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29/01/2004 LA FABBRICA DEL SORRISO cenni storici dell'arte odontotecnica Pagina precedente 

Le testimonianze di un’attività odontotecnica vanno indietro nel tempo, quando le antiche popolazioni praticavano incisioni, bloccaggi e ponti primordiali.

Oggi, una tecnologia avanzatissima consente risultati praticamente perfetti.

Ridonando sicurezza al paziente.

L’odontotecnica, poi, si sta sempre più specializzando nella cosmetica,

perché anche l’occhio vuole la sua parte.

 

"A caval donato non si guarda in bocca" ma agli artigiani odontotecnici le nostre bocche interessano eccome. O meglio, il loro desiderio e interesse ultimo è quello di poter ripristinare, nel miglior modo possibile, l’equilibro delle nostre bocche sia dal punto di vista della salute fisica e psicologica, che da quello estetico.

E’ quanto ho potuto scoprire, in questa ennesima fermata del nostro viaggio nel mondo dell’artigianato, "visitando" una categoria certamente "non tradizionale", che pochi conoscono nel dettaglio: l’odontotecnico.

Addentrarsi in questa professione, fatta anch’essa di passione, ma anche di arte e tecnologia avanzata, significa conoscere strumenti, materiali, patologie, campi e tecniche d’intervento, manufatti protesici assolutamente impensabili rispetto ad un’attività classica del nostro settore.

Ma le curiosità non si limitano a questo. L’arte odontotecnica, infatti, ha radici nell’antichità ed alcune scoperte fatte in questi ultimi secoli lasciano intendere, senza ombra di dubbio, che già gli antichi popoli conoscessero o applicassero quest’arte effettuando lavori protesici atti a migliorare la funzione masticatoria venuta a mancare.

Non vi è abbondanza di documenti riguardanti questo argomento, per cui la ricerca si può far partire dall’epoca dell’Antico Egitto. Purtroppo la scoperta di tombe, il ritrovamento di papiri e iscrizioni non portano a nessuna conoscenza sull'arte odontotecnica di quei popoli, anche se il contributo di questa certamente non mancò alla civiltà egizia.

L'unico dato che ci arriva dall'esame di alcune mummie è la presenza di incisivi (denti anteriori) in legno. Questo fatto, che potrebbe indirizzare all'idea di qualche procedimento odontotecnico, è stato spiegato come copertura di estrazione dovuta a pene inflitte per qualche tipo di reato.Protesi etrusca

 

Bisogna certamente arrivare alla scoperta dei siti della civiltà Etrusca per avere qualche informazione sulla produzione di manufatti protesici. Infatti, si trovano nelle tombe etrusche dei pezzi protesici di notevole lavorazione e ben conservati. Si tratta prevalentemente di bloccaggi di denti con fili o placche d'oro. Tutto questo sta ad indicare quanto interesse gli etruschi ponevano nella ricerca, anche in questo settore. (vedi foto a fianco: Un elemento di ponte risalente al tempo degli Etruschi. Il dente artificiale non è stato ritrovato, ma si può notare come gli incisivi siano trattenuti da una placca in oro - Museo de l'Ecole Dentaire, Parigi) 
   

Mancano completamente notizie dell'odontotecnica nella Grecia, anche se è difficile pensare ad un popolo che teneva contatti con le genti del Mediterraneo (Fenici, Egizi, ecc.) ed esaltavano la prestanza fisica e la bellezza non tenessero in considerazione l'aiuto dei manufatti protesici dove ve ne era bisogno.

Anche i Romani usarono denti artificiali scoperti nelle loro tombe.

Secondo disposizioni tabularie era vietato seppellire i cadaveri con oggetti preziosi ad eccezione della ricopertura d'oro dei denti. Dagli scritti dell'epoca romana si scopre come si faceva uso di denti artificiali in osso ed avorio e che gli apparecchi fossero mobili. Tutto questo indica un alto grado di conoscenza odontotecnica.   

Denti Maya   

Altre tracce importanti di un’attività legata ai denti sono state trovate nelle civiltà Maya, soprattutto a livello di estetica, con pietre di giada e turchesi incastonati negli incisivi e nei canini. (vedi foto a fianco: I denti di un cranio Maya del sec. IX d.C. con numerose incastonature di giada e turchesi - Museo nazionale di Antropologia - Messico)
  

Il Cristianesimo e il Medioevo, decretano la decadenza dell'arte odontotecnica. In questo periodo tenebroso, non ci fu nessun progresso per quanto riguarda la ricerca di materiali e metodiche che portassero a nuove conoscenze nel settore. I denti venivano ancora intagliati nell'avorio degli elefanti.

Anche le nozioni di medicina anatomica erano non particolarmente approfondite e mancando una base di ricerca scientifica appropriata, nuovi e vari sussidi strumentali si arrivò ad un arresto critico dell'arte odontotecnica.

 

Si deve arrivare qualche anno dopo il 1000 per avere notizia di impronte utilizzando la cera.

Tutto questo ci fa capire che, fino a due secoli e mezzo fa, la cultura odontotecnica era ancora ferma all'uso di metodi e materiali delle antiche civiltà. Per poter ridare vita e vigore alla specialità sarebbero stati necessari studi di anatomia, fisiologia, patologia, nel ramo della meccanica bisognava creare nuovi strumenti e della chimica nuovi materiali. Sarebbe stato di fondamentale importanza per scuotersi dal torpore e ignoranza medioevale, avviare un processo di rinnovamento avendo ben chiare le conoscenze fino a questo punto acquisite. Così facendo, si arriva alla fine del XVII secolo.

Un’energica spinta viene data dallo studio di metodiche e materiali che fu iniziato alla fine del 1600 dal francese Pietro Fauchard. In un suo trattato, pubblicato nel 1723, cercò di raccogliere, oltre a sue personali esperienze, notizie sulla specialità odontotecnica esponendole in modo chiaro con osservazioni su materiali, strumenti, patologie.

Intorno alla metà del XVIII secolo si parla delle corone in oro e della metodica di costruzione per opera di Mouton.

Si deve aspettare ancora una decina d'anni per sentire parlare, dal tedesco Filippo Plaff, di denti artificiali formati da lamina o fusione di rame e ricoperti da uno strato di smalto. Si parla anche della sostituzione di denti con altri naturali (forniti dai becchini), ci sono studi sulla legatura dei denti con seta cerata, si descrivono perni di ottone a cui vengono applicati i denti.

Sempre Plaff, per primo, descrive diverse tecniche di presa di impronte. In questo periodo si iniziano ad usare molle di orologio, applicate alle protesi, dopo essere state isolate con tela cerata per impedire che si arrugginissero.

M. Bourdet, continuatore dell'opera di Fouchard è all'avanguardia nel campo della protesi totale e parziale.

Consiglia di abbandonare l'avorio, soggetto a decomposizione e ad alterazioni di colore e di usare denti umani o di ippopotamo.

Il Bourdet costruiva le sue protesi usando come base un unico pezzo di dente di ippopotamo rivestito di oro e a sua volta ricoperto di smalto su cui fissava i denti creando alveoli artificiali o utilizzando ganci.

Alla fine del XVIII secolo siamo di fronte alla invenzione che apre una nuova era all'odontotecnica: i denti in porcellana.

L'invenzione dei denti minerali (in porcellana) spetta al francese Dubais du Chemant, che riuscì per primo a portarli nella pratica di tutti i giorni.

Ovviamente, i dentisti di allora non accettarono positivamente il nuovo materiale e si continuò ancora per trent'anni ad usare come unico fornitore di denti il becchino.

La difficoltà di reperire sul mercato i denti naturali veniva a tratti appianata dalle battaglie e guerre che si susseguivano in questi periodi. Napoleone fu, infatti, benemerito ai dentisti dell'epoca.

Si deve a Giuseppangelo Fonzi l'aver costruito i primi denti isolati modernamente intesi.

Si inizia così, da parte di molte fabbriche (in Inghilterra, Belgio, Germania, Italia, America), la produzione su larga scala di denti in porcellana.

Nell'ultimo secolo fu un succedersi di piccole e grandi invenzioni dovute al fatto che anche le industrie si interessarono a questa nicchia di mercato incentivando la ricerca in vari campi della chimica e metallurgia, risolvendo molto rapidamente le difficoltà di capitale e di tecnologia che potevano avere i singoli ricercatori.

Basti pensare al processo di "vulcanizzazione" del caucciù per uso odontoiatrico brevettato da Charles Goodyear Junior (1856), alla scoperta della "bachelite" (1907) e alle resine acriliche (1922) ancora oggi usate, naturalmente utilizzando i moderni interventi della chimica tecnologica, per basi protesiche e denti artificiali.

Attualmente l'odontotecnica dispone di materiali sempre più testati dal punto di vista della biocompatibilità, atossicità e di sempre più sofisticate tecnologie per la produzione dei manufatti protesici.

Dunque, l'odontotecnica rimane sempre e comunque un'arte, dove la mano ed il buon gusto estetico dell'artigiano, abbinato ad un’alta conoscenza della specialità, può produrre apparecchiature tecnologicamente avanzatissime, esteticamente e funzionalmente ineccepibili.

 

di Giovanni Mazzoni