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11/06/2010  Dentisti in fuga, denunce e debiti «Io, costretto a vendere l’auto»

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Le segnalazioni dei clienti truffati. L’Ordine: troppi medici manager

MILANO - Alessandro M. è un ex paziente della «Clinica odontotecnica» di viale Monza. Racconta: «Ho 35 anni. Ho perso circa 5.000 euro emi toccherà vendere la macchina per ovviare all’esborso, nonostante abbia ancora mezza bocca da sistemare ». Nicolas Charles è un ex dentista dello stesso centro: «Ho 32 anni, laureato a 23, da allora master, tirocinio, specializzazioni, studio, molto studio. Non è vero che noi giovani medici manchiamo di deontologia. A me spiace che tanti si ritrovino con ponti e impianti interrotti. Mi fa più male questo che i due mesi di stipendio che non avrò mai più».

Uno in viale Monza, appunto. Il secondo in via Meda. L’ultimo in viale Monte Nero. Tre centri dentistici, tutti di proprietà di spagnoli, cinque in tutto, forse prestanome, tutti scappati, chissà dove. Un morbo spagnolo gira per il settore dentistico. Qualcheduno del mestiere dice che è soltanto l’inizio. Che arriverà il botto. Che ci sarà altra gente rovinata. Che fare? Gli odontotecnici di Confartigianato chiedono «l’intervento dell’Ordine dei dentisti». Eccolo, l’Ordine, con il presidente milanese Valerio Brucoli. Dice: «La tradizionale fiducia nei nostri medici sembra patire l’attacco di un sistema sempre più ricco di businessman, maggiormente interessati alla vendita di prestazione che alla tutela della salute». Infatti li chiamano dentisti low cost. Hanno prezzi più bassi. Se alla fine fossero «prezzi più giusti»? Il dubbio, ieri, con numerose email al giornale, è stato posto dagli odontotecnici, che in laboratorio realizzano i lavori utilizzati dal dentista.

Racconta Cesare G.: «Mediamente moltiplicano per quattro il prezzo delle nostre protesi...». Alberto Battistelli è presidente del Cio, il Collegio italiano odontotecnici. Dice: «Inizieremo una campagna "trasparenza". Contro gli scandali delle protesi low cost ma anche contro gli scandali creati dai dentisti». Alessandro Cristiano Staffelli, a capo dell’Aio (Associazione italiana odontoiatri) della Lombardia annuncia la nascita di un «Dipartimento legale» per i raggirati. Aggiunge, Staffelli, che «è importante regolamentare la pubblicità sanitaria. Ai liberi professionisti impone restrizioni, mentre alle società sembrerebbe di no».

Difatti, queste ultime, sulla pubblicità, ossessiva, martellante, ci costruiscono basi, fortune e ricchezze. Il secondo passaggio è attrarre clienti da solleticare con i primi interventi gratuiti o scontati, infine da ancorare a vita, con i contratti con le finanziarie, che versano subito la somma al dentista e poi esigono a prescindere il rispetto delle rate, senza se e senza ma. Ancora il presidente dell’Ordine Brucoli auspica «l’accelerazione di una riforma delle professioni e lo stabilire il ruolo delle società nelle professioni protette ». E ancora gli odontotecnici di Confartigianato chiedono al Governo di «garantire la regolarità nella produzione delle protesi minata dai dispositivi provenienti da Paesi esteri», da una concorrenza insomma «sleale».

Il settore è in subbuglio, stranito e sconvolto dall’invasione estera. Gli studi diciamo tradizionali da una parte e i low cost dall’altra. I dentisti più anziani e i giovani, che tendono — in prospettiva, garantiscono, è più redditizio — a non aprirsi uno studio bensì a rimanere liberi professionisti. C’è il made in Italy e ci sono gli arrembanti spagnoli. Rapidi, furbi, spregiudicati, così almeno raccontano dei cinque. Con delle eccezioni, certo. Prima di darsi alla latitanza, i due di viale Monza — Angel Aranda Gonzalez e Carlos Munoz Penalver — avrebbero ripulito i computer d’ogni dato sconveniente. Ma, pare, si sono lasciati dietro qualcosa: tabelle, nomi di telefono, informazioni varie, forse tracce.

Andrea Galli
11 giugno 2010

da corriere.it

 

 

 

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