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Le testimonianze di un’attività odontotecnica vanno
indietro nel tempo, quando le antiche popolazioni praticavano incisioni,
bloccaggi e ponti primordiali.
Oggi, una tecnologia avanzatissima consente risultati
praticamente perfetti.
Ridonando sicurezza al paziente.
L’odontotecnica, poi, si sta sempre più
specializzando nella cosmetica,
perché anche l’occhio vuole la sua parte.
"A caval donato non si guarda in bocca" ma
agli artigiani odontotecnici le nostre bocche interessano eccome. O
meglio, il loro desiderio e interesse ultimo è quello di poter
ripristinare, nel miglior modo possibile, l’equilibro delle nostre
bocche sia dal punto di vista della salute fisica e psicologica, che da
quello estetico.
E’ quanto ho potuto scoprire, in questa ennesima
fermata del nostro viaggio nel mondo dell’artigianato,
"visitando" una categoria certamente "non
tradizionale", che pochi conoscono nel dettaglio: l’odontotecnico.
Addentrarsi in questa professione, fatta anch’essa
di passione, ma anche di arte e tecnologia avanzata, significa conoscere
strumenti, materiali, patologie, campi e tecniche d’intervento,
manufatti protesici assolutamente impensabili rispetto ad un’attività
classica del nostro settore.
Ma le curiosità non si limitano a questo. L’arte
odontotecnica, infatti, ha radici nell’antichità ed alcune scoperte
fatte in questi ultimi secoli lasciano intendere, senza ombra di dubbio,
che già gli antichi popoli conoscessero o applicassero quest’arte
effettuando lavori protesici atti a migliorare la funzione masticatoria
venuta a mancare.
Non vi è abbondanza di documenti riguardanti questo
argomento, per cui la ricerca si può far partire dall’epoca dell’Antico
Egitto. Purtroppo la scoperta di tombe, il ritrovamento di papiri e
iscrizioni non portano a nessuna conoscenza sull'arte odontotecnica di
quei popoli, anche se il contributo di questa certamente non mancò alla
civiltà egizia.
L'unico dato che ci arriva dall'esame di alcune mummie
è la presenza di incisivi (denti anteriori) in legno. Questo fatto, che
potrebbe indirizzare all'idea di qualche procedimento odontotecnico, è
stato spiegato come copertura di estrazione dovuta a pene inflitte per
qualche tipo di reato.
Bisogna certamente arrivare alla scoperta dei siti
della civiltà Etrusca per avere qualche informazione sulla produzione
di manufatti protesici. Infatti, si trovano nelle tombe etrusche dei
pezzi protesici di notevole lavorazione e ben conservati. Si tratta
prevalentemente di bloccaggi di denti con fili o placche d'oro. Tutto
questo sta ad indicare quanto interesse gli etruschi ponevano nella
ricerca, anche in questo settore. (vedi foto a fianco: Un elemento di
ponte risalente al tempo degli Etruschi. Il dente artificiale non è
stato ritrovato, ma si può notare come gli incisivi siano trattenuti da
una placca in oro - Museo de l'Ecole Dentaire, Parigi)
Mancano completamente notizie dell'odontotecnica nella
Grecia, anche se è difficile pensare ad un popolo che teneva contatti
con le genti del Mediterraneo (Fenici, Egizi, ecc.) ed esaltavano la
prestanza fisica e la bellezza non tenessero in considerazione l'aiuto
dei manufatti protesici dove ve ne era bisogno.
Anche i Romani usarono denti artificiali scoperti
nelle loro tombe.
Secondo disposizioni tabularie era vietato seppellire
i cadaveri con oggetti preziosi ad eccezione della ricopertura d'oro dei
denti. Dagli scritti dell'epoca romana si scopre come si faceva uso di
denti artificiali in osso ed avorio e che gli apparecchi fossero mobili.
Tutto questo indica un alto grado di conoscenza odontotecnica.
Altre tracce importanti di un’attività legata ai
denti sono state trovate nelle civiltà Maya, soprattutto a livello di
estetica, con pietre di giada e turchesi incastonati negli incisivi e
nei canini. (vedi foto a fianco: I denti di un cranio Maya del sec.
IX d.C. con numerose incastonature di giada e turchesi - Museo nazionale
di Antropologia - Messico)
Il Cristianesimo e il Medioevo, decretano la decadenza
dell'arte odontotecnica. In questo periodo tenebroso, non ci fu nessun
progresso per quanto riguarda la ricerca di materiali e metodiche che
portassero a nuove conoscenze nel settore. I denti venivano ancora
intagliati nell'avorio degli elefanti.
Anche le nozioni di medicina anatomica erano non
particolarmente approfondite e mancando una base di ricerca scientifica
appropriata, nuovi e vari sussidi strumentali si arrivò ad un arresto
critico dell'arte odontotecnica.
Si deve arrivare qualche anno dopo il 1000 per avere
notizia di impronte utilizzando la cera.
Tutto questo ci fa capire che, fino a due secoli e
mezzo fa, la cultura odontotecnica era ancora ferma all'uso di metodi e
materiali delle antiche civiltà. Per poter ridare vita e vigore alla
specialità sarebbero stati necessari studi di anatomia, fisiologia,
patologia, nel ramo della meccanica bisognava creare nuovi strumenti e
della chimica nuovi materiali. Sarebbe stato di fondamentale importanza
per scuotersi dal torpore e ignoranza medioevale, avviare un processo di
rinnovamento avendo ben chiare le conoscenze fino a questo punto
acquisite. Così facendo, si arriva alla fine del XVII secolo.
Un’energica spinta viene data dallo studio di
metodiche e materiali che fu iniziato alla fine del 1600 dal francese
Pietro Fauchard. In un suo trattato, pubblicato nel 1723, cercò di
raccogliere, oltre a sue personali esperienze, notizie sulla specialità
odontotecnica esponendole in modo chiaro con osservazioni su materiali,
strumenti, patologie.
Intorno alla metà del XVIII secolo si parla delle
corone in oro e della metodica di costruzione per opera di Mouton.
Si deve aspettare ancora una decina d'anni per sentire
parlare, dal tedesco Filippo Plaff, di denti artificiali formati da
lamina o fusione di rame e ricoperti da uno strato di smalto. Si parla
anche della sostituzione di denti con altri naturali (forniti dai
becchini), ci sono studi sulla legatura dei denti con seta cerata, si
descrivono perni di ottone a cui vengono applicati i denti.
Sempre Plaff, per primo, descrive diverse tecniche di
presa di impronte. In questo periodo si iniziano ad usare molle di
orologio, applicate alle protesi, dopo essere state isolate con tela
cerata per impedire che si arrugginissero.
M. Bourdet, continuatore dell'opera di Fouchard è
all'avanguardia nel campo della protesi totale e parziale.
Consiglia di abbandonare l'avorio, soggetto a
decomposizione e ad alterazioni di colore e di usare denti umani o di
ippopotamo.
Il Bourdet costruiva le sue protesi usando come base
un unico pezzo di dente di ippopotamo rivestito di oro e a sua volta
ricoperto di smalto su cui fissava i denti creando alveoli artificiali o
utilizzando ganci.
Alla fine del XVIII secolo siamo di fronte alla
invenzione che apre una nuova era all'odontotecnica: i denti in
porcellana.
L'invenzione dei denti minerali (in porcellana) spetta
al francese Dubais du Chemant, che riuscì per primo a portarli nella
pratica di tutti i giorni.
Ovviamente, i dentisti di allora non accettarono
positivamente il nuovo materiale e si continuò ancora per trent'anni ad
usare come unico fornitore di denti il becchino.
La difficoltà di reperire sul mercato i denti
naturali veniva a tratti appianata dalle battaglie e guerre che si
susseguivano in questi periodi. Napoleone fu, infatti, benemerito ai
dentisti dell'epoca.
Si deve a Giuseppangelo Fonzi l'aver costruito i primi
denti isolati modernamente intesi.
Si inizia così, da parte di molte fabbriche (in
Inghilterra, Belgio, Germania, Italia, America), la produzione su larga
scala di denti in porcellana.
Nell'ultimo secolo fu un succedersi di piccole e
grandi invenzioni dovute al fatto che anche le industrie si
interessarono a questa nicchia di mercato incentivando la ricerca in
vari campi della chimica e metallurgia, risolvendo molto rapidamente le
difficoltà di capitale e di tecnologia che potevano avere i singoli
ricercatori.
Basti pensare al processo di
"vulcanizzazione" del caucciù per uso odontoiatrico
brevettato da Charles Goodyear Junior (1856), alla scoperta della
"bachelite" (1907) e alle resine acriliche (1922) ancora oggi
usate, naturalmente utilizzando i moderni interventi della chimica
tecnologica, per basi protesiche e denti artificiali.
Attualmente l'odontotecnica dispone di materiali
sempre più testati dal punto di vista della biocompatibilità,
atossicità e di sempre più sofisticate tecnologie per la produzione
dei manufatti protesici.
Dunque, l'odontotecnica rimane sempre e comunque
un'arte, dove la mano ed il buon gusto estetico dell'artigiano, abbinato
ad un’alta conoscenza della specialità, può produrre apparecchiature
tecnologicamente avanzatissime, esteticamente e funzionalmente
ineccepibili.
di Giovanni Mazzoni
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