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30/10/2007  Lettera aperta a Giancarlo Salvatori

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Lettera aperta a Giancarlo Salvatori

UN MOMENTO DI FERMENTO

Leggo dalla lettera del Presidente Nazionale di Fenaodi, Giancarlo Salvatori, del 26.10 c.a. un insieme di messaggi importanti. Percepisco un messaggio di equilibrio e di attenzione alle opportunità che in questo momento sono sul tavolo. Si capisce anche la notevole tensione derivante dal sommarsi delle attività e dal rischio possibile che anche semplici azioni, che in altro contesto sarebbero relative, siano ora possibili portatrici di irrigidimenti se non anche di prese di posizione opposte e contrarie per ripicca.

 

Fare il mediatore di diverse posizioni è gioco di equilibrio e di attenzione alle diverse pressioni. Vuol dire essere il portatore nei tavoli delle trattative delle decisioni assunte in modo condiviso, ma che inevitabilmente per il fatto stesso di essere trattative implicitamente comportano dei compromessi per raggiungere il meglio, utilizzando l’arte del possibile.

 

A volte potrà non piacere il risultato ottenuto, perché forse non arriva a soddisfare le aspettative che singolarmente avevamo, ma dobbiamo guardare oltre il nostro giardino e vedere che il contesto nel suo insieme è migliorato.

 

Sul profilo professionale dell’Odontotecnico si è visto più di quanto si possa immaginare.

 

Siamo passati dalle più disparate e disperate proposte, dall’autogestione totale alle sanatorie verso l’esistente di quel momento. Risultato: da sempre fermi al regolamento del 1928.

 

Oggi, entusiasti o preoccupati, ci troviamo di fronte ad un cambiamento che ha già interessato le altre attività e arti sanitarie. Il percorso formativo sarà cambiato con il conseguimento dell’abilitazione alla professione al termine della formazione universitaria.

 

Tutti i cambiamenti portano in sé delle zone scure di difficile interpretazione e altre zone chiare di semplice intuitività, ma apparentemente di pochi vantaggi.

 

Comunque il cambiamento è in atto. Possiamo scegliere di subirlo oppure di utilizzarlo al meglio.

 

Alcune persone, per carattere o storia personale, affrontano il confronto con gli strumenti propri dello scontro. Convinte che questo darà il risultato pieno, il migliore dei frutti.

 

Altre, per forma mentale, sentendo il peso che deriva dalla rappresentanza, seguono la via del confronto con strumenti di mediazione, di relazione con gli altri attori, per cercare di convincere la controparte della bontà del proprio fare attraverso elementi certi, coscienti che il meglio proclamato non sempre coincide con il bene ottenibile.

 

Se le strategie di oggi prevedessero che la situazione non potrebbe peggiorare diverrebbero una scelta a basso rischio. Ma siamo proprio sicuri che le scelte, le forzature e la carenza di relazioni non possano portare in sé il rischio di ritrovarsi in condizioni peggiori di ieri?

 

Troisi, con una battuta, diceva “Abbiamo toccato il fondo. Bene, facciamoci su le maniche e cominciamo a scavare."

 

Questo è il momento di essere portatori di idee, ma ancora di più di atteggiamenti positivi, con la capacità e l’intelligenza di capire il limite oltre al quale non paga spingersi.

Dove l’individualismo non fa rima con strategia operativa.

 

La prima regola per fare questo è riscoprire il senso delle istituzioni e dei ruoli, ovvero le regole dateci, la coerenza del comportamento con quanto enunciato e democraticamente definito.

 

Buon lavoro a te, Giancarlo, e a quanti operano con una strategia condivisa per il risultato.

 

Claudio Miotto


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