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Confartigianato odontotecnici Puglia

16/02/2004 L‘ARTIGIANO

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di Odt. Giuseppe Regano

 

Tutto ciò che noi odontotecnici siamo viene da molto lontano. Le tecniche e i materiali oggi di largo utilizzo hanno radici profonde nella storia della civiltà. Per secoli culture e popoli si sono avvicendati nel predominio ora militare ora intellettuale sulle altre culture e gli sugli altri popoli, scopo ultimo di questa "fatica" e’ stato da sempre lasciare nella storia una traccia indelebile che superasse le congiure di palazzo o le beghe di famiglia per arrivare il più lontano possibile nel tempo. Capi famiglia o imperatori che fossero, hanno pensato di far rifulgere il loro nome non tanto nel sangue delle battaglie quanto nello splendore di ciò che noi oggi chiamiamo opere d’arte, monumenti, architetture. Chi non riesce a leggere nelle pietre fluorescenti di Castel del Monte l’opera e la firma di Federico II o nell’azzurro lapislazzulo dell’oratorio di Padova il nome della famiglia Scrovegni ? Responsabili dell’edificazione di tali monumenti,di tali "generatori di memoria" (nell’accezione tedesca del termine monumento) sono da sempre stati quelli che noi oggi comunemente definiamo artisti. Eppure il concetto di artista, utilizzato nell’accezione cui oggi siamo soliti dare più credito, e’ un concetto relativamente recente. L’artista e’ stato per lunghissimo tempo un artigiano, un esecutore manuale (quindi uno che lavora dal lavoro delle proprie mani) il quale grazie a particolari conoscenze era in grado di utilizzare tecniche e materiali adatti a rappresentare l’idea del committente. (ve lo immaginate un Michelangelo iscritto alla Confartigianato?  ) Questa figura Artista-artigiano addirittura per lunghissimo tempo va identificata sotto un solo nome: Artifex. La dicotomia tra opera intellettuale e artista ( artifex ) va ulteriormente delineandosi nel passaggio tra la cultura ellenistica a quella romana. Se, infatti, in Grecia la figura dell’artifex è comunque tenuta in grande considerazione (si pensi al successo di Fidia) a tal punto da far teorizzare al filosofo Filostrato una comune dignità tra Poesia (opera intellettuale per eccellenza) e pittura, per il latino Seneca pittura e scultura sono sicuramente da escludere dalle arti liberali, egli dice addirittura che è lecito godere dell’opera ma altrettanto lecito è disprezzare l’artefice. (vi ricorda qualcuno?) Questa coltre inizia a diradarsi all’inizio dell’anno mille, l’artifex inizia a conseguire certi successi personali, si ammette talora che il pregio dell’opera oltrepassi il valore materiale della stessa. Ma resta sempre insuperabile il prestigio del mecenate, colui il quale commissiona l’opera, del committente insomma. Lo dichiara esplicitamente un’ iscrizione apposta su uno smalto inglese del 1150: "Ars Auro Gemmisque Prior. Prior Omnibus Autor" (l’arte e’ superiore all’oro e alle gemme. Ma superiore a tutti e’ il committente)(non fate paragoni affrettati )Dovremo aspettare intellettuali del calibro di Dante per dare inizio a quella piccola rivoluzione che eleverà la figura dell’artifex a rango di intellettuale (Divina Commedia, Purgatorio XI, 91-102) smantellando quella barriera ideologica che lo relegava nell’ambito delle attività meccaniche. Basti ricordare la fama di Giotto o Simone Martini.. tuttavia nonostante questa "apertura" essi rimarranno sempre per l’epoca degli artifex un po’ più noti (e più ricchi  ). Questo processo di "intellettualizzazione" avrà una prima bozza di teorizzazione nella figura dell’intellettuale Leon Battista Alberti (XV secolo), sarà soprattutto la sua opera a portare alla definitiva scissione la figura dell’artifex in artista…….. (fine prima puntata…)