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28/06/2008    Così si dimezzano gli studi odontoiatrici privati

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 Vedove: «Così si dimezzeranno, nel Veneto e a Vicenza, gli studi odontoiatrici privati»

Denti, cure a prezzo fisso
«Chiuderà uno su due»
di Franco Pepe
 
Dentisti in apnea lanciano Sos al ministro Sacconi: «Così chiudiamo gli ambulatori». È emergenza. Oggi alle 19 lo diranno chiaro e tondo al responsabile del welfare in un convegno organizzato a villa Braida a Zerman di Mogliano Veneto. È l’Andi veneta, associazione di categoria, a mandare messaggi di grande apprensione: se il governo non adotta misure di salvataggio per neutralizzare gli effetti del decreto che l’ex ministro Livia Turco ha firmato il 25 marzo, dando il via al cosiddetto secondo pilastro del Servizio sanitario nazionale, uno studio dentistico su due nel Veneto è destinato a serrare i battenti. Detto che in regione sono presenti quasi 3100 studi con oltre 10 mila assistenti, il calcolo si fa presto a farlo. Anche dei posti di lavoro in pericolo. A Vicenza, che conta 493 ambulatori, 731 odontoiatri, 1400 assistenti, la previsione è che cesserebbero più di 230 studi. Insomma, cifre apocalittiche. Sarebbe questa la conseguenza di un provvedimento con il quale, mediante la deducibilità sino a 3615 euro l’anno, si aprono a casse, fondi e società di mutuo soccorso le cure odontoiatriche. I lavoratori dipendenti pagheranno un'assicurazione integrativa inclusa nel contratto di lavoro, e poi potranno accedere alle cure dentarie nelle strutture collegate ai fondi.
Francesco Vedove, presidente dell’Andi vicentina, non ci crede molto: «Questi fondi sono destinati ad andare subito in rosso. Oggi le cure dentarie vengono effettuate nel 95 per cento dai privati. Sono patologie che interessano tutti moltiplicati per il numero di denti. È un’epidemiologia diffusissima e lo Stato non è in grado di fronteggiarla. L’odontoiatria costa, perché le apparecchiature costano, i tempi delle prestazioni sono lunghi. Nel tempo in cui si fanno 6 visite oculistiche si fa un’otturazione. E poi ogni tentativo del genere è miseramente fallito. In Germania e in Inghilterra hanno dovuto tornare indietro di corsa. Perché, invece, non si copia il sistema alla francese che funziona da anni? Che lo Stato rimborsi direttamente il cittadino, il quale può andare a farsi curare dove vuole. Così si salva il libero mercato, e non si ingrassano associazioni che certamente avranno il loro utile economico. Siamo troppo costosi, la gente non ce la fa a pagare? E allora che lo Stato ci conceda sgravi fiscali, ci paghi i corsi di aggiornamento, così le tariffe si possono alleggerire. Noi potremmo aiutare lo Stato facendo prevenzione in età pediatrica». Celeste Ferronato, odontoiatra e vicepresidente dell’Ordine dei medici, è preoccupato ma non drammatizza: «È ovvio che le grandi strutture portano via lavoro ai piccoli studi. Ma forse la paura è eccessiva. Certo se pensiamo che a Torri di Q. sta per sorgere una clinica odontoiatrica con 43 poltrone il pericolo c’è. I supermercati uccidono i piccoli negozi. Però attenti anche alle prese di posizione troppo rigide».

 

da Il Giornale di Vicenza

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