In Cina ai condannati a morte vengono espiantati gli organi per darli a ricchi
cinesi. Un traffico che è stato documentato da un libro-inchiesta della Laogai
Foundation e da un dvd di cui possiamo mostrarvi un estratto
Yang Jun è un medico cinese che oggi abita a San Francisco ma, quando
viveva ancora nella provincia di Heilongjiang, aveva il compito di prelevare
gli organi dai condannati a morte e trapiantarli nei pazienti del suo
ospedale. La sua è una delle tante testimonianze che compaiono nel libro
'Cina, traffici di morte' curato dalla Laogai Foundation e appena edito in
Italia da Guerini.
Si tratta di una approfondita e agghiacciante inchiesta, con dozzine di
nomi ed episodi, su una delle pratiche più aberranti del sistema carcerario
cinese: quella per cui ai condannati a morte vengono espiantati tutti gli
organi utili (soprattutto reni, cornee e pancreas, ma anche cuore, fegato e
polmoni) destinati a ricchi cinesi, gerarchi dell'apparato statale o cittadini
benestanti residenti all'estero. In alcuni casi, documenta l'inchiesta, i reni
vengono espiantati addirittura alcune ore prima dell'esecuzione, per
assicurarsi che siano ben funzionanti.
Oppure accade che subito dopo la fucilazione i dottori iniettino nel
condannato alcune sostanze per prolungare il battito cardiaco e consentire
quindi agli organi di rimanere efficienti. A volte ai cadaveri vengono
estratte anche le mandibole comprese di denti che verranno utilizzate a scopi
didattici nei corsi universitari di odontoiatria. Nel libro-inchiesta
parlano anche alcuni ex militari, che raccontano come siano stati addestrati a
sparare un colpo preciso alla nuca per evitare danni agli organi espiantabili.
(21 marzo 2008)
link con
videoservizio
da L'Espresso
|