L’odontotecnica oggi spazia anche nel campo della cosmesi. Non
semplicemente protesi, quindi, ma anche il ripristino delle condizioni
psicologiche del paziente, per ridare sicurezza e serenità
Devo ammettere la mia ignoranza: dell’odontotecnico avevo tutta un’altra
idea. Pensavo lavorasse a "stretto contatto" con il dentista,
che fosse uno degli artefici del mio odio verso quei fastidiosi rumori
quando sono nella palpitante sala di attesa, credevo mettesse
materialmente le sue mani (ed i relativi terribili strumenti) nella mia
bocca, contribuendo a creare quello stato di "sudore freddo"
che mi fa cambiare le fatidiche sette camice ogni volta che ho il
"piacere" di distendermi sulla "poltrona della
tortura".
Ed invece ho scoperto che l’odontotecnico svolge decisamente un
altro ruolo, molto più rassicurante per me. Un’attività, fra l’alto,
altamente tecnologica, moderna, minuziosa, precisa e, perché no,
"alchimistica" ed anche artistica. Tutto ciò l’ho potuto
comprendere visitando il laboratorio di Fabio Passeri, Presidente del
Gruppo Arti Ausiliarie e Sanitarie dal 1999 e, da quest’anno, membro
della Giunta Esecutiva dell’Associazione, nonché contitolare della
ditta "Centro Protesi Dentale sas Laboratorio Odondotecnico di
Passeri Fabio - Chiozzi Alfredo & C.", con sede in Cremona -
Via Tonani, 31.
In un ambiente molto professionale, ordinato e ben gestito, merito
anche del rapporto di vera amicizia instaurato fra i collaboratori, ho
potuto ammirare le varie tecniche di fusione dei metalli, la saldatura
laser con fibra ottica, la creazione di un dente in ceramica (vera e
propria opera d’arte), la realizzazione di protesi dentarie con
diverse tecniche e secondo i livelli di criticità del danno orale.
Fabio Passeri è un giovane artigiano, ma con un’esperienza alla
spalle che risale al 1988, quando iniziò l’attività insieme ai soci
storici Enzo Gaboardi e Giancarlo Brizzi (purtroppo scomparso
prematuramente, del quale il ricordo è sempre vivo e per il quale la
voce si strozza ancora oggi), suoi grandi amici ed eccellenti tecnici.
"Ci siamo messi insieme per poter lavorare seriamente,
considerata la difficoltà nell’entrare nel giro dei vari laboratori
di allora". Inizia così, a 19 anni, la sua esperienza nel settore.
Una passione nata quasi per caso (avrebbe dovuto fare il medico e, più
precisamente, l’oculista per desiderio dei genitori); ma al momento di
dover scegliere l’indirizzo superiore, amando le materie pratiche, si
ritrovò a frequentare la scuola per odontotecnici (una novità per
Cremona) che presentava materie consone a lui e all’ipotizzato corso
di laurea in medicina. Sfumata quest’ultima ipotesi ed essendosi nel
frattempo appassionato alle materie odontotecniche, decise che quello
sarebbe stato il suo futuro.
"Naturalmente, l’attività si è sviluppata nel corso degli
anni, partendo dalla classica "gavetta", per poi diventare
imprenditore, migliorando le mie capacità professionali grazie a
numerosi corsi di aggiornamento in giro per l’Italia (Torino, Sutri in
provincia di Roma, Milano, Firenze, Bolzano), con i classici "alti
e bassi", sino alla situazione odierna, che ha raggiunto un livello
ottimale grazie anche ai miei collaboratori, con i quali opero in
perfetta sintonia, compensandoci sia a livello professionale che
caratteriale".
- Addentriamoci ora nella vostra attività, che è regolamentata da
un Regio Decreto del 1928: una legislazione un po’ "datata"
per un lavoro sempre in evoluzione e che, quindi, avrebbe bisogno di
più attenzione e di nuove regole!
"A livello provinciale e regionale ci siamo attivati da tempo
promuovendo incontri e formulando proposte da più parti, ma nonostante
il contributo del nostro Gruppo Prov.le, che da anni collabora con
quello regionale lombardo, le nostre idee di fermano a Roma, quando
cioé si tratta di concretizzarle. Sono stati anche redatti disegni di
legge e regolamenti riguardanti il profilo professionale, ma ho notato
troppa frammentazione fra le varie organizzazioni nazionali di
rappresentanza della categoria che non riescono a trovare un accordo per
formulare una proposta certa ed unitaria. Da un lato si sta ragionando
ancora su parametri troppo distanti fra loro e dall’altro ci sono
ancora troppi "autonomi" che non credono, purtroppo, nell’aggregazione
di categoria. Dal 1998 inoltre è stata recepita una direttiva europea
relativa alla produzione di dispositivi medici, come previsto dal
Decreto Legislativo 46/97 in applicazione della direttiva 93/42".
- E "in casa nostra" com’è la situazione?
"In Associazione siamo un buon gruppo che sta lavorando in
sintonia ed abbiamo realizzato anche diverse iniziative fra cui il
convegno regionale dell’ottobre scorso alla presenza del Presidente e
Vice presidente nazionale di Fe.Na.Od.I. (la Federazione Odontotecnici
di Confartigianato), il Presidente regionale ed un professionista
qualificato sulla ISO:9000. E’ stato certamente un valido momento di
confronto sulle problematiche del settore che rischia, allo stato
attuale delle cose, di essere frenato dalla concorrenza delle
importazioni extracee, dalla mancanza di una legislazione adeguata e dai
controlli che appaiono non ben definiti".
- Alla luce di tutto questo per l’odontotecnico, quindi, è
certamente importante la formazione. Anzi, dal 1° gennaio 2002 è
iniziata l’era della formazione continua attraverso l’ECM
(Educazione Continua in Medicina). In che a cosa consiste l’ECM e cosa
fate per aggiornarvi?
"Innanzitutto, credo che la formazione, per un’attività come
la nostra, sia decisiva anche perché, altrimenti, non avremo futuro.
Siamo infatti strutturati per realizzare una dichiarazione di
conformità del manufatto protesico ed, inoltre, diversi laboratori in
Italia hanno già conseguito la certificazione ISO 9000. I famosi ECM
sono ancora un’incognita, non sappiamo se serviranno realmente oppure
no, anche perché non ci hanno ancora inquadrato in un settore preciso
(siamo a fianco della sanità o dell’ingegneria?). Comunque un
odontotecnico serio non aspetta l’imposizione di un corso di
aggiornamento per migliorarsi, ma lo fa spontaneamente per amore della
professione e del cliente, sopportando anche costi rilevanti. Gli ECM
sono stati introdotti dalla vecchia riforma sanitaria del Ministro Bindi
e sono obbligatori per gli odontotecnici che hanno a che fare con il
Servizio Sanitario Nazionale, i quali devono possedere i crediti
necessari per poter lavorare al suo interno. E il programma nazionale di
ECM consiste proprio nell’acquisire crediti formativi partecipando a
riunioni, congressi, corsi di interesse locale, regionale e nazionale;
tali crediti vengono definiti da una Commissione nazionale per la
formazione continua. Noi, questi corsi li stiamo frequentando comunque,
indipendentemente dal rapporto o meno con il SSN ed i crediti formativi
vengono rilasciati in base alle ore complessive del corso e del numero
dei partecipanti. Come Associazione abbiamo organizzato corsi mirati e
con un ristretto numero di partecipanti, come quello appena terminato
che ha avuto una durata di 24 ore ed ha fruttato 24 crediti, il numero
necessario per quest’anno, fino a raggiungere nel 2006 i 150
crediti".
- Tutto ciò è un bene per voi o serve solo a complicarvi la vita?
"Attualmente stiamo cercando di farlo passare per una cosa
positiva, in quanto ci evita di spostarci in sedi lontane e di sostenere
costi elevati. Infatti, desideriamo puntare sulla qualità della
formazione anche in considerazione di un futuro incerto. Se ciò dovesse
diventare un obbligo indiscriminato potrebbe rivelarsi un’ulteriore
tegola sulla categoria, gravando i piccoli artigiani di impegni e costi
che non sarebbero in grado di sopportare; ciò potrebbe costringere
molti a rifugiarsi nel sommerso, cosa che, purtroppo, già
avviene".
- In cosa consiste quindi la vostra attività? Fin dove potete
arrivare prima che intervenga l’opera del dentista?
"Occorre sfatare un mito: l’odontotecnico non è il meccanico
dentista, non è il dentista meno caro: è il fabbricante della protesi
dentaria. L'odontotecnico è l'unico tecnico professionalmente e
legalmente abilitato alla "costruzione" delle protesi dentali
ed ha la funzione di ripristinare con la stessa l'equilibrio
masticatorio, estetico ed anche mentale del paziente. L’odontotecnico
deve seguire le indicazioni del dentista per ottenere un risultato
finale conforme a quanto prescritto, corrispondente allo stato di
salute, all’età, alle aspettative del paziente. La protesi dentale
fabbricata dall'odontotecnico deve essere conforme alla prescrizione
dell'odontoiatra e deve essere certificata con documento che deve essere
consegnato direttamente al paziente stesso, unitamente alle
"istruzioni per l'uso" corretto del manufatto redatte
dall'odontotecnico. All’odontotecnico è fatto assoluto divieto di
operare a contatto con il paziente. Tuttavia, più è professionale e
preciso il rapporto con il dentista, migliori saranno i risultati per i
pazienti: in questo senso, diventa determinante e auspicabile che
proprio i dentisti si rapportino con noi in maniera sempre più
puntuale, così che noi possiamo conoscere le caratteristiche fisiche e
le aspettative del cliente che variano, ovviamente, secondo l’età, il
lavoro da svolgere, il tratto somatico, il grado di disfunzione orale
ecc. Un buon risultato finale, magari con una protesi fissa, cioè il
ripristino delle funzioni masticatorie e l’estetica ritrovata, ridà
certamente sicurezza anche dal punto di vista psicologico. E oggi, nell’era
del digitale e di internet, è possibile verificare in tempo reale la
situazione di un paziente stando ognuno nel proprio laboratorio, con l’invio
di immagini dettagliate attraverso l’utilizzo del computer".
- Dai Fenici ai Maya, passando per gli Egizi, gli Etruschi e,
soprattutto, per le popolazioni arabe. I segni di un’attività
odontoiatrica esistono già nell’antichità e, addirittura, sono stati
ritrovati resti umani con incastonate pietre preziose nei denti (come a
dire che il piercing esisteva già ai tempi dei Maya). Quali tecniche
oggi vanno per la maggiore e quali le richieste dei pazienti?
"Oggi la protesi fissa va per la maggiore, soprattutto perché
offre risultati ottimi dal punto di vista pratico ed estetico. Dando per
scontato il ripristino delle funzioni masticatorie e fonetiche, la parte
estetica sta raggiungendo il primo posto fra le richieste immediate,
già a partire cioè dai denti provvisori; ciò soprattutto accade per
le donne, ma anche gli uomini sono sempre più attenti al particolare.
Infatti, nascono sempre più richieste che privilegiano l’estetica,
che è influenzata anche dalla moda, come ultimamente accade per l’uso
di brillantini incastonati nei denti anteriori".
- Ora qualche domanda a "bruciapelo": mi dica tre problemi
della categoria che andrebbero risolti al più presto.
Il primo è la definizione del profilo professionale che stiamo
attendendo da troppi anni. Con esso andrebbero definiti ruolo, mansioni
e campo d’azione dell’odontotecnico che consentirebbe di
strutturarci al meglio per essere all’avanguardia, competitivi sul
mercato e, noi lo auspichiamo, maggiormente tutelati. Un secondo aspetto
da risolvere è quello della scuola che va resa appetibile al ragazzo.
Pochi oggi vogliono fare, per scelta personale, l’odontotecnico e per
questo è necessario far conoscere la nostra attività da un’altra
prospettiva, occorre svecchiarla dall’idea di laboratorio da
scantinato ed esaltarla dal punto di vista dell’alta tecnologia, della
qualità del servizio, della gratificazione personale e del lavoro d’equipe,
in una squadra cioè dove il dentista abbia sempre la veste principale,
ma dove anche l’artigiano possa avere il proprio ruolo riconosciuto,
anche economicamente. Ed un terzo problema a livello nazionale è quello
costi. Innanzitutto quelli relativi ai materiali (per chi vuole comunque
realizzare un prodotto di qualità), seguito da quello dei dipendenti,
con l’aggiunta della mancanza di un’adeguata preparazione ad una
gestione aziendale del proprio laboratorio. Tutti questi fattori possono
creare anche situazioni di lavoro sommerso.
- Perché allora un giovane dovrebbe fare la vostra attività?
Sicuramente perché dà un grande appagamento: vedere una persona
soddisfatta, che riacquista serenità ed una ritrovata sicurezza in se
stessa non ha valore. E poi il gusto di fare bene le cose, il
riconoscimento da parte dei dentisti e la soddisfazione di aver
contribuito al recupero fisico-funzionale del paziente. - Quali garanzie
vengono date ai clienti? Il prodotto finale viene garantito da una
dichiarazione di conformità, che è una sorta di "carta d’identità"
del manufatto, sulla quale viene indicato il lavoro svolto, viene
riportate la rintracciabilità dei materiali utilizzati e si indicano le
norme d’uso e di mantenimento. - Quali sono i materiali maggiormente
utilizzati? Per quanto riguarda i metalli, i più utilizzati sono l’oro
ed il titanio, anche se ultimamente è stata introdotta una nuova lega
di cromo e cobalto che ha un costo decisamente inferiore all’oro. Il
titanio è ritenuto il più biocompatibile e quindi viene utilizzato per
risolvere determinati problemi. Per il rivestimento estetico, invece, la
ceramica è la più utilizzata. Oggi vi sono anche dei compositi e delle
resine che raggiungono buoni livelli di estetica, ma sono ancora un
passo indietro come durata e resistenza nel tempo. - Questi materiali
possono provocare allergie? No, sono tutti testati e studiati e vengono
messi in commercio anche dopo anni di prove. Possiamo quindi stare
tranquilli. - Meglio l’implantologia o il vecchio "ponte"?
Dipende dalla tipologia dell’intervento. Tuttavia con l’implantologia
si vanno a sostituire solo i denti mancanti e non si ledono gli altri
sani. Un tempo questo tipo di operazione faceva paura: con le tecniche
odierne, se il paziente presenta una struttura ossea idonea, con i
moderni materiali, il dente viene ad osteointegrarsi perfettamente con l’osso.
Nei casi in cui la diagnosi del professionista non consenta tali
interventi, il "vecchio" ponte è ancora un’ottima
soluzione. - I costi, che solitamente sono elevati quando si opera sull’apparato
dentale, sono adeguati al lavoro ed ai materiali utilizzati o seguono
anch’essi alcuni "miti" e sottostanno alle leggi del
mercato? Il costo finale non è totalmente determinato dal lavoro dell’odontotecnico,
perché
il mercato ci impone un’alta concorrenza che abbassa il livello dei
prezzi. I nostri costi sono, tutto sommato, uniformi in ogni parte d’Italia.
Sono però incidenti anche i servizi che un laboratorio offre al
dentista, i tempi di consegna, la tecnologia dei macchinari, la qualità
dei materiali usati, il tipo di lavoro da svolgere (ogni dente è
diverso e per alcuni possono occorrere tre ore, per altri tre giorni),
la stratificazione della ceramica utilizzata (più sono tali masse e
migliore sarà il risultato finale). Sono tutti fattori che
contribuiscono al costo finale, unitamente alla professionalità del
dentista.
- Meglio lavorare da soli o insieme? Per il nostro futuro sarebbe
meglio che le aziende si strutturassero come un gruppo di lavoro. Il mio
ideale, che sto cercando di realizzare nella mia azienda, è proprio
quello di non essere soli ad operare, ma di lavorare in equipe con ruoli
ben definiti ma intercambiabili, dove l’unione di più realtà che
agiscono in collaborazione e stima reciproca, vengono a sopperire alle
difficoltà o agli impegni del collega. Ed a mio avviso, premettendo che
un singolo laboratorio ben strutturato potrà sicuramente affrontare il
mercato del domani, il futuro dell’odontotecnico potrebbe essere
questo: unirsi in una sorta di "casa dell’odontotecnica",
pur nel rispetto della propria autonomia produttiva e fiscale. Abbiamo
già esempi di questo tipo chiamati "incubatori", nei quali
vengono inseriti in un’unica unità produttiva più laboratori che,
unendosi in questo modo, riescono ad abbattere i costi ed a scambiare le
varie esperienze, divenendo utili a vicenda qualora la situazione lo
richieda.
Chiudo la mia intervista dopo aver conosciuto l’ennesimo artigiano
che ama la propria attività e che la vive come una creatura da crescere
e da accudire quotidianamente e che proseguirebbe a raccontare di lei
per ore ed ore, senza mai stancarsi e stancare. perché il fascino dell’artigianato
sta proprio in questo: che sia di tradizione o moderno o tecnologico non
riesce a lasciarti indifferente, ti seduce e di attrae come lo sguardo
di una donna ammaliante, della quale non puoi più fare a meno. di
Giovanni Mazzoni
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