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di Odt. Giuseppe Regano
Tutto ciò che noi odontotecnici siamo viene da molto
lontano. Le tecniche e i materiali oggi di largo utilizzo hanno radici
profonde nella storia della civiltà. Per secoli culture e popoli si
sono avvicendati nel predominio ora militare ora intellettuale sulle
altre culture e gli sugli altri popoli, scopo ultimo di questa
"fatica" e’ stato da sempre lasciare nella storia una
traccia indelebile che superasse le congiure di palazzo o le beghe di
famiglia per arrivare il più lontano possibile nel tempo. Capi famiglia
o imperatori che fossero, hanno pensato di far rifulgere il loro nome
non tanto nel sangue delle battaglie quanto nello splendore di ciò che
noi oggi chiamiamo opere d’arte, monumenti, architetture. Chi non
riesce a leggere nelle pietre fluorescenti di Castel del Monte l’opera
e la firma di Federico II o nell’azzurro lapislazzulo dell’oratorio
di Padova il nome della famiglia Scrovegni ? Responsabili dell’edificazione
di tali monumenti,di tali "generatori di memoria" (nell’accezione
tedesca del termine monumento) sono da sempre stati quelli che noi oggi
comunemente definiamo artisti. Eppure il concetto di artista, utilizzato
nell’accezione cui oggi siamo soliti dare più credito, e’ un
concetto relativamente recente. L’artista e’ stato per lunghissimo
tempo un artigiano, un esecutore manuale (quindi uno che lavora dal
lavoro delle proprie mani) il quale grazie a particolari conoscenze era
in grado di utilizzare tecniche e materiali adatti a rappresentare l’idea
del committente. (ve lo immaginate un Michelangelo
iscritto alla Confartigianato? ) Questa figura
Artista-artigiano addirittura per lunghissimo tempo va identificata
sotto un solo nome: Artifex. La dicotomia tra opera intellettuale e
artista ( artifex ) va ulteriormente delineandosi nel passaggio tra la
cultura ellenistica a quella romana. Se, infatti, in Grecia la figura
dell’artifex è comunque tenuta in grande considerazione (si pensi al
successo di Fidia) a tal punto da far teorizzare al filosofo Filostrato
una comune dignità tra Poesia (opera intellettuale per eccellenza) e
pittura, per il latino Seneca pittura e scultura sono sicuramente da
escludere dalle arti liberali, egli dice addirittura che è lecito
godere dell’opera ma altrettanto lecito è disprezzare l’artefice. (vi
ricorda qualcuno?) Questa coltre inizia a diradarsi all’inizio
dell’anno mille, l’artifex inizia a conseguire certi successi
personali, si ammette talora che il pregio dell’opera oltrepassi il
valore materiale della stessa. Ma resta sempre insuperabile il prestigio
del mecenate, colui il quale commissiona l’opera, del committente
insomma. Lo dichiara esplicitamente un’ iscrizione apposta su uno
smalto inglese del 1150: "Ars Auro Gemmisque Prior. Prior Omnibus
Autor" (l’arte e’ superiore all’oro e alle gemme. Ma
superiore a tutti e’ il committente)(non fate
paragoni affrettati )Dovremo aspettare intellettuali del calibro
di Dante per dare inizio a quella piccola rivoluzione che eleverà la
figura dell’artifex a rango di intellettuale (Divina Commedia,
Purgatorio XI, 91-102) smantellando quella barriera ideologica che lo
relegava nell’ambito delle attività meccaniche. Basti ricordare la
fama di Giotto o Simone Martini.. tuttavia nonostante questa
"apertura" essi rimarranno sempre per l’epoca degli artifex
un po’ più noti (e più ricchi ). Questo
processo di "intellettualizzazione" avrà una prima bozza di
teorizzazione nella figura dell’intellettuale Leon Battista Alberti
(XV secolo), sarà soprattutto la sua opera a portare alla definitiva
scissione la figura dell’artifex in artista……..
(fine prima puntata…)
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