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29/01/2004  Intervista al Capo Gruppo Fabio Passeri: "Nonsoloprotesi", ma anche salute ed estetica

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L’odontotecnica oggi spazia anche nel campo della cosmesi. Non semplicemente protesi, quindi, ma anche il ripristino delle condizioni psicologiche del paziente, per ridare sicurezza e serenità

Devo ammettere la mia ignoranza: dell’odontotecnico avevo tutta un’altra idea. Pensavo lavorasse a "stretto contatto" con il dentista, che fosse uno degli artefici del mio odio verso quei fastidiosi rumori quando sono nella palpitante sala di attesa, credevo mettesse materialmente le sue mani (ed i relativi terribili strumenti) nella mia bocca, contribuendo a creare quello stato di "sudore freddo" che mi fa cambiare le fatidiche sette camice ogni volta che ho il "piacere" di distendermi sulla "poltrona della tortura".

Ed invece ho scoperto che l’odontotecnico svolge decisamente un altro ruolo, molto più rassicurante per me. Un’attività, fra l’alto, altamente tecnologica, moderna, minuziosa, precisa e, perché no, "alchimistica" ed anche artistica. Tutto ciò l’ho potuto comprendere visitando il laboratorio di Fabio Passeri, Presidente del Gruppo Arti Ausiliarie e Sanitarie dal 1999 e, da quest’anno, membro della Giunta Esecutiva dell’Associazione, nonché contitolare della ditta "Centro Protesi Dentale sas Laboratorio Odondotecnico di Passeri Fabio - Chiozzi Alfredo & C.", con sede in Cremona - Via Tonani, 31.

In un ambiente molto professionale, ordinato e ben gestito, merito anche del rapporto di vera amicizia instaurato fra i collaboratori, ho potuto ammirare le varie tecniche di fusione dei metalli, la saldatura laser con fibra ottica, la creazione di un dente in ceramica (vera e propria opera d’arte), la realizzazione di protesi dentarie con diverse tecniche e secondo i livelli di criticità del danno orale.

Fabio Passeri è un giovane artigiano, ma con un’esperienza alla spalle che risale al 1988, quando iniziò l’attività insieme ai soci storici Enzo Gaboardi e Giancarlo Brizzi (purtroppo scomparso prematuramente, del quale il ricordo è sempre vivo e per il quale la voce si strozza ancora oggi), suoi grandi amici ed eccellenti tecnici.

"Ci siamo messi insieme per poter lavorare seriamente, considerata la difficoltà nell’entrare nel giro dei vari laboratori di allora". Inizia così, a 19 anni, la sua esperienza nel settore. Una passione nata quasi per caso (avrebbe dovuto fare il medico e, più precisamente, l’oculista per desiderio dei genitori); ma al momento di dover scegliere l’indirizzo superiore, amando le materie pratiche, si ritrovò a frequentare la scuola per odontotecnici (una novità per Cremona) che presentava materie consone a lui e all’ipotizzato corso di laurea in medicina. Sfumata quest’ultima ipotesi ed essendosi nel frattempo appassionato alle materie odontotecniche, decise che quello sarebbe stato il suo futuro.

"Naturalmente, l’attività si è sviluppata nel corso degli anni, partendo dalla classica "gavetta", per poi diventare imprenditore, migliorando le mie capacità professionali grazie a numerosi corsi di aggiornamento in giro per l’Italia (Torino, Sutri in provincia di Roma, Milano, Firenze, Bolzano), con i classici "alti e bassi", sino alla situazione odierna, che ha raggiunto un livello ottimale grazie anche ai miei collaboratori, con i quali opero in perfetta sintonia, compensandoci sia a livello professionale che caratteriale".

- Addentriamoci ora nella vostra attività, che è regolamentata da un Regio Decreto del 1928: una legislazione un po’ "datata" per un lavoro sempre in evoluzione e che, quindi, avrebbe bisogno di più attenzione e di nuove regole!

"A livello provinciale e regionale ci siamo attivati da tempo promuovendo incontri e formulando proposte da più parti, ma nonostante il contributo del nostro Gruppo Prov.le, che da anni collabora con quello regionale lombardo, le nostre idee di fermano a Roma, quando cioé si tratta di concretizzarle. Sono stati anche redatti disegni di legge e regolamenti riguardanti il profilo professionale, ma ho notato troppa frammentazione fra le varie organizzazioni nazionali di rappresentanza della categoria che non riescono a trovare un accordo per formulare una proposta certa ed unitaria. Da un lato si sta ragionando ancora su parametri troppo distanti fra loro e dall’altro ci sono ancora troppi "autonomi" che non credono, purtroppo, nell’aggregazione di categoria. Dal 1998 inoltre è stata recepita una direttiva europea relativa alla produzione di dispositivi medici, come previsto dal Decreto Legislativo 46/97 in applicazione della direttiva 93/42".

- E "in casa nostra" com’è la situazione?

"In Associazione siamo un buon gruppo che sta lavorando in sintonia ed abbiamo realizzato anche diverse iniziative fra cui il convegno regionale dell’ottobre scorso alla presenza del Presidente e Vice presidente nazionale di Fe.Na.Od.I. (la Federazione Odontotecnici di Confartigianato), il Presidente regionale ed un professionista qualificato sulla ISO:9000. E’ stato certamente un valido momento di confronto sulle problematiche del settore che rischia, allo stato attuale delle cose, di essere frenato dalla concorrenza delle importazioni extracee, dalla mancanza di una legislazione adeguata e dai controlli che appaiono non ben definiti".

- Alla luce di tutto questo per l’odontotecnico, quindi, è certamente importante la formazione. Anzi, dal 1° gennaio 2002 è iniziata l’era della formazione continua attraverso l’ECM (Educazione Continua in Medicina). In che a cosa consiste l’ECM e cosa fate per aggiornarvi?

"Innanzitutto, credo che la formazione, per un’attività come la nostra, sia decisiva anche perché, altrimenti, non avremo futuro. Siamo infatti strutturati per realizzare una dichiarazione di conformità del manufatto protesico ed, inoltre, diversi laboratori in Italia hanno già conseguito la certificazione ISO 9000. I famosi ECM sono ancora un’incognita, non sappiamo se serviranno realmente oppure no, anche perché non ci hanno ancora inquadrato in un settore preciso (siamo a fianco della sanità o dell’ingegneria?). Comunque un odontotecnico serio non aspetta l’imposizione di un corso di aggiornamento per migliorarsi, ma lo fa spontaneamente per amore della professione e del cliente, sopportando anche costi rilevanti. Gli ECM sono stati introdotti dalla vecchia riforma sanitaria del Ministro Bindi e sono obbligatori per gli odontotecnici che hanno a che fare con il Servizio Sanitario Nazionale, i quali devono possedere i crediti necessari per poter lavorare al suo interno. E il programma nazionale di ECM consiste proprio nell’acquisire crediti formativi partecipando a riunioni, congressi, corsi di interesse locale, regionale e nazionale; tali crediti vengono definiti da una Commissione nazionale per la formazione continua. Noi, questi corsi li stiamo frequentando comunque, indipendentemente dal rapporto o meno con il SSN ed i crediti formativi vengono rilasciati in base alle ore complessive del corso e del numero dei partecipanti. Come Associazione abbiamo organizzato corsi mirati e con un ristretto numero di partecipanti, come quello appena terminato che ha avuto una durata di 24 ore ed ha fruttato 24 crediti, il numero necessario per quest’anno, fino a raggiungere nel 2006 i 150 crediti".

- Tutto ciò è un bene per voi o serve solo a complicarvi la vita?

"Attualmente stiamo cercando di farlo passare per una cosa positiva, in quanto ci evita di spostarci in sedi lontane e di sostenere costi elevati. Infatti, desideriamo puntare sulla qualità della formazione anche in considerazione di un futuro incerto. Se ciò dovesse diventare un obbligo indiscriminato potrebbe rivelarsi un’ulteriore tegola sulla categoria, gravando i piccoli artigiani di impegni e costi che non sarebbero in grado di sopportare; ciò potrebbe costringere molti a rifugiarsi nel sommerso, cosa che, purtroppo, già avviene".

- In cosa consiste quindi la vostra attività? Fin dove potete arrivare prima che intervenga l’opera del dentista?

"Occorre sfatare un mito: l’odontotecnico non è il meccanico dentista, non è il dentista meno caro: è il fabbricante della protesi dentaria. L'odontotecnico è l'unico tecnico professionalmente e legalmente abilitato alla "costruzione" delle protesi dentali ed ha la funzione di ripristinare con la stessa l'equilibrio masticatorio, estetico ed anche mentale del paziente. L’odontotecnico deve seguire le indicazioni del dentista per ottenere un risultato finale conforme a quanto prescritto, corrispondente allo stato di salute, all’età, alle aspettative del paziente. La protesi dentale fabbricata dall'odontotecnico deve essere conforme alla prescrizione dell'odontoiatra e deve essere certificata con documento che deve essere consegnato direttamente al paziente stesso, unitamente alle "istruzioni per l'uso" corretto del manufatto redatte dall'odontotecnico. All’odontotecnico è fatto assoluto divieto di operare a contatto con il paziente. Tuttavia, più è professionale e preciso il rapporto con il dentista, migliori saranno i risultati per i pazienti: in questo senso, diventa determinante e auspicabile che proprio i dentisti si rapportino con noi in maniera sempre più puntuale, così che noi possiamo conoscere le caratteristiche fisiche e le aspettative del cliente che variano, ovviamente, secondo l’età, il lavoro da svolgere, il tratto somatico, il grado di disfunzione orale ecc. Un buon risultato finale, magari con una protesi fissa, cioè il ripristino delle funzioni masticatorie e l’estetica ritrovata, ridà certamente sicurezza anche dal punto di vista psicologico. E oggi, nell’era del digitale e di internet, è possibile verificare in tempo reale la situazione di un paziente stando ognuno nel proprio laboratorio, con l’invio di immagini dettagliate attraverso l’utilizzo del computer".

- Dai Fenici ai Maya, passando per gli Egizi, gli Etruschi e, soprattutto, per le popolazioni arabe. I segni di un’attività odontoiatrica esistono già nell’antichità e, addirittura, sono stati ritrovati resti umani con incastonate pietre preziose nei denti (come a dire che il piercing esisteva già ai tempi dei Maya). Quali tecniche oggi vanno per la maggiore e quali le richieste dei pazienti?

"Oggi la protesi fissa va per la maggiore, soprattutto perché offre risultati ottimi dal punto di vista pratico ed estetico. Dando per scontato il ripristino delle funzioni masticatorie e fonetiche, la parte estetica sta raggiungendo il primo posto fra le richieste immediate, già a partire cioè dai denti provvisori; ciò soprattutto accade per le donne, ma anche gli uomini sono sempre più attenti al particolare. Infatti, nascono sempre più richieste che privilegiano l’estetica, che è influenzata anche dalla moda, come ultimamente accade per l’uso di brillantini incastonati nei denti anteriori".

- Ora qualche domanda a "bruciapelo": mi dica tre problemi della categoria che andrebbero risolti al più presto.

Il primo è la definizione del profilo professionale che stiamo attendendo da troppi anni. Con esso andrebbero definiti ruolo, mansioni e campo d’azione dell’odontotecnico che consentirebbe di strutturarci al meglio per essere all’avanguardia, competitivi sul mercato e, noi lo auspichiamo, maggiormente tutelati. Un secondo aspetto da risolvere è quello della scuola che va resa appetibile al ragazzo. Pochi oggi vogliono fare, per scelta personale, l’odontotecnico e per questo è necessario far conoscere la nostra attività da un’altra prospettiva, occorre svecchiarla dall’idea di laboratorio da scantinato ed esaltarla dal punto di vista dell’alta tecnologia, della qualità del servizio, della gratificazione personale e del lavoro d’equipe, in una squadra cioè dove il dentista abbia sempre la veste principale, ma dove anche l’artigiano possa avere il proprio ruolo riconosciuto, anche economicamente. Ed un terzo problema a livello nazionale è quello costi. Innanzitutto quelli relativi ai materiali (per chi vuole comunque realizzare un prodotto di qualità), seguito da quello dei dipendenti, con l’aggiunta della mancanza di un’adeguata preparazione ad una gestione aziendale del proprio laboratorio. Tutti questi fattori possono creare anche situazioni di lavoro sommerso.

- Perché allora un giovane dovrebbe fare la vostra attività? Sicuramente perché dà un grande appagamento: vedere una persona soddisfatta, che riacquista serenità ed una ritrovata sicurezza in se stessa non ha valore. E poi il gusto di fare bene le cose, il riconoscimento da parte dei dentisti e la soddisfazione di aver contribuito al recupero fisico-funzionale del paziente. - Quali garanzie vengono date ai clienti? Il prodotto finale viene garantito da una dichiarazione di conformità, che è una sorta di "carta d’identità" del manufatto, sulla quale viene indicato il lavoro svolto, viene riportate la rintracciabilità dei materiali utilizzati e si indicano le norme d’uso e di mantenimento. - Quali sono i materiali maggiormente utilizzati? Per quanto riguarda i metalli, i più utilizzati sono l’oro ed il titanio, anche se ultimamente è stata introdotta una nuova lega di cromo e cobalto che ha un costo decisamente inferiore all’oro. Il titanio è ritenuto il più biocompatibile e quindi viene utilizzato per risolvere determinati problemi. Per il rivestimento estetico, invece, la ceramica è la più utilizzata. Oggi vi sono anche dei compositi e delle resine che raggiungono buoni livelli di estetica, ma sono ancora un passo indietro come durata e resistenza nel tempo. - Questi materiali possono provocare allergie? No, sono tutti testati e studiati e vengono messi in commercio anche dopo anni di prove. Possiamo quindi stare tranquilli. - Meglio l’implantologia o il vecchio "ponte"? Dipende dalla tipologia dell’intervento. Tuttavia con l’implantologia si vanno a sostituire solo i denti mancanti e non si ledono gli altri sani. Un tempo questo tipo di operazione faceva paura: con le tecniche odierne, se il paziente presenta una struttura ossea idonea, con i moderni materiali, il dente viene ad osteointegrarsi perfettamente con l’osso. Nei casi in cui la diagnosi del professionista non consenta tali interventi, il "vecchio" ponte è ancora un’ottima soluzione. - I costi, che solitamente sono elevati quando si opera sull’apparato dentale, sono adeguati al lavoro ed ai materiali utilizzati o seguono anch’essi alcuni "miti" e sottostanno alle leggi del mercato? Il costo finale non è totalmente determinato dal lavoro dell’odontotecnico, perché

il mercato ci impone un’alta concorrenza che abbassa il livello dei prezzi. I nostri costi sono, tutto sommato, uniformi in ogni parte d’Italia. Sono però incidenti anche i servizi che un laboratorio offre al dentista, i tempi di consegna, la tecnologia dei macchinari, la qualità dei materiali usati, il tipo di lavoro da svolgere (ogni dente è diverso e per alcuni possono occorrere tre ore, per altri tre giorni), la stratificazione della ceramica utilizzata (più sono tali masse e migliore sarà il risultato finale). Sono tutti fattori che contribuiscono al costo finale, unitamente alla professionalità del dentista.

- Meglio lavorare da soli o insieme? Per il nostro futuro sarebbe meglio che le aziende si strutturassero come un gruppo di lavoro. Il mio ideale, che sto cercando di realizzare nella mia azienda, è proprio quello di non essere soli ad operare, ma di lavorare in equipe con ruoli ben definiti ma intercambiabili, dove l’unione di più realtà che agiscono in collaborazione e stima reciproca, vengono a sopperire alle difficoltà o agli impegni del collega. Ed a mio avviso, premettendo che un singolo laboratorio ben strutturato potrà sicuramente affrontare il mercato del domani, il futuro dell’odontotecnico potrebbe essere questo: unirsi in una sorta di "casa dell’odontotecnica", pur nel rispetto della propria autonomia produttiva e fiscale. Abbiamo già esempi di questo tipo chiamati "incubatori", nei quali vengono inseriti in un’unica unità produttiva più laboratori che, unendosi in questo modo, riescono ad abbattere i costi ed a scambiare le varie esperienze, divenendo utili a vicenda qualora la situazione lo richieda.

Chiudo la mia intervista dopo aver conosciuto l’ennesimo artigiano che ama la propria attività e che la vive come una creatura da crescere e da accudire quotidianamente e che proseguirebbe a raccontare di lei per ore ed ore, senza mai stancarsi e stancare. perché il fascino dell’artigianato sta proprio in questo: che sia di tradizione o moderno o tecnologico non riesce a lasciarti indifferente, ti seduce e di attrae come lo sguardo di una donna ammaliante, della quale non puoi più fare a meno.

di Giovanni Mazzoni