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01/02/2010  Università di Parma: forse avremo un vaccino contro la carie, sequenziato il genoma del batterio che intacca i denti

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Questa volta a tremare forse sono i denti dei… dentisti. Una ricerca dell’Università di Parma sul batterio che provoca la carie potrebbe infatti portare nel prossimo futuro alla formulazione di un vaccino in grado di prevenirla, per la salute delle dentature e dei portafogli di tutti noi, “impoverendo” almeno un po’ la categoria dei dentisti.
La carie da oggi ha un segreto in meno, è il genoma del Bifidobacterium dentium, il batterio responsabile della sua formazione. Il suo patrimonio genico è stato sequenziato e descritto in uno studio pubblicato su Plos Genetics, da un gruppo di ricerca dell’Università di Parma,guidato da Marco Ventura. “La nostra ricerca ora è concentrata sulle modalità di formazione della carie, specialmente nei bambini – afferma all’ANSA Ventura -. Utilizzeremo il batterio come una sorta di marcatore molecolare che permetta di monitorare lo sviluppo delle carie legato alla sua presenza”. Il Bifidobacterium dentium è l’unico batterio patogeno del gruppo dei Bifidobatteri, i microrganismi del tratto gastro-intestinale ai quali vengono comunemente attribuiti effetti salutistici. Il batterio patogeno possiede geni che gli consentono di sopravvivere all’interno della bocca e interagire con la microflora batterica responsabile della carie. “Se riusciremo a capire come questa complessa comunità batterica interagisce – aggiunge Ventura – potremo ricavare informazioni su come combatterla”. Il ricercatore, rientrato da quattro anni in Italia con il progetto ‘Rientro dei cervelli’, fa riferimento ai colluttori:”in molti prodotti abbiamo riscontrato l’assenza della funzione antibatterica. Conoscere l’interazione del Bifidobacterium dentium, renderebbe possibile realizzare molecole e quindi prodotti, a cui il batterio non sopravvive”. Un altro ambito di interesse, secondo Ventura, è quello del vaccino per la carie, fronte ancora tutto da esplorare per il ricercatore al quale è appena scaduto il progetto che l’ha riportato in Italia e ancora non sa se verrà integrato definitivamente o dovrà tornare a fare ricerca all’estero.

da: telesalerno.com
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