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26/03/2012 Diminuita del 29% la protesi nei laboratori odontotecnici

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Tempi di vacche magre e di grandi trasformazioni, per l' odontoiatria privata. «La gente evita le cure più complesse - racconta Gianfranco Prada, presidente dell' Associazione nazionale dentisti italiani - e si rivolge al dentista esclusivamente per la prestazione necessaria a tamponare la situazione, quindi per evitare che il dente si distrugga o per scansare il dolore. Ma non si fanno più, ad esempio, corone o ponti: se manca un dente, non si interviene subito per rimetterlo, ma si cerca di tenere la situazione sotto controllo, di evitare che i denti vicini si rovinino o si distruggano, insomma si rimanda l' inserzione del dente mancante. Spesso poi i pazienti ci pagano con ritardi notevoli e poco per volta; pur di non perderli, diventiamo noi una sorta di banca che finanzia le cure. Questi sono gli effetti della crisi». Lo confermano alcuni sondaggi. Secondo l' ultima rilevazione periodica dell' Istituto Key-Stone, basata su un campione di mille dentisti, nel 2011 circa il 30% ha denunciato un calo nel numero medio di pazienti (stimato intorno al 18%), solo parzialmente compensato dal 14% dei professionisti che dichiara un recupero di clientela (stimato intorno al 12%). Il risultato complessivo dell' indagine è una riduzione del 3%. Questo calo dichiarato si aggiunge al -4% del 2010 e al -7% del 2009. Dall' inizio della crisi, la riduzione complessiva è pari al 14%: cioè circa 3 milioni di pazienti in meno per gli studi dentistici privati italiani. Ma sono le indagini sulla produzione delle protesi e sul consumo dei materiali per gli studi dentistici, sempre riferite al 2011, a fornire un quadro più preciso. Il 70% dei 650 laboratori odontotecnici intervistati da Key-Stone ha dichiarato un calo del 29% nella lavorazione delle protesi. 

 

Continua sul Corriere della sera:
http://archiviostorico.corriere.it/2012/marzo/25/Onorario_rate_pur_conservare_propri_co_9_120325067.shtml

 

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