Esamopoli a Bari, in sei ai domiciliari
Tariffe da 700 a 3.000 euro: almeno 57 i casi accertati con il
coinvolgimento degli studenti. Il ministro Mussi: «Ai magistrati tutto il mio
sostegno»
Ennesima operazione di carabinieri e guardia di finanza a Bari contro il
fenomeno della compravendita di esami universitari. Sei persone sono agli
arresti domiciliari su ordine del procuratore della Repubblica di Bari Emilio
Marzano. Esami di matematica sarebbero stati venduti agli studenti con tariffe
da 700 a 3.000 euro. Almeno 57 i casi accertati con il coinvolgimento degli
studenti.
Una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla concussione,
alla corruzione, all'abuso in atti d'ufficio è stata dunque individuata dalla
Procura di Bari all'interno della facoltà di Economia con attività di
compravendita di esami e tesi di laurea. Due docenti di matematica e quattro
funzionari sono agli arresti domiciliari con pesanti accuse: avrebbero operato
attraverso l'organizzazione di lezioni private a pagamento che si svolgevano
in un istituto privato barese presieduto dall'assistente di un titolare di
cattedra di cui non è ancora stato rivelato il nome. Dopodiché gli allievi
avevano l'assicurazione di poter passare agli esami di matematica, ma, pare,
anche di altre discipline. Stesso lavoro veniva svolto per le sedute di laurea
con alcune tesi che venivano prelevate dagli archivi della facoltà di
Economia, fotocopiate e cedute agli studenti. Sarebbero già stati accertati
almeno 57 casi con il coinvolgimento di studenti, molti dei quali stranieri.
E' stato inoltre accertato che alcuni esami scritti a test venivano compilati
esternamente alla facoltà, nel giorno stabilito, e poi consegnati agli
studenti coinvolti, sempre in cambio di somme di danaro. Tali pagamenti
avvenivano in un bar esterno alla facoltà, nel quartiere Poggiofranco di Bari,
oppure in un corridoio al sesto piano della stessa facoltà. Una conferenza
stampa convocata dalla Procura della Repubblica di Bari è stata annullata.
«Apprezzamento alla Magistratura e alle forze dell'ordine di Bari, che
hanno permesso, con la chiusura delle indagini, di colpire una struttura di
compravendita degli esami nell'Ateneo», è stato il primo commento del ministro
dell'Università e della Ricerca, Fabio Mussi: «Le forze dell'ordine e la
magistratura possono contare sul sostegno di un Ministro e di quei rettori,
come quello di Bari, Corrado Petrocelli, che non da oggi - ha ricordato Mussi
- hanno posto la questione morale, la trasparenza, la legalità come questione
centrale per il governo del sistema universitario. Fu proprio sulla vicenda
della compravendita di esami avvenuta a Bari negli anni passati, che nel
luglio 2006, dopo 2 mesi dal mio insediamento, decisi di costituire il
Ministero come parte civile contro i casi di "malauniversità" e di corruzione.
Una scelta che rinnovo - ha assicurato il ministro - con ancora maggiore
determinazione. Le università italiane continuano a essere liberate da
corrotti e corruttori».
Ancora una volta, dunque, l'università di Bari è al centro dell'attenzione
dopo i casi clamorosi accertati l'anno scorso quando l'inchiesta rivelò che i
test di ingresso per l'ammissione alle facoltà di Medicina e Odontoiatria
venivano ceduti in anticipo da alcuni funzionari, esterni all'università di
Bari, corrotti. L'inchiesta suscitò grande clamore e portò a un primo blocco
dei test che furono poi confermati con l'esclusione degli studenti che avevano
ottenuto i testi in anticipo.
da Il Sole 24 Ore
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