva “Abbiamo toccato il fondo. Bene, facciamoci su le maniche e cominciamo
a scavare."
Questo è il momento di
essere portatori di idee, ma ancora di più di atteggiamenti positivi, con la
capacità e l’intelligenza di capire il limite oltre al quale non paga
spingersi.
Dove l’individualismo non
fa rima con strategia operativa.
La prima regola per fare
questo è riscoprire il senso delle istituzioni e dei ruoli, ovvero le regole
dateci, la coerenza del comportamento con quanto enunciato e democraticamente
definito.
Buon lavoro a te,
Giancarlo, e a quanti operano con una strategia condivisa per il risultato.
Claudio Miotto
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